martedì 30 ottobre 2012

“Esclusione” di Mons. Williamson Ebrei contenti, ma non troppo

Esclusione” di Mons. Williamson

Ebrei contenti, ma non troppo



 Riportiamo una nota d'agenzia diffusa del Congresso Ebraico Mondiale (World Jewish Congress - WJC) sulla “esclusione” di Mons. Williamson dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Ovviamente, la cosa non ci tocca neanche un po'… sono cose ebraiche… che riguardano solo i Giudei, ma abbiamo pensato che fosse opportuno riportare la notizia a titolo documentario e a futura memoria. Soprattutto dopo le ripetute dichiarazioni vaticane circa la impossibilità di essere veramente cattolici se si esprimono opinioni critiche nei confronti dei “fratelli maggiori nella fede”.

Come accade nella vita ordinaria, a tutti gli uomini ordinari, e come ricorda il vecchio proverbio: “se gli dai il dito, si prende la mano… e il braccio”, anche i Giudei non resistono a questa tentazione accaparratoria. Ad ogni concessione vaticana è sempre seguita una puntualizzazione che chiedeva di più. E il Vaticano non si è fatto indietro… anzi… si fa sempre più avanti.

Il questa questione di Mons. Williamson, i Giudei dissero la loro già nel 2009, suscitando gli sproloqui filoebraici di tanti prelati e le famose e pietose dichiarazioni del portavoce della Sala Stampa Vaticana. Non poteva mancare, quindi, il becco ebraico in questa nuova succulenta pietanza della “esclusione” di Mons. Williamson dalla Fraternità.
E da buoni “fratelli maggiori”… essi precisano che è “troppo poco” e “troppo tardi”. Ovviamente perché quegli sprovveduti dei dirigenti della Fraternità non si sono preoccupati di chiedere i lumi ebraici, almeno così sembrerebbe, poiché se lo avessero fatto, i Giudei avrebbero suggerito loro quale esemplare punizione sarebbe stata la più adatta. Magari li avrebbero invitati ad usare il passo del Levitico (16, 10) e ad abbandonare nel deserto, tra le braccia di Azazel, il nuovo Capro Espiatorio… il cattivissimo vescovo cattolico… soprattutto oggi che nei vari deserti della Palestina e dintorni si va a morte certa se si dà fastidio ai Giudei.

Né poteva mancare, in questa nota del WJC, la regolare direttiva per il Vaticano: se la Fraternità non accetta la visione ebraica… pardon… filo-ebraica dei nuovi preti della neo-Chiesa conciliare… non fatele mettere piede inVaticano!
Uomo avvisato è mezzo salvato!

Ma, visto che i Giudei si permettono di emettere direttive per i cattolici, ci siamo detti: perché allora noi, che non siamo il Vaticano, ma dei semplici sprovveduti fedeli di Nostro Signore Gesù Cristo, perché non proviamo ad elargire qualche consiglio… tanto non ci costa niente… e quelli a cui lo elargiamo se ne infischiano?

E abbiamo pensato di consigliare ai dirigenti della Fraternità San Pio X di non mettere piede in Vaticano fino a quando i prelati ivi residenti non abbiano cambiato opinione sui Giudei, sugli Ebrei, sui “fratelli maggiori” e su diverse altre piccole cosucce che stanno ogni giorno di più riducendo la povera Barca di Pietro in una tinozza bucherellata e sbrindellata su cui volteggiano nugoli di uccellacci pronti a soddisfare le loro incoffessabili bramosie.

Kyrie eleison.




Congresso ebraico mondiale

24 ottobre 2012


Il capo del World Jewish Congress (WJC), Ronald S. Lauder, ha accolto con favore l’espulsione del vescovo Richard Williamson da parte del gruppo cattolico separato Fraternità San Pio X (FSSPX), ma ha detto che questo si sarebbe dovuto fare anni fa e
non serve per ripristinare la credibilità di questa organizzazione”.

Lauder ha dichiarato:
È bene che il seminatore di odio e negatore dell’ultimo olocausto, Williamson sia stato finalmente relegato nel deserto, ma questa è una decisione che la dirigenza della FSSPX avrebbe dovuto prendere anni fa, quando il chierico ha apertamente negato l’esistenza delle camere a gas. Adesso è troppo poco e troppo tardi. Le ragioni addotte oggi per l’allontanamento di Williamson non parlano del danno che quest’uomo ha causato attraverso la diffusione di invettive contro gli Ebrei e altri, sia dal pulpito, sia attraverso la sua lettera settimanale e le sue dichiarazioni ai media.

Nel 1989, in un discorso nella chiesa di Notre-Dame-de-Lourdes, a Sherbrooke, Canada, Williamson ha sostenuto che "Non vi è stato un ebreo che sia stato ucciso nelle camere a gas. Sono tutte bugie, bugie, bugie”. In un’intervista alla televisione svedese, concessa in Germania alla fine del 2008, ha ribadito la sua visione.


Il presidente del WJC ha detto che anche se non tutti i membri della FSSPX sono antisemiti come Williamson, il gruppo è ancora alle prese con la questione dell’antisemitismo nei suoi ranghi e in qualche modo con coloro
che continuano a considerare gli Ebrei come la personificazione dell’Anticristo. Lauder ha ringraziato Papa Benedetto XVI e il cardinale Kurt Koch, il prelato vaticano incaricato delle relazioni con gli Ebrei, per la loro condanna inequivocabile delle tendenze antisemite nella Chiesa. Conosciamo la posizione del Vaticano su questo. Quello che non sappiamo è se la dirigenza della FSSPX è d’accordo con essa. Fino a quando la Fraternità San Pio X non prenderà una posizione chiara, non dovrebbe essere riammessa nel seno della Chiesa cattolica – ha sottolineato Ronald Lauder.

In una dichiarazione rilasciata mercoledì, la FSSPX ha detto: “
Mons. Richard Williamson, avendo preso da diversi anni le distanze dalla direzione e dal governo della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e avendo rifiutato di manifestare il rispetto e l'ubbidienza dovuti ai suoi legittimi superiori, è stato dichiarato escluso dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X”. La Fraternità di tradizionalisti, che si è staccata dal Vaticano più di due decenni fa per le sue riforme, ha detto che la decisione è stata presa il 4 ottobre 2012. Williamson è uno dei quattro vescovi consacrati dal vescovo Marcel Lefebvre a Ecône, in Svizzera, nel 1988, contro gli ordini del Papa Giovanni Paolo II, che in seguito li scomunicò. Nel gennaio 2009, Papa Benedetto XVI ha revocato la scomunica dei quattro.

Grazie a Dio la saga Williamson sarà presto alle nostre spalle, una volta che il tribunale di Ratisbona deciderà per la sua condanna per negazione dell’olocausto
, ha detto Lauder.


tratto da: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV357_Ebrei_contenti_ma_non_troppo.html





"Commenti Eleison" di Mons. Williamson: Importante decisione

 

Numero CCLXXVI  (276                                                    27 ottobre 2012

                           





Importante decisione

Così, l’esclusione dalla Fraternità San Pio X di uno dei quattro vescovi consacrati nel 1988 da Mons. Lefebvre per servirla, è adesso ufficiale. Si tratta di una decisione importante da parte dei capi della FSSPX, non tanto per motivi personali, quanto perché equivale alla rimozione di ciò che molte persone pensano essere stato il più grande ostacolo dentro della FSSPX a qualsiasi falsa riconciliazione fra la Tradizione cattolica e la Roma conciliare. Ora che l’ostacolo è rimosso, la FSSPX potrà più facilmente continuare il suo slittamento verso il liberalismo più comodo.

Se il problema fosse stato la persona, non ci sarebbero state serie conseguenze. Si tratta infatti di un 72enne (“più o meno rimbambito”) con ancora non tanti anni di attività davanti a sé. Egli avrebbe potuto essere tranquillamente ignorato o ulteriormente screditato se necessario, lasciato a sbraitare e a farneticare nel suo isolato ritiro. Ma se invece la sua esclusione significa il rigetto dell’opposizione a Roma Conciliare che egli rappresentava, la FSSPX è in difficoltà, e lungi dal risolvere le sue tensioni interne per mezzo dell’esempio dato con lui, adesso rischia di essere dilaniata dal dissenso silenzioso o dall’aperta contestazione.


Questo perché Mons. Lefebvre ha fondato la FSSPX per resistere alla distruzione della Chiesa: della fede cattolica operata dal Concilio con i suoi 16 documenti, e della pratica della fede soprattutto tramite la nuova Messa. La resistenza al Concilio fece parte, dall’inizio, della natura della FSSPX. Ora, non si può cancellare la natura di una cosa senza cancellare la cosa. Ne consegue che con questa esclusione, la FSSPX di Mons. Lefebvre è sulla buona strada per essere cancellata ed essere rimpiazzata con qualcosa di diverso. In realtà, questa trasformazione la si è potuta osservare da diversi anni. L’esclusione è semplicemente un colpo finale.


Non che Monsignore fosse primariamente o solo contro il Concilio. Innanzi tutto era cattolico, un vescovo cattolico, un vero pastore d’anime, come si evince chiaramente dai suoi scritti anteriori al Concilio. Ma una volta che quello disastro indicibile della Chiesa ebbe fine, egli si accorse che il compito più urgente in difesa della fede, era resistere alla rivoluzione del Vaticano II, che stava contaminando milioni e milioni di cuori e menti cattoliche. Da qui la fondazione nel 1970 della FSSPX, che avrebbe utilizzato esclusivamente il rito tridentino della Messa. Da qui la sua famosa dichiarazione del novembre 1974, che fu come una carta dei principi cattolici che ispiravano la resistenza della FSSPX. Solo l’inversione e la conversione delle autorità della Chiesa alla vera fede può giustificare l’abbandono di questi principi. Tale inversione o conversione ha avuto luogo? Nient’affatto. Al contrario.


E il futuro? Per riempire il vuoto lasciato dall’abbandono degli scopi di Monsignore, probabilmente i dirigenti della FSSPX si affretteranno a gettarsi nelle braccia di Roma, specialmente se la coscienza di Benedetto XVI lo muove perché ponga fine prima di morire allo “scisma”. L’esclusione del vescovo può essere stata o meno una precondizione di Roma per un accordo Roma-FSSPX, ma in ogni caso certamente lo favorirà. I sacerdoti della FSSPX che ci vedono chiaro, per il momento potrebbero tenere un profilo basso e aspettare che tutti i nodi vengano al pettine. I laici della FSSPX per il momento potrebbero assistere alle Messe della FSSPX, ma stando attenti al momento in cui la suindicata trasformazione incominci a minacciare la loro fede. Circa il vescovo escluso, tutte le donazioni per lui e per la sua causa dovranno aspettare un poco. Bisogna sistemare il metodo per riceverle. Questo è certo: non pensa al pensionamento.


Tenersi stretti, tutti. Siamo in una sarabanda. Che ci si lasci fare un giro in Cielo!
                                                                                                                   Kyrie eleison.
Londra, Inghilterra



© 2012 Richard N. Williamson. Tutti i diritti sono riservati.
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sabato 27 ottobre 2012

Lode e onore a S.E. Mons.R. WILLIAMSON apostolo indiscusso della Vera fede Cattolica

NOI SIAMO CON S.E. MONS R. WILLIAMSON

RESISTERE ALLA “CHIESA CONCILIARE” 

NON E' ARBITRARIO NE CALUNNIOSO!

NOI RESTIAMO FEDELI ALL'UNICA VERITA' 

RIVELATA DA N.S.G.C.

VIVA CRISTO RE!



 


                                                                
Omnípotens sempitérne Deus,
qui in dilécto Fílio tuo,
universórum Rege,
ómnia instauráre voluísti:
concéde propítius: ut cunctae famíliae géntium,
peccáti vúlnere disgregátae,
eius suavíssimo subdántur império:
Qui tecum vivit et regnat,
in unitáte Spíritus Sancti,
Deus,
per ómnia sécula seculórum.


Onnipotente sempiterno Iddio,
che nel tuo diletto Figlio,
Re dell'universo,
hai voluto restaurare tutte le cose:
concedi propizio: che la grande famiglia umana,
disgregata dal peccato,
si sottometta al suo soavissimo imperio:
Lui che è Dio e vive e regna con Te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

venerdì 26 ottobre 2012

Mons. Williamson: non lasciamolo solo!



Espulsione di Mons. Williamson:
non lasciamolo solo!

Monsignor Richard Williamson è stato espulso dalla Fraternità San Pio X, perché “da diversi anni aveva preso le distanze dalla direzione e dal governo della Fraternità” (Comunicato della Casa Generalizia, Menzingen 24 ottobre 2012).




Tratto da:  http://doncurzionitoglia.net/2012/10/26/espulsione-di-mons-williamson-non-lasciamolo-solo/


In realtà è la direzione della Fraternità che da diversi anni – e specialmente dal 2009 – ha preso una posizione pericolosa di dialogo azzardato e di eccessiva apertura verso le novità  del Concilio Vaticano II nonché di accettazione della shoah quale condizione richiesta da Benedetto XVI per essere considerati in piena comunione ecclesiale. È soprattutto l’opposizione a questi cedimenti che viene  rimproverata a monsignor Williamson, mascherata sotto l’aspetto disciplinare.
Lo stesso Superiore generale della Fraternità aveva riconosciuto – nel settembre del 2012 – che era stato ingannato e che Benedetto XVI voleva l’accettazione della Nuova Messa e del Concilio Vaticano II da parte della Fraternità. Ora ciò è proprio quello da cui monsignor Williamson “aveva preso le distanze” cercando di farle prendere anche alla direzione della Fraternità.
Se un Superiore generale si dichiara ingannato, dopo diversi anni, da un interlocutore che ha parlato apertamente e non ha nascosto il suo fine, o non è capace di governare o è in collusione con il nemico-interlocutore, “tertium non datur”. Benedetto XVI non ha mai nascosto che, secondo lui, il Concilio Vaticano II e il Novus Ordo Missae sono in continuità con la Tradizione. Voler far credere che per anni interi si è potuto pensare il contrario è una menzogna inaccettabile ed un insulto al buon senso di ogni uomo. A Napoli si dice: “qui nessuno è stupido”. Il Superiore in questione avrebbe dovuto ringraziare monsignor Williamson per averlo messo in guardia, e non espellerlo. Anzi avrebbe dovuto dimettersi personalmente.
L’espulsione di monsignor Williamson fa temere, con una seria probabilità, che si vogliano riprendere le trattative con Benedetto XVI accettando, tacitamente o praticamente, la sua ermeneutica della continuità tra Tradizione apostolica e Concilio Vaticano II.
Stando così le cose, occorre sostenere monsignor Williamson, non lasciarlo solo e non seguire il corso “entrista” della Fraternità, che la porterà pian piano – analogamente ad Alleanza Cattolica – all’accettazione tacita o almeno pratica delle novità conciliari e postconciliari.
Cosa fare? In coscienza – senza  voler fare sterili polemiche o disprezzare chicchessia -  debbo dire pubblicamente  per non fare l’ipocrita che non posso approvare  l’attuale orientamento della direzione della Fraternità. Detto questo, spero di non dover ritornare sull’argomento. Non sono mai stato “fraterno centrico” e non mi piace parlare e disputare sulla Fraternità costantemente e perciò mi sottraggo a questo circolo vizioso ed ossessionante. “Nella Casa del Signore vi sono molte dimore”.
Per quanto riguarda i fedeli, che hanno chiesto consiglio penso che essi possano ancora frequentare le messe celebrate dai sacerdoti della Fraternità, se sono più vicine a casa loro, ma senza seguire la nuova direzione di essa.
A questo punto di estrema confusione i fedeli possono frequentare tranquillamente anche le Messe di San Pio V officiate da Istituti «Ecclesia Dei» o sacerdoti che si avvalgono del Motu proprio Summorum Pontificum cura, poiché oramai tra questi e la Fraternità non vi sono differenze sostanziali. Anzi, mentre l’«Ecclesia Dei» sta andando dal basso verso l’alto, la Fraternità sta scendendo dall’alto verso il basso.
Inoltre i fedeli facciano oramai le loro offerte a monsignor Williamson, ai sacerdoti ed alle case religiose che si son mantenuti integri da ogni compromesso con il neomodernismo ed il giudeo-cristianesimo. “Fatti e non parole” (S. Ignazio).
I sacerdoti che non vogliono essere riciclati dai neomodernisti, seguano monsignor Williamson. Se questo vescovo viene appoggiato solo a parole, ma abbandonato con i fatti non potrà svolgere appieno la sua opera di integrale testimonianza alla verità.
Adesso i sacerdoti che non sono inclini ai compromessi dottrinali hanno a loro disposizione un vescovo, almeno un monastero in Brasile e, se saranno numerosi, potranno avere anche molte case nelle quali svolgere il loro apostolato ed un seminario in cui formare nella piena fedeltà alla Tradizione i candidati al sacerdozio.
Tutto sta a non lasciarsi intimorire (“latrare potest, mordere non potest nisi volentem”), come quando di fronte al Novus Ordo Missae si scelse la Messa tradizionale. Così ora si scelga la Tradizione e non la compromissione, abbandonandosi alla Provvidenza divina e cooperando liberamente con Essa. “Chi ti ha creato senza te, non ti salverà senza te” (S. Agostino).

don Curzio Nitoglia

25/10/2012







giovedì 25 ottobre 2012

Mons. Williamson: "Io sono uno dei suoi vescovi, come voi,...per cui membro della Fraternità io lo resto."

 

Monsignor Williamson: "Io sono uno dei suoi vescovi, come voi, da quasi un quarto di secolo. Questo non si cancella con un tratto di penna, per cui membro della Fraternità io lo resto." 

 

 

"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gia acceso! C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre;  padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera." (Lc 12)

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Lettera aperta di S.E Mons Williamson a S.E. Mons. Fellay riguardo all'imminente “esclusione” (che poi è avvenuta) dalla Fraternita San Pio X.
Ringraziamo una nostra carissima amica per la traduzione in Italiano...
 
 
Londra, 19 ottobre 2012
Eccellenza,
grazie per la vostra lettera del 4 ottobre, con la quale mi comunicate da parte vostra, del Consiglio Generale e del Capitolo Generale, la vostra “constatazione”, “dichiarazione” e “decisione” che io non sono più membro della Fraternità San Pio X. Le ragioni da voi riferite che motivano la vostra decisione di escludere il vostro servitore sarebbero le seguenti: ha continuato a pubblicare i “Commenti Eleison”; ha attaccato le autorità della Fraternità; ha fatto opera di apostolato indipendente; ha seminato confusione tra i fedeli; ha sostenuto confratelli ribelli; ha disobbedito in modo formale, ostinato e “pertinace”; si è separato dalla Fraternità; non si subordina ad alcuna autorità.
Non possiamo riassumere tutte queste motivazioni e considerarle essenzialmente  “disubbidienza”? Certamente, nel corso di questi ultimi dodici anni, il vostro servitore ha espresso parole e gesti che sono risultati inappropriati ed eccessivi davanti a Dio, ma credo sarebbe stato sufficiente segnalarglielo perché se ne fosse scusato, secondo verità e giustizia. Ma siamo altrettanto certamente d’accordo che il problema di fondo non si trova nei dettagli, ma si riassume in una sola parola: disobbedienza.
Allora, cominciamo analizzando quanti ordini più o meno sgradevoli del Superiore Generale il vostro servitore ha rispettato senza ribattere. Nel 2003 ha abbandonato un importante e fruttuoso apostolato negli Stati Uniti per trasferirsi in Argentina. Nel 2009 ha rinunciato al proprio incarico di direttore del seminario e ha lasciato l’Argentina per ammuffire in una mansarda di Londra, privato della parola e del ministero episcopale che gli era stato proibito. Virtualmente non gli rimaneva che il ministero del “Commento eleison”, il cui rifiuto di sospensione rappresenta la parte essenziale di questa “disobbedienza” che gli viene rimproverata. E a partire dal 2009 i Superiori della Fraternità si sono permessi di discreditarlo ed ingiuriarlo a loro piacimento, ed in tutto il mondo hanno incoraggiato ogni membro della Fraternità che ne avesse voglia a fare lo stesso. Il vostro servitore non ha quasi reagito, preferendo il silenzio a qualsiasi confronto scandaloso. Si potrebbe persino dire che si è sforzato di non disubbidire. Ma andiamo oltre, poiché il vero problema non è questo.

Allora, dove si trova il vero problema? Per rispondere, permettete all’accusato di fare una rapida analisi della storia della Fraternità dalla quale si pretende che egli si stia separando. In realtà, il problema centrale ha radici nel passato. A partire dalla Rivoluzione francese della fine del XVIII secolo, in molti stati un tempo cristiani si è imposto un nuovo ordine mondiale, concepito dai nemici della Chiesa per cacciare Dio dalla sua creazione. Si è cominciato sostituendo l’antico regime, dove il trono sosteneva l’altare, con la separazione tra Chiesa e Stato. Ne è derivata una struttura della società radicalmente nuova, difficile per la Chiesa, poiché lo Stato, ormai implicitamente ateo, ha cominciato ad opporsi con tutte le sue forze alla religione di Dio. In realtà, la massoneria vuole sostituire il vero culto di Dio con il suo culto della libertà la cui neutralità in campo religioso non è che uno strumento (per raggiungere l’obiettivo). Comincia così nei tempi moderni una guerra impietosa tra la religione di Dio, difesa dalla Chiesa Cattolica, e la nuova religione dell’uomo, liberata da Dio e liberale. Queste due religioni sono inconciliabili tanto quanto Dio e il demonio. Bisogna scegliere tra cattolicesimo e liberalismo.

Ma l’uomo non vuole scegliere, vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Vuole entrambe le cose. Quindi, sulla scia della Rivoluzione, Félicité de Lamennais inventa il cattolicesimo liberale e, da lì in poi, la conciliazione degli inconciliabili diventa il pane quotidiano all’interno della Chiesa. Per 120 anni, la misericordia di Dio ha dato alla Sua Chiesa una serie di Papi, da Gregorio XVI a Pio XII, per la maggior parte perspicaci e risoluti, ma un numero sempre crescente di fedeli ha cominciato a propendere per l’indipendenza da Dio e per i piaceri materiali versi i quali il cattolicesimo liberale spingeva. Una progressiva corruzione ha finito per coinvolgere vescovi e sacerdoti, allora Dio ha deciso di permettere loro di scegliere il genere di papi che garbava loro, ossia quelli che fanno solo finta di essere cattolici, ma che in realtà sono dei liberali, che parlano a destra ma agiscono a sinistra, che spiccano per la contraddizione, l’ambiguità, per la dialettica hegeliana, in parole povere per la menzogna. Si tratta della neo chiesa del Vaticano II.
 
E non poteva che essere così. Solo nei sogni si possono conciliare delle realtà incompatibili tra loro. Ma Dio – parola di Sant’Agostino – non abbandona le anime che non vogliono abbandonarlo, quindi viene in soccorso di quelle poche anime che restano cattoliche e non vogliono seguire la molle apostasia del Vaticano II. Suscita un vescovo che resisterà al tradimento del clero conciliare. Rispettando la realtà, evitando di conciliare l’inconciliabile, rifiutando di sognare, questo arcivescovo parla con tale chiarezza, coerenza e verità che il gregge riconosce in lui la voce del Divino Maestro. La Fraternità sacerdotale che egli fonda per formare dei veri sacerdoti cattolici si avvia a piccoli passi, ma rifiutando in modo risoluto gli errori conciliari ed il loro fondamento cattolico liberale, attira a sé ciò che resta dei cattolici autentici dal mondo intero, fino a formare la spina dorsale di tutto un movimento nella Chiesa che è detto Tradizionalismo.
Ora, questo movimento è odioso per gli uomini della neo chiesa che vogliono sostituire il cattolicesimo col cattolicesimo liberale. Con l’aiuto dei media e dei governi, fanno di tutto per screditare, ingiuriare e sopprimere il coraggioso arcivescovo. Nel 1976, Paolo VI lo “sospende a divinis”, nel 1988 Giovanni Paolo II lo “scomunica”. Questo arcivescovo importuna terribilmente i papi conciliari perché la sua parola di verità mina il loro reticolo di menzogne e mette a rischio il loro tradimento. E sotto i colpi della loro persecuzione, persino della loro “scomunica”, tiene duro e con lui il considerevole numero di sacerdoti della sua Fraternità.
 
 
Questa fedeltà alla verità fa si che Dio conceda alla Fraternità dodici anni di pace interiore e di prosperità esteriore. Nel 1991, il grande arcivescovo muore, ma per nove anni ancora la sua opera si perpetua nella fedeltà ai principi antiliberali sui quali l’ha costruita. Allora, cosa faranno i Romani conciliari per fare fronte a questa resistenza? Sostituiranno il bastone con la carota.
Nell’anno 2000, un grande pellegrinaggio della Fraternità per l’Anno Giubilare mostra per le strade e nelle Basiliche di Roma la pietà e la potenza della Fraternità. I Romani ne sono impressionati, loro malgrado. Un cardinale invita i quattro vescovi ad un sontuoso pranzo presso di lui, invito accettato da tre di loro. Subito dopo questo pranzo molto amichevole, i contatti tra Roma e la Fraternità, da dodici anni pressoché congelati, riprendono e con quelli l’opera di seduzione dei bottoni rossi e dei pavimenti di marmo.
I contatti riprendono tanto freneticamente che già alla fine dell’anno molti sacerdoti e fedeli della Tradizione temono una conciliazione tra la Tradizione cattolica ed il Concilio liberale. Questa non avviene, ma il linguaggio del Quartier Generale della Fraternità a Menzingen comincia a cambiare e nei dodici anni a seguire si mostrerà meno ostile verso Roma e più benevola verso le autorità della chiesa conciliare, verso i media ed il loro mondo. E, man mano che la conciliazione degli inconciliabili viene preparata dalla testa della Fraternità, nel suo corpo di sacerdoti e di laici l’atteggiamento diventa pian piano più indulgente verso i papi e la chiesa conciliari, verso tutto ciò che è mondano e liberale. Dopo tutto, il mondo moderno che ci circonda è veramente così gramo come ci hanno voluto far credere?

Questa avanzata del liberalismo all’interno della Fraternità, percepita da una minoranza di sacerdoti e di fedeli ma apparentemente invisibile agli occhi della grande maggioranza, si è svelata a molti nella primavera di quest’anno quando, in seguito al fallimento delle Discussioni Dottrinali della primavera 2011, la politica cattolica del “nessun accordo pratico senza accordo dottrinale” è diventata da un giorno all’altro “nessun accordo dottrinale, quindi accordo pratico”. E verso la metà di aprile il Superiore Generale offre a Roma come base per un accordo pratico, un testo ambiguo, apertamente favorevole a questa “ermeneutica della continuità” che è la beneamata ricetta di Benedetto XVI per conciliare, precisamente, il Concilio e la Tradizione!. “Occorre un pensiero nuovo” dirà il Superiore Generale nel mese di maggio ai sacerdoti del distretto austriaco della Fraternità. Ovvero, il capo della Fraternità fondata nel 1970 per resistere alle novità del Concilio, propone di conciliarla con il Concilio. Oggi essa è conciliante. Domani dovrà diventare pienamente conciliare!
Si stenta a credere che l’opera fondata da Mons. Lefebvre sia stata condotta a dimenticare, addirittura disprezzare i principi sui quali egli l’ha fondata, ma questo è il potere della seduzione delle fantasie del nostro mondo senza Dio, modernista e liberale. Non è una ragione, la realtà non si lascia indirizzare dalla fantasia, ed è reale il fatto che non si possono demolire i principi di un fondatore senza demolirne anche la fondazione. Un fondatore ha delle grazie particolari che nessuno dei suoi successori ha.  Come tuonava Padre Pio quando i Superiori della sua Congregazione provavano a “rinnovarla” secondo il nuovo pensiero del Concilio appena terminato: “Che cosa fate del Fondatore?” Il Superiore Generale, il Consiglio Generale ed il Capitolo Generale della FSSPX hanno un bel conservare Mons. Lefebvre come mascotte, in realtà hanno un nuovo proposito, lontano dalle gravissime motivazioni per cui egli ha fondato la Fraternità. La stanno mandando in rovina almeno attraverso un tradimento oggettivo, assolutamente analogo a quello del Vaticano II.

Ma siamo giusti, e non esageriamo. Fin dall’inizio di questa lenta caduta della Fraternità, ci sono sempre stati sacerdoti e fedeli che hanno capito e che hanno fatto il possibile per resistere. Nella primavera di quest’anno questa resistenza ha assunto consistenza e dimensioni tali da rappresentare un ostacolo al Capitolo Generale del mese di Luglio, già sul cammino nefasto dell’accordo. Ma riuscirà a tenere questo ostacolo? Temo di no. Davanti ad una quarantina di sacerdoti della Fraternità riuniti in ritiro sacerdotale ad Econe nel mese di settembre, il Superiore Generale, riferendosi alla sua politica romana, ha confessato: “Mi sono sbagliato”, ma di chi è la colpa? “I Romani mi hanno ingannato.” Inoltre, si è generata “una grande diffidenza nella Fraternità” che occorrerà “riparare attraverso fatti e non solo parole”, ma di chi è la colpa? Fino ad ora, il suo operato, a partire dal mese di settembre, ivi compresa questa lettera del 4 ottobre, mostrano che egli se la prende con i sacerdoti e con i laici che non hanno saputo fidarsi di lui, il loro capo. Dopo il Capitolo, come prima dello stesso, rimane l’impressione che egli non tolleri nessuna opposizione alla sua politica conciliatrice e conciliare.
Ed eccola la motivazione per cui il Superiore Generale ha dato più volte l’ordine formale di chiudere i “Commenti eleison”. Infatti, questi “Commenti “ hanno criticato a più riprese la politica conciliare verso Roma delle Autorità della Fraternità, ed implicitamente le hanno attaccate. Ora, se in questa critica ed in questi attacchi si trovano delle violazioni alla regola del rispetto dovuto al lor signori ed al loro ufficio, ne chiedo volentieri perdono a chi di diritto, ma credo sia sufficiente rileggere i numeri in questione dei “Commenti” per constatare che la critica e gli attacchi  sono rimasti di norma impersonali, poiché in ballo c’è ben altro oltre a delle persone. 

E, in quanto al grande problema che va ben oltre alle persone, consideriamo la gran confusione che regna attualmente nella Chiesa e nel mondo, e che mette in pericolo la salvezza eterna di un’infinità di anime. Non è forse dovere di un vescovo scovare le vere radici di questa confusione, e svelarle pubblicamente? Quanti vescovi nel mondo intero vedono chiaro come vedeva Mons. Lefebvre, e danno un insegnamento che corrisponde a quella chiarezza? Quanti tra loro ancora insegnano semplicemente la dottrina cattolica? Pochissimi, vero? E’ quindi il momento di cercare di fare tacere un vescovo che lo fa, cosa testimoniata dalla quantità di anime che si aggrappano ai “Commenti” come ad una ancora di salvezza? E come in particolare un altro vescovo può volerlo zittire, lui che ha dovuto ammettere davanti ai suoi sacerdoti che sulle stesse grandi questioni si è lasciato ingannare, e questo per molti anni?
In più, se il vescovo refrattario si è effettivamente dato – per la prima volta in 4 anni – un apostolato indipendente, come lo si può rimproverare di avere accettato un invito, indipendente dalla Fraternità, a cresimare e a predicare una parola di verità? Non consiste proprio in questo la funzione stessa di un vescovo? La sua parola in Brasile sarà stata di “confusione” solo per quelli che seguono l’errore confessato ed evocato poco innanzi. 
E se da qualche anno egli sembra separarsi dalla Fraternità, è vero, ma egli si separa dalla Fraternità conciliare e non da quella fondata da Mons. Lefebvre. E se sembra mostrarsi insubordinato ad ogni esercizio di autorità da parte dei capi della Fraternità, è nuovamente vero, ma solamente rispetto a quegli ordini che vanno contro agli obiettivi per i quali essa è stata fondata. Di fatto, per quale altro ordine, se non quello di chiudere i “Commenti Eleison”, è possibile affermare che egli si sia reso colpevole di disobbedienza “formale, ostinata e pertinace”? Ne esiste un’ altro solamente? La disubbidienza di Mons. Lefebvre, rivolta unicamente ad azioni di autorità dei capi della Chiesa che avevano lo scopo di distruggere la Chiesa, è stata più apparente che reale. Analogamente, la “disubbidienza” di colui che non ha voluto chiudere i “Commenti” è più apparente che reale.

La storia infatti si ripete ed il diavolo ritorna alla carica. Esattamente come ieri il Concilio ha voluto conciliare la Chiesa cattolica ed il mondo moderno, così oggi possiamo dire che Benedetto XVI ed il Superiore Generale vogliono, entrambi, conciliare la Tradizione cattolica ed il Concilio; così domani, se Dio non interviene nel frattempo, alcuni capi della Resistenza cattolica cercheranno di riconciliarla con la Tradizione ormai conciliare.
 Brevemente, caro Signore Superiore Generale, voi ora potete procedere alla mia esclusione, poiché i miei argomenti certamente non vi avranno persuaso, ma questa esclusione sarà più apparente che reale. Io sono membro della Fraternità di Mons. Lefebvre per la mia nomina a vita. Io sono uno dei suoi sacerdoti da 36 anni. Io sono uno dei suoi vescovi, come voi, da quasi un quarto di secolo. Questo non si cancella con un tratto di penna, per cui membro della Fraternità io lo resto.
 
Se voi foste rimasto fedele alla sua eredità e se fossi stato io infedele, volentieri riconoscerei il diritto ad escludermi. Ma stando così le cose, io spero di non mancare di rispetto alla vostra carica se suggerisco che per la gloria di Dio, per la salvezza delle anime, per la pace all’interno della Fraternità e per la vostra stessa salvezza eterna, che voi fareste meglio a dimettervi da Superiore Generale piuttosto che espellermi. Che il Buon Dio vi dia la grazia, la luce e le forze necessarie per compiere un tale atto distintivo di umiltà e di devozione al bene comune di tutti.
Quindi, come ho spesso concluso le lettere che vi ho spedito nel corso degli anni,
Dominus tecum.
+ Richard Williamson 
 
Tratto da: http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.it/2012/10/monsignor-williamsonio-sono-uno-dei.html

mercoledì 24 ottobre 2012

Breve commento a caldo sulla “esclusione” di Mons. Williamson dalla Fraternità San Pio X

Da:UNAVOX



Breve commento a caldo sulla
“esclusione” di Mons. Williamson
dalla Fraternità San Pio X


 di Giovanni Servodio



 La Casa generalizia della Fraternità San Pio X ha comunicato, il 24 ottobre 2012, la “esclusione” dalla Fraternità di Mons. Richard Williamson, per il “bene comune della Fraternità San Pio X e del suo buon governo”.
La decisione è stata assunta dal “Superiore generale e dal suo Consiglio” perché Mons. Williamson avrebbe “preso da diversi anni le distanze dalla direzione e dal governo della Fraternità Sacerdotale San Pio X”, e avrebbe “rifiutato di manifestare il rispetto e l'ubbidienza dovuti ai suoi legittimi superiori”.

Una decisione che, dal punto di vista interno di una congregazione religiosa, sembrerebbe inoppugnabile. Se non fosse che in questo caso si tratta, non di una qualsiasi congregazione religiosa, ma della Fraternità San Pio X, che per sua natura propria e per il contesto complessivo in cui è nata e nel quale è cresciuta e persiste, si presenta come una struttura cattolica atipica, seppure profondamente tradizionale. Una struttura sorta provvidenzialmente in un momento storico particolare che ancora oggi vede la Chiesa cattolica dibattersi in una spaventosa crisi di identità e di tenuta dottrinale e liturgica. Una crisi che non è colpa solo di questo o di quello, ma che si inscrive in un processo complessivo di indebolimento della fede, in totale coerenza con l’interrogativo retorico di Nostro Signore Gesù Cristo: «Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?».

Processo di indebolimento e momento storico che una certa forma mentale ecclesiastica sembra voler ignorare, privilegiando una visione ad intra che guarda agli accadimenti come se la Chiesa vivesse in una sorta di arcadia.

Quali che siano le responsabilità di Mons. Williamson, ciò che colpisce, nel comunicato della Casa generalizia, è l’accento posto sul bene comune della Fraternità, in modo da far coincidere tale bene comune con il rispetto e l’ubbidienza dovuti ai superiori.

La cosa è non poco sconcertante, poiché, visto il contesto, si dimostra che si è voluto trascurare un altro aspetto, certo non meno importante, forse ben più importante, probabilmente il vero importante per il bene comune e il buon governo della Fraternità: evitare di drammatizzare le divisioni e soprattutto evitare di innescare una divisione lacerante che indebolisce la battaglia per la vera fede, che svilisce il senso e la ragion d’essere della difesa della Tradizione, che crea sconcerto e lacerazioni tra i fedeli, che offre indebitamente e gratuitamente armi mortali al nemico che si annida in alto loco a Roma.

Si è preferito far valer il rispetto formale dei superiori, a fronte del rispetto sostanziale della battaglia che da 40 anni centinaia di migliaia di sacerdoti e di fedeli, con non pochi sacrifici, seppure con gioioso entusiasmo, conducono per il bene della Chiesa e per l’onore di Nostro Signore.


Da oggi, l’onore dei superiori è salvaguardato, anche a costo dell’apertura delle ostilità all’interno della Fraternità, con la conseguenza che le ostilità all’esterno ne risentiranno fortemente, poiché un esercito che va diviso in battaglia, di certo ha già perso.


Queste le brevi considerazioni a caldo, che saranno seguite, con calma, da altre considerazioni, inevitabilmente suscitate da questa decisione che era nell’aria, ma che pregavamo perché non sopravvenisse… non per noi che siamo nessuno, ma per il bene comune della Fraternità Sacerdotale San Pio X.


Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi, peccatori.


__________________________________________________





 Per il pellegrinaggio internazionale
del 27/29 prossimi
Sotto la direzione spirituale
della FSSPX

Per il trionfo di Cristo Re
Per la gloria di Maria,
Per i nostri pazienti
E
 
VISTO GLI EVENTI ACCADUTI A LOURDES CHE HANNO PRECEDUTO L'ESPULSIONE DI MONS. WILLIAMSON, 
EBBENE QUALCUNO DOVRA' FARE MEA CULPA !
_____________________
AVANTI TUTTA MONS. WILLIAMSON !
 

Comunicato della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Comunicato

della Fraternità Sacerdotale San Pio X


 del 24 ottobre 2012

sulla esclusione di Mons. Richard Williamson


da DICI




Mons. Richard Williamson, avendo preso da diversi anni le distanze dalla direzione e dal governo della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e avendo rifiutato di manifestare il rispetto e l'ubbidienza dovuti ai suoi legittimi superiori, è stato dichiarato escluso dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, per decisione del Superiore generale e del suo Consiglio, il 4 ottobre 2012.
Gli era stata accordata un'ultima dilazione per sottomettersi, al termine della quale egli ha annunciato la diffusione di una “lettera aperta” nella quale chiedeva al Superiore generale di dimettersi.

Questa decisione dolorosa si è resa necessaria per la cura del bene comune della Fraternità San Pio X e del suo buon governo, conformemente a ciò che denunciava Mons. Lefebvre: «Questa è la distruzione dell'autorità. Come può esercitarsi l'autorità se bisogna chiedere a tutti i membri di partecipare all'esercizio dell'autorità?» (Ecône, 29 giugno 1987)


Data a Menzingen, il 24 ottobre 2012


martedì 23 ottobre 2012

S.E. Mons Williamson espulso dalla FSSPX

Il Vescovo Williamson è stato espulso dalla FSSPX


S.E. Mons. de Galaretta sta lavorando per il ritorno del vescovo Williamson.


La conferma da una fonte Menzingen secondo:


http://www.les-intransigeants.com/2012/10/its-made/


Articolo tratto da:
 http://aveclimmaculee.blogspot.it/


GIÙ IL CONSIGLIO DI INFERNO! 

GODETEVI LA SOLA CHIESA CATTOLICA!

  VIVA CRISTO RE!

domenica 21 ottobre 2012

La Teologia Cattolica spiegata in un’immagine

La Teologia Cattolica spiegata in un’immagine 

 

 

 Immagine disegnata da Giambattista Conti, tratta dal volume “La Redenzione”, II° vol. della collana “Cultura religiosa popolare”, Viterbo, 1931, pag. 29.

sabato 20 ottobre 2012

Intervista con padre Niklaus Pfluger sulla situazione attuale della Fraternità.

 

 

Intervista con padre Niklaus Pfluger sulla situazione attuale della Fraternità. 

 

 Kirchliche Umschau: Solo pochi mesi fa, il Vaticano sembrava essere sul punto di concedere il riconoscimento canonico alla Società. Ora sembra che tutti gli sforzi siano stati vani. Mons. Müller, il nuovo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'ha più o meno lasciato intendere in diverse recenti interviste.



Padre Niklaus Pfluger: Tutti gli sforzi non sono stati vani, ma un accordo nel prossimo futuro è improbabile. Il parere sia nostro che della Curia è che ogni accordo sarebbe inutile a meno che non ci sia una comune comprensione della fede. Ciò doveva essere espresso in una « dichiarazione dottrinale », per la stesura della quale ci siamo presi tutto il tempo, e nel mese di aprile 2012, Mons. Fellay, Superiore Generale, ha presentato una preliminare bozza informale. Ma, con nostra grande sorpresa, questo testo è stato respinto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Così siamo tornati al punto di partenza.
Kirchliche Umschau: Come si spiega il cambiamento di posizione di Roma?
Padre Niklaus Pfluger:  A Roma c'è un gruppo fortemente contrario a una regolarizzazione canonica per la Fraternità. Tale riconoscimento ufficiale potrebbe in effetti essere un segno che il post-Vaticano II è obsoleto e che un nuovo capitolo è iniziato. Naturalmente, questo non conviene ai sostenitori del Concilio; per essi, il riconoscimento ufficiale della Fraternità San Pio X non sarebbe soltanto un affronto, ma anche una messa in discussione del Concilio, quindi, una sconfitta. È chiaro che hanno potuto imporsi.
Kirchliche Umschau: Pensa che ci potrebbe essere un nuovo sviluppo?
Padre Niklaus Pfluger:  Non solo lo penso, lo so! I fatti sono quelli che sono. La Chiesa in tutto il mondo, con alcune rare eccezioni, sta subendo un processo di auto-distruzione, e non solo in Europa. In America Latina, per esempio, la situazione non appare migliore. Dove l'economia è relativamente forte, come in Germania, Svizzera, e Stati Uniti, le strutture ancora rimangono. Ma la perdita della Fede si ritrova ovunque. Ora, senza fede, non c'è Chiesa. In Germania, i vescovi hanno recentemente inviato un messaggio chiaro: il diritto di reclamare l'imposta ecclesiastica è più importante di 120.000 cattolici che lasciano la Chiesa ogni anno. Stiamo assistendo ad un fenomeno di regresso unico nella storia, una marea montante che neppure i vescovi possono sventare, utilizzando, come fanno, una tattica priva di spirito di fede. Joseph Ratzinger, come padre del Concilio, 50 anni fa, ha parlato di una « Chiesa, imbevuta dello spirito del paganesimo ». Siamo arrivati a questo punto anche a causa del concilio. Sono convinto che questo processo, da un lato, riconduce i vescovi ad una certa lucidità, e, d'altra parte, rimarranno solo i conservatori, cioè coloro che semplicemente vogliono credere come la Chiesa ha sempre creduto, e rimanere cattolici. Con essi, non avremo più bisogno di discutere, l'unità sarà trovata in fretta.
Kirchliche Umschau: Sta insinuando che la marea di auto-distruzione riguarderà i cattolici liberali. Ma i liberali vedono le cose in modo diverso. Vogliono ancora più riforme per assicurare la sopravvivenza della Chiesa vivente.
Padre Niklaus Pfluger:  non sto inventando niente. Guardo i fatti. Quale ordine religioso, diocesi o gruppo ha aderenti più giovani per assicurare la sua crescita futura e quali non ne hanno? Possiamo osservare che il declino e lo scioglimento sono più evidenti in quei luoghi in cui le cosiddette riforme conciliari sono le più applicate. Non nego che, nell'opinione pubblica e a livello parrocchiale l'approccio liberale è quello che incontra più simpatia. Ma la Chiesa non vive di simpatia o di applausi umani. Essa vive di uomini e donne che credono e praticano la loro fede, che sono disposti a rinunciare ai piaceri mondani a diventare preti, monaci o monache. Questi ultimi non li trovate tra i liberali, ed è per questo che ora vogliono ricevere l'ordinazione sacerdotale, ma naturalmente senza celibato, senza abnegazione. Ingenuamente prevedono di aumentare la propria vocazione abbassando gli standard!
Kirchliche Umschau: Vi attendete una nuova scomunica dei vescovi, o addirittura di tutta la Fraternità?
Padre Niklaus Pfluger:  Ci sono molti propensi ad una nuova scomunica, ma sotto questo pontificato, sembra altamente improbabile. Come la si giustificherà? Non vi è alcuna « eresia tradizionale ». Noi non apparteniamo ai « sedevacantisti ». Accettiamo pienamente il fatto che l'assistenza dello Spirito Santo è concessa al papa e ai vescovi. Ma dal punto di vista di Roma, la « disobbedienza » esisteva già anche quando le scomuniche del 1988 sono state successivamente ritirate. Come giustificano nuove pene ecclesiastiche? Perché si rifiuta il Concilio? Nel Credo non c'è nessun articolo: «Io credo nel Concilio Vaticano II ...». La realtà stringente dei fatti appena citati dovrebbe essere più importante delle discussioni. La si trova oggi in una nuova generazione di giovani sacerdoti, che lentamente ma inesorabilmente scopre l'antico rito, e attraverso esso, la fede cattolica nella sua interezza, e il sacerdozio autentico. Ma anche nei giovani cattolici interessati alla fede, che quasi sempre scoprono al di fuori del loro parrocchie. Essi sono molto colpiti dalla dottrina tradizionale e dal culto, anche se ancora partecipano alla Nuova Messa. Essi guardano la fraternità, la seguono con interesse, cercano di contattarci, richiedere le nostre pubblicazioni, e rimanere in comunicazione con noi. Lo stesso vale per le comunità Ecclesia Dei, e tra i sacerdoti diocesani, i quali, grazie al Motu Proprio del 2007, hanno cominciato a celebrare la Messa tridentina. Non siamo solo una Fraternità con circa 600 sacerdoti; la nostra influenza è molto sentita nella Chiesa, e in particolare in quegli ambienti che hanno un futuro. Se i romani vogliono salvare la faccia, sapranno saggiamente evitare una scomunica che poi si dovrà presto revocare.
Kirchliche Umschau: Quindi sussiste ancora la possibilità di regolarizzare la fraternità, ma sembra che la linea di fondo sia quella di « riconoscere il concilio»
Padre Niklaus Pfluger:  Naturalmente ci rendiamo conto che c'è stato un Concilio Vaticano II. Lo stesso arcivescovo Lefebvre era un padre del Concilio. Tuttavia, dobbiamo ammettere che non solo le riforme post-conciliari, ma anche alcuni testi del Concilio stesso sono in contraddizione con le dottrine importanti già definite dalla Chiesa. Alcune ambiguità e le novità sono al centro della dissoluzione attuale della Chiesa. Per Roma, è inaccettabile che si parli di « errori del concilio » Vedete, abbiamo criticato il Concilio quando esso era celebrato dappertutto, e quando la Chiesa aveva una fede più profonda e più vitale di oggi. Perché dovremmo improvvisamente fare un dietro-front, quando i nostri avvertimenti e le nostre critiche si verificano visibilmente in tutto il mondo? Vedendo la triste realtà, 50 anni dopo il Concilio, le previsioni di mons. Lefebvre erano tutt'altro che esagerate. Nel 1970, a causa dell'entusiasmo e dell'ottimismo ingenuo del momento, nessuno avrebbe potuto immaginare che i vescovi cattolici s'impegnassero a favore dell'omosessualità, la propagazione dell'Islam, e la dissoluzione del matrimonio, che oggi purtroppo dobbiamo subire !
Il Vaticano si trova di fronte alle rovine della Chiesa, che era un tempo così bella e forte. Ma ora non c'è vero rinnovamento, non c'è sollievo in vista. Una valutazione realistica delle nuove comunità carismatiche, che sono state lodate negli ultimi decenni come un segno di vitalità, dovrebbe servire invece come segnale di pericolo. Non capisco perché non vi è stata un'indagine onesta e approfondita delle cause della situazione attuale nella Chiesa. La Chiesa si distrugge, e non si cambierà questa realtà semplicemente mettendo a tacere ogni discussione. La continua pretesa secondo la quale il Concilio non è da biasimare per la crisi postconciliare è ideologica.
Kirchliche Umschau: Dal momento che sembrate così poco disposti al compromesso, perché ancora discutete con la Congregazione per la Dottrina della Fede?
Padre Niklaus Pfluger: Perché il papa e Roma sono realtà inseparabili dalla fede. La perdita della fede nelle strutture ecclesiali, perdita della fede da cui siamo, grazie a Dio, risparmiati è solo un aspetto della crisi nella Chiesa. Da parte nostra, soffriamo anche di un difetto: del fatto della nostra irregolarità canonica. Lo stato della Chiesa post-conciliare è imperfetto, il nostro anche.
Kirchliche Umschau: Si riferisce ai membri della sua comunità che rifiutano le discussioni con Roma?
Padre Niklaus Pfluger:  Sì, ma sono pochi, molto pochi. Il lungo periodo di separazione ha portato alcuni membri a confusioni teologiche. In fondo, queste oppongono la fede in opposizione al diritto, come se l'unione con il Papa, il primato del papa, fossero solo una questione secondaria di diritto.
Separare la legittimità del papa dalla Fede, e ridurre la sua legittimità a una questione meramente giuridica, è un segno di grande pericolo. Infine, è una visione protestante della Chiesa. Ma la Chiesa è visibile. Il papato appartiene al dominio della fede.
Noi stessi, cattolici fedeli alla Tradizione, soffriamo la crisi in due modi. Partecipiamo a questa crisi, anche se su un piano diverso e superiore, come la vedo io. Non si può negare l'obbligo di prendere parte attiva nel superamento della crisi né può essere contestato. E questa opera inizia con noi, con il desiderio di superare il nostro status canonico anomalo.
Kirchliche Umschau: Quindi siamo di nuovo al punto di partenza. Perché non siglare con Roma?
Padre Niklaus Pfluger:  Perché non possiamo scambiare uno stato imperfetto per uno che è ancora meno perfetto. L'unione con Roma dovrebbe essere un miglioramento, non una mutilazione. Omissioni di alcune verità di fede, oltre al divieto di criticare varie posizioni dubbiose e liberali: tutto questo equivarrebbe a una mutilazione. Questo non lo faremo.
Kirchliche Umschau: Nel mese di luglio si è tenuto il Capitolo generale. Quale posizione è stata presa dai membri del Capitolo?
Padre Niklaus Pfluger: Abbiamo stabilito sei orientamenti che devono essere soddisfatti prima di qualsiasi riunione con Roma. Questi corrispondono a ciò che abbiamo sempre sostenuto. La nostra posizione è stata rafforzata una volta di più.
Kirchliche Umschau: Su Internet, c'è un dibattito su questo tema. Sono state scagliate condanne contro i capi della Società, che sono accusati di tradimento.
Padre Niklaus Pfluger: Stai citando il vescovo Williamson, che è stato escluso dal Capitolo generale dalla grande maggioranza dei superiori. Ciò dimostra quanto fortemente siamo uniti.
Kirchliche Umschau: Ma tu hai un problema di comunicazione. A giudicare da alcuni forum su Internet, la situazione non potrebbe essere peggiore.
Padre Niklaus Pfluger:  È vero che Internet richiede, e anche esige, una nuova forma di comunicazione. Siamo costretti ad andare oltre le sole pubblicazioni a stampa in uso fino ad oggi - come il Vaticano del resto! Ma sicuramente ci sono anime semplici che sono facilmente indotte in errore da seminatori di discordia, essi stessi disinformati da Internet. I nostri sacerdoti hanno fatto appello ai fedeli di non andare su questi siti di discussione che spesso sono vergognosi, e non lasciarsi turbare e sconvolgere dalle voci e dagli intrighi trovati su Internet. Useremo i mezzi di comunicazione disponibili da ora in poi, compreso Internet.
Kirchliche Umschau:  Alcuni gruppi hanno preso di mira lo stesso Vescovo Fellay.
Padre Niklaus Pfluger:  Mons. Fellay ha certamente fatto di più per la causa dei cattolici fedeli alla Tradizione di tutti coloro che dubitano di lui, lo criticano, e anche lo accusano di tradimento. Per diversi anni, ha condotto i rapporti con Roma con prudenza e abilmente, mai agisce con precipitazione, mai si lascia provocare né perde la pazienza. Oggi abbiamo la Messa tridentina a disposizione di qualsiasi sacerdote, abbiamo visto la revoca delle scomuniche che erano state lanciate contro di noi nel 1988, abbiamo avuto gli incontri sui problemi del Concillio. E, come ammette un vescovo austriaco, abbiamo fatto del concilio un tema di discussione. Quindi, ormai, il Concilio non è più intoccabile e la sua gloria si trasforma in polvere. E questo non potranno cambiarlo neppure le celebrazioni del giubileo per i 50 anni del concilio..
Il nostro Superiore Generale ha realizzato molto, perché ha perseverato nei negoziati e presentato fedelmente le nostre  posizioni teologiche. A questo proposito, osservo che ha un solo scopo in vista di questa crisi della Chiesa, quello di preservare la fede e di servire la Chiesa con tutto il cuore.
Kirchliche Umschau:  Una domanda rimane. Perché è che Mons. Fellay sembra aver fatto nulla contro la campagna diffamatoria montata contro di lui negli ultimi mesi su Internet?
Padre Niklaus Pfluger:  La pazienza, la gentilezza e la generosità appaiono a molti come punti deboli, ma non è così. Di fronte a ripetuti attacchi e molestie via Internet, non rinunciamo ai nostri valori e ai nostri principi. Trattiamo gli intrighi secondo le leggi della Chiesa. Questo può apparire ad alcuni una lentezza perfino fastidiosa, ma non può essere altrimenti, se non vogliamo tradire i nostri ideali. Vorrei chiarire questo punto: nessuno deve immaginarsi di poter criticare impunemente l'autorità.
Kirchliche Umschau: Cosa significa precisamente?
Padre Niklaus Pfluger:  Il Vescovo Williamson ha ricevuto un'ammonizione. Questo è un triste capitolo nella storia della nostra Fraternità. Se egli continua la sua campagna su Internet contro la Fraternità e il suo Superiore Generale, la separazione dalla Fraternità sarà inevitabile. Oltre alle sue idee false, ha manovrato sotto copertura. La tragedia vera e propria è il fatto che per anni non ha accettato l'autorità del Superiore Generale, ma si è auto-assegnato una missione. Prima del Capitolo Generale, ha promosso  la ribellione. Per un vescovo cattolico, questo è molto grave.
Kirchliche Umschau:  Lo scopo della fraternità non si limita ai negoziati con Roma. Quali altri campi di apostolato si possono immaginare?
Padre Niklaus Pfluger:  L'Occidente ha perso la fede. Una delle ragioni di questa perdita è il fatto che la Chiesa non presenta più la fede, non la porta più al mondo. I moderni uomini di Chiesa sembrano quasi vergognarsi della loro fede, che è il motivo per cui si preoccupano della campagna per la difesa dell'ambiente, la redistribuzione della ricchezza, e gli aiuti allo sviluppo. Non possiamo aspettare che siano loro a rinsavire. Dobbiamo essere più attivi all'esterno, conquistare una influenza in pubblico, e ricostruire la cristianità con prudenza, umiltà e carità. Come Nostro Signore  ha lanciato questo appello a quelli del suo tempo: non temete!
Kirchliche Umschau:  Dove vede le sfide importanti da affrontare?
Padre Niklaus Pfluger:  A livello mondiale in questo momento assistiamo alla persecuzione dei cristiani in Oriente. La sfida per noi è attirare la nostra attenzione dei nostri fratelli sui perseguitati e di venire in loro aiuto. La Dichiarazione del Capitolo Generale lo ha messo in evidenza. Nei paesi occidentali, sempre meno bimbi vengono messi al mondo, perché la famiglia è svalutata; le leggi di Stato minacciano la famiglia, che è il nucleo della società. L'impegno in favore delle famiglie e l'aiuto alle famiglie è un compito importante. Dobbiamo dare il nostro sostegno alle famiglie numerose, e guidarle perché non siano messe ai margini dalla società. Ma il nostro dovere primario resta, - e la Dichiarazione del capitolo generale di luglio l'ha di nuovo sottolineato - la difesa e la conservazione della fede, e in particolare la formazione di sacerdoti veramente cattolici. Questo è il modo migliore in cui possiamo servire la Chiesa.
A livello personale, si tratta della santificazione. La preghiera, l'istruzione religiosa, e i sacramenti sono un aspetto, una vita esemplare e la carità fraterna è l'altro aspetto. Vanno insieme. Svolgendo questo compito, convinciamo i nostri simili e ci disponiamo per il Cielo. Sì, certo, abbiamo conosciuto momenti in cui si può presentire l'armonia e la felicità del cielo. Il materialismo, l'ateismo, ma anche le sette e le false religioni limitano sempre più la sana vita cattolica. Si tratta di una missione decisiva per la fraternità: aiutare i credenti di buona volontà a conservare la fede in tempi difficili, e  a viverla. Questo è il nostro compito in questo momento, un compito magnifico ed esaltante se se siamo capaci di diffondere il fuoco dell'amore divino fino agli estremi confini della terra. Questo è possibile solo attraverso una fede profonda e vibrante.
Kirchliche Umschau:  Grazie per l'intervista, Padre.



[Fonte: DICI] - Traduzione a cura di Chiesa e post concilio

venerdì 19 ottobre 2012

"Commenti Eleison" di Mons. Williamson: ELMER GANTRY

Numero CCLXXIV (274)                                                       12 ottobre 2012       
                           





ELMER GANTRY

In un sistema di intrattenimento (IFE) di un volo a lunga distanza, ho trovato recentemente, elencato tra i “classici”, un film che ricordavo di aver visto circa 50 anni fa: la versione cinematografica del 1960 di una novella di Sinclair Lewis, Elmer Gantry. Mi ricordavo del film perché mi erano rimasti impressi due momenti dello sceneggiato. Quello di un vecchio che paragona la conversione religiosa all’ubriacarsi, e quello di una giovane donna che chiede di essere ingannata. Guardai il film di nuovo…

Elmer Gantry è un ciarlatano americano che si innamora di una revivalista, sorella Falconer, mentre questa sta conducendo una crociata di conversione per tutto il paese con una grande tenda itinerante. Mancando del tutto della vera religione, il film è piuttosto confuso, ma tratteggia bene sia il reale bisogno che hanno le anime di religione, sia la falsità della “religione” protestante fondamentalista. Il vero bisogno e la falsa soddisfazione sono evidenziati insieme quando Elmer pone delle domande ad un vecchio che pulisce la tenda: “Mister”, gli risponde questi, appoggiato alla sua scopa, “sono stato convertito cinque volte. Da Billy Sunday, il reverendo Biederwolf, Gypsy Smith e due volte da sorella Falconer. Ho preso delle terribil sbornie, poi ho preso quella buona e mi sono salvato. In entrambi i casi ne ho avuto un gran bene – quando ho preso la sbornia e quando mi sono salvato”.


Naturalmente la battuta ha un suo lato comico, ma diventa tragica quando si pensi a tutte le anime per le quali è diventato una specie di comune sentire il mettere la conversione religiosa allo stesso livello della sbronza. È l’idea della sopravvivenza che rimpiazza quella della rinascita spirituale, un’ottima strada per ridicolizzare del tutto la religione. Quante anime devono esserci per le quali il Santo Nome di “Gesù” è stato praticamente annichilito dall’emotività dei predicatori fondamentalisti! Si legga “
La Saggezza del Sangue” e altre novelle di Flannery O’Connor (1925-1964), una scrittrice cattolica che è scioccante, ma confusa e che descrive quanto l’istinto religioso dell’uomo possa essere fuorviato dal protestantesimo dell’America del profondo Sud. Dio può far scaturire rose da una fogna, ma l’eresia fa un danno terribile!

Il secondo elemento che ricordavo del film, si colloca in un contesto privato, ma la sua potenziale applicazione è molto più vasta. Mentre corre dietro a sorella Falconer, Elmer si imbatte per caso in una donna che aveva trattato male e abbandonta anni prima. Quando la donna viene a sapere della sua relazione con la Falconer, medita la sua vendetta, ma mentre sta tendendo una dolce trappola per screditarlo pubblicamente, non riesce ad impedirsi di desiderare che lui le dica di amarla. Gli dice: “Dimmi una bella grossa bugia che io possa crederci, ma tienimi stretta a te”. Amandolo così, tutto quello che vuole veramente è essere ingannata.


Tale è il mondo che ci circonda. Tutto quello che chiede è essere ingannato. È per questo che viviamo in un mondo di sataniche falsità. Non vogliamo Dio. Ora, nonostante la vita senza Dio non possa funzionare – vedi il
Sal. 126, 1, e basta guardarsi intorno – noi vogliamo credere disperatamente che la vita funzioni meglio senza di Lui. Infatti diciamo ai nostri capi, “Vi abbiamo eletti perché ci raccontiate delle grandi belle bugie e possiamo tenerci stretti alla nostra empietà. Per favore, fate un 11 settembre, un 7 luglio (l’11 settembre inglese) o quello che volete, basta che possiamo continuare a credere in voi come a sostituti di Dio che si prendono cura di noi. Più grande è la bugia, più ci crederemo, ma teneteci stretti a voi. Costringeteci quanto volete con la polizia, ma tenete fuori Dio.

C’è da meravigliarsi se abbiamo il mondo satanico che abbiamo?

                                                                                                                   Kyrie eleison.







© 2012 Richard N. Williamson. Tutti i diritti sono riservati.
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