martedì 22 novembre 2016

Misericordia et misera: [ Mons. Lefebvre “Così facendo siamo convinti, con la grazia di Dio, l'aiuto della Vergine Maria, di San Giuseppe, di San Pio X, di rimanere fedeli alla Chiesa Cattolica e Romana, a tutti i successori di Pietro e di essere i fideles dispensatores mysteriorum Domini Nostri Jesu Christi in Spiritu Sancto"]


                      21 novembre 1974 -21 novembre 2016


Noi rifiutiamo, invece, e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono scaturite.
               ______________________

Vaticano: Papa Francesco estende la facoltà di confessare dei sacerdoti della Fraternità San Pio X oltre l’Anno della Misericordia


Comunicato dalla Casa generalizia

Il 21 novembre 2016 la Santa Sede ha reso pubblica la Lettera apostolica di Papa Francesco Misericordia et misera del 20 novembre. Al §12 di questo documento il Santo Padre estende al di là dell’Anno della Misericordia la facoltà di confessare accordata, il 1° settembre 2015, ai sacerdoti della Fraternità San Pio X:

“Nell’Anno del Giubileo avevo concesso ai fedeli che per diversi motivi frequentano le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X di ricevere validamente e lecitamente l’assoluzione sacramentale dei loro peccati. Per il bene pastorale di questi fedeli, e confidando nella buona volontà dei loro sacerdoti perché si possa recuperare, con l’aiuto di Dio, la piena comunione nella Chiesa Cattolica, stabilisco per mia propria decisione di estendere questa facoltà oltre il periodo giubilare, fino a nuove disposizioni in proposito, perché a nessuno venga mai a mancare il segno sacramentale della riconciliazione attraverso il perdono della Chiesa”.
Oggi, 21 novembre, anniversario della dichiarazione che fece, nel 1974, Mons. Marcel Lefebvre, non possiamo che richiamare alla memoria la professione di fede del fondatore della Fraternità San Pio X: “Così facendo siamo convinti, con la grazia di Dio, l'aiuto della Vergine Maria, di San Giuseppe, di San Pio X, di rimanere fedeli alla Chiesa Cattolica e Romana, a tutti i successori di Pietro e di essere i fideles dispensatores mysteriorum Domini Nostri Jesu Christi in Spiritu Sancto, fedeli dispensatori dei misteri di Nostro Signore Gesù Cristo nello Spirito Santo”.
Il 1° settembre 2015, la Casa generalizia aveva pubblicato il comunicato seguente che mantiene tutta la sua attualità:
“La Fraternità San Pio X apprende dalla stampa le disposizioni che Papa Francesco ha preso in occasione del prossimo Anno Santo. Nell'ultimo paragrafo della sua lettera indirizzata, questo 1° settembre 2015, a Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, il Santo Padre scrive: «Per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati».
“La Fraternità San Pio X esprime la sua riconoscenza al Sommo Pontefice per questo gesto paterno. Nel ministero del sacramento della penitenza, essa si è sempre appoggiata, con assoluta certezza, sulla giurisdizione straordinaria che conferiscono le Normae generales del Codice di Diritto Canonico. In occasione di questo Anno Santo, il Papa vuole che tutti i fedeli che desiderano confessarsi ai sacerdoti della Fraternità San Pio X possano farlo senza che nessuno possa opporre la minima obiezione.
“In occasione di questo anno di conversione, i sacerdoti della Fraternità San Pio X avranno a cuore di esercitare con una generosità rinnovata il loro ministero al confessionale, seguendo l’esempio di dedizione continua che il Santo Curato d’Ars ha dato a tutti i sacerdoti”.

giovedì 20 ottobre 2016

Segni dei tempi Der Zirkus von Franziskus

Segni dei tempi

Der Zirkus von Franziskus

Venghino, signori, venghino… quante più persone entrano, tante più bestie si vedono!



di Belvecchio
 
 
 




Preveniamo subito un appunto che sicuramente ci verrà rivolto da molti amici: non è inopportuno questo accostamento?
Siamo noi stessi a chiedercelo per primi, ma è un fatto:
il 13 ottobre 2016, 99° anniversario del “miracolo del sole” a Fatima, giorno d’inizio dell’anno in cui si preparerà il centenario dell’apparizione della Madonna, in Vaticano si sono ritrovati, come per caso: il vescovo venuto dalla fine del mondo; circa 1000 compaesani “luterani” di Martin Lutero; la statua di Lutero entrata trionfante in Vaticano; il Superiore della Fraternità San Pio X e il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.



Cova di Iria, Fatima, 13 ottobre 1917: il Miracolo del Sole

E’ plausibile che tutto questo non sia stato concordato da uno o da tutti i soggetti, ma, non potendosi ragionevolmente ammettere che esista il “caso”, questo significa solo che si debba considerare che il tutto è stato mosso da messer Belzebù. E il risultato non poteva essere più brillante e meglio riuscito: basta dare un’occhiata e accostare informazioni e immagini.

Non si può rimanere indifferenti e liquidare con una battuta – è stato un caso! – una simile coincidenza:
nello stesso giorno:
Francesco incontra i “luterani” venuti in pellegrinaggio a Roma: “Con Lutero dal Papa;  Pellegrinaggio ecumenico a Roma”, diceva il manifesto dei luterani;
viene esposta e bardata per l’occasione una statua di Lutero, che troneggia al lato di Francesco durante l’udienza;
Francesco, fresco del bagno di folla, incontra “per un breve saluto” il Superiore della Fraternità San Pio X;
questi si intrattiene in riunione col tedesco Prefetto per la Dottrina della Fede;
già l’anno scorso, in vista del 500° anniversario della Riforma luterana, il Consiglio Comunale di Roma aveva intitolato a Martin Lutero una piazza a Colle Oppio, stesso luogo in cui la Fraternità San Pio X ha celebrato la S. Messa pontificale per il pellegrinaggio del 2000.

Troppi indizi fanno una prova e troppe coincidenze fanno un piano preordinato. Qual è questo piano? Se non quello di ridurre la Chiesa, e proprio a partire da Roma, in un caravanserraglio dove ci sia posto per tutti? Tranne che per la Verità di Cristo?




Si ha l’impressione che da qui al 31 ottobre, quando Francesco andrà a Lund a onorare Lutero, ne vedremo delle belle, compreso il fatto, devastante, che tutti i protagonisti di oggi festeggeranno il centesimo anniversario dell’apparizione della Madonna a Fatima.
Come segno dei tempi non c’è male… manca solo la rivelazione pubblica e ufficiale dell’avvento dell’Anticristo… che non è detto che non ci sarà… tranne che la Madonna non chieda a Nostro Signore di far un po’ di piazza pulita in questo circo zeppo di pagliacci e di ogni specie di “fenomeni” da baraccone.





Per intanto, si viene a sapere di un’altra coincidenza: il 7 ottobre, festa della Madonna delle Vittorie o del Rosario, nel corso di un temporale, un fulmine è caduto sul Vaticano… ed è il secondo in una festa della Madonna: il primo è stato quello dell’11 febbraio 2013, festa della Madonna di Lourdes e giorno in cui Ratzinger s’è ritirato… per fare posto a Bergoglio.

Prima di chiudere, ci sembra opportuno ricordare un’altra inquietante coincidenza, questa volta relativa al giorno scelto per onorare a Lund, nel Sud della Svezia, Lutero e l’inizio della sua Riforma.
Ebbene, visto che i seguaci di Lutero disconoscono volutamente e fortemente il culto dei Santi, è inevitabile dedurne che Francesco non andrà a Lund a pregare per la Vigilia di Tutti i Santi, ma per rendere onore alla All-Hallows-Eve, la notte in cui gli “spiriti irrequieti” tornerebbero sulla terra per impossessarsi di un corpo da abitare per il resto dell’anno. La stessa notte che viene anche chiamata “notte delle streghe” e che oggi, sotto l’influenza “colonizzatrice” degli USA, ha un gran successo in tutto il mondo come festa di Halloween. Moda a cui non si sottrae il moderno mondo cattolico, per mano di certi preti conciliari che, more solito, hanno introdotto questa “festa” perniciosa e sulfurea perfino in certe parrocchie.


E ci fermiamo qui, lasciando posto ad alcune immagini, che serviranno a futura memoria.

Che Dio ci aiuti.

Che la Madonna delle Vittorie ci protegga.


7 ottobre 1571,
la Madonna delle Vittorie fa trionfare la Lega Cristiana a Lepanto.

Recitiamo il Santo Rosario tutti i giorni per chiedere la protezione della Beata Vergine Maria, soprattutto la sera del prossimo 31 ottobre, come peraltro è [era] d'uso fare, grazie a Dio, in molte delle nostre contrade.

Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,
abbi pietà di noi, peccatori.




 
LE IMMAGINI DELL'INSEDIAMENTO DI LUTERO IN VATICANO




Città del Vaticano, Sala Nervi, 13 ottobre 2016
Arriva Francesco:
accolto da Lutero appena giunto in Vaticano e che, quasi novello Mosè,
mostra la “sola scrittura”,
il “vescovo di Roma” annuisce e saluta.



Città del Vaticano, Sala Nervi, 13 ottobre 2016
Francesco va al suo posto.
Campeggia al suo fianco, rigorosamente protetta dalla “guardia svizzera”,
 la gigantografia del manifesto della “peregrinatio ad Petri Sedem
dei luterani tedeschi venuti dalla Lutherstadt Eisleben (Eisleben - città di Lutero) e dintorni.


Con Lutero dal Papa
Pellegrinaggio ecumenico a Roma

 

Città del Vaticano, Sala Nervi, 13 ottobre 2016
Inizia l'udienza di Papa Francesco:
  a sinistra di Francesco: il vescovo cattolico tedesco della terra natale di Lutero,
la vescova luterana e il pastore luterano.





Ed eccoli qui in cordata con una sciarpa: gialla, colore del Vaticano, o azzurra, colore dei luterani. Sarà una sciarpa… magica?




E tutti indossano la sciarpa: con Francesco che ne indossa due legate a farne una bicolore - noblesse oblige -, mentre la statua di Lutero, anch'essa sciarpata, dalla destra di Francesco assiste (compiaciuto!?) e partecipa… come può.




Francesco: quello che ci unisce è molto di più di quello che ci divide!




Francesco: “Tu devi vivere come cristiano, come cristiana, scelta, perdonata e in cammino. Non è lecito convincerli della tua fede, il proselitismo è il veleno più forte contro il cammino ecumenico” … “A me piacciono tanto i luterani buoni, i luterani che seguono veramente la fede di Gesù Cristo. Invece non mi piacciono i cattolici tiepidi e i luterani tiepidi




Bravo, Francesco!




Piacere, sono vescova.
Ciao vescova… chiamami Francesco.




Laici e protestanti anticipano:
la neo-chiesa conciliare segue a ruota.






da: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1677_Belvecchio_Der_Zirkus_von_Franziskus.html

domenica 4 settembre 2016

Pandemonio




Pandemonio


Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi (Mt 7, 6).

Nel linguaggio giudaico del I secolo, cui il Verbo incarnato si adattò, i cani designavano i pagani e i porci gli ebrei rinnegati. Il duro monito del Salvatore, così offensivo per le nostre delicate orecchie, progredite e tolleranti, proibisce di dare i santi Sacramenti a chi non professi la vera fede e non sia spiritualmente rinato nel Battesimo, mettendo al tempo stesso in guardia dal cercar di persuadere con le gemme della verità evangelica chi, pur essendo membro della Chiesa Cattolica, disprezza l’inestimabile grazia ricevuta e vive peggio di un pagano. Ecco i risultati di una pastorale che dà tutto senza condizioni e accontenta sempre i capricci del primo venuto: dopo aver calpestato le cose sante e le perle preziose, dotazione indispensabile per ottenere la vita eterna, per acquistare le quali val bene la pena rinunciare al resto, i “fedeli” di oggi si rivoltano contro gli araldi di Cristo, pronti a sbranarli con una rabbia che ha qualcosa di demoniaco.

È la triste realtà dei nostri giorni, particolarmente evidente nei momenti di prova inattesa. Anziché rendersi conto che in un istante, anche nel sonno, ci si può ritrovare davanti al giudizio divino, così da trarne le dovute conseguenze, ci sono terremotati che bestemmiano Dio con livore, mentre i Suoi ministri non sanno più che dire per consolare il dolore ribelle, né osano tanto meno richiamarli alla conversione. Se una laica, in modo conforme alla dottrina cattolica, si azzarda a proporre di pregare per le vittime, subisce un linciaggio morale come un odioso negatore della libertà individuale: se un poveretto morto sotto le macerie senza i Sacramenti vuole andare all’Inferno, bisogna rispettare la sua volontà. Perché non si leggono la testimonianza di Gloria Polo, strappata alle fauci dell’abisso da un contadino miserabile che, appresa dal giornale la sua situazione, ha pregato per lei con fede sincera, facendo voto al contempo di compiere un pellegrinaggio?

A forza di commettere spensieratamente comunioni sacrileghe, ci si può beccare un’infestazione maligna. Non si spiega diversamente l’astio bestiale e l’irragionevole ottusità di certe reazioni: ci sono individui – molto più numerosi di quanto si creda – che pensano e agiscono come dannati; la sola differenza è, teoricamente, che possono ancora salvarsi, ma ci vorrebbe una grazia eccezionale che, in un modo o in un altro, bisogna pur meritare. Chi può renderli consapevoli di questo? Siamo ormai ben oltre il tempo-limite perché questi discorsi ricevano ascolto. A un parroco può capitare, al termine di una Messa di suffragio, di arrivare a un pelo dall’aggressione fisica, scongiurata con un esorcismo pronunciato dal rifugio della sagrestia sprangata. Non è più lecito porre la minima esigenza a chi condanna il Creatore per essersi ripreso un’anima da Lui creata; tutto è dovuto, anche contro le semplici leggi della natura e dell’esistenza umana.

Da cinquant’anni, del resto, non si parla più del peccato originale né delle sue conseguenze; l’uomo è presentato come il centro dell’universo e la divinità come sua devota ancella; nessuna condotta è più giudicata, per non porre limiti a una sconfinata pretesa di libertà assoluta. È impensabile, in un contesto simile, parlare di obblighi e di castighi, con un Dio che non penserebbe che a far doni e favori a fondo perduto a creature che, ben lungi dal dover riconoscere la Sua signoria e voler corrispondere al Suo amore, devono sempre e soltanto far festa e godere di sé stesse con il pretesto della Sua amicizia. Se poi capita una disgrazia o una calamità naturale, come la mettiamo? Dov’era quel “dio” in quel momento? Come si è permesso di far succedere qualcosa del genere?

È duro doverlo ammettere: a seminare vento, si raccoglie tempesta. Viziare sistematicamente gli empi, abituandoli al sacrilegio e al disprezzo delle cose più sacre, significa allevare delle belve che, prima o poi, si rivoltano contro chi le ha nutrite. Provate poi a spiegare questo bel risultato con un po’ di sociologia da bancarella… e vi faranno a pezzi. Fenomeni di questo tipo vanno interpretati unendo il piano naturale a quello preternaturale, perché c’è di mezzo il mondo degli angeli ribelli. I Pastori, oltretutto, hanno tolto ogni difesa e abbattuto il baluardo mantenuto dalla Tradizione – e i demòni non si son certo fatti pregare. Ora, tra l’essere lapidati per le sciocchezze con cui si tenta di ammansire belve assatanate e l’esserlo perché si predica la sana dottrina a chi vuole intenderla, è senza dubbio più onorevole la seconda ipotesi. Non è un invito ad andare al massacro, ma almeno a risparmiarsi una fine ingloriosa. I profeti sono il tormento degli abitanti della terra, ma al momento fissato risorgeranno e saliranno al cielo (cf. Ap 11, 10-12).

Per permissione divina, giusto castigo dell’ostinato indurimento umano, il pozzo dell’abisso è stato aperto e ne è uscito un fumo che ha oscurato il sole; gli spiriti immondi ne son saltati fuori come cavallette e si sono sparsi sulla terra mordendo gli uomini come scorpioni (cf. Ap 9, 2-6). Il loro veleno stravolge le menti e rende loro la vita insopportabile, spingendole alla follia e prostrandole all’acquiescenza alle aberrazioni dei signori di questo mondo di tenebra. Lo scandalo peggiore è che gli esecutori materiali dell’ordine sono stati degli ecclesiastici, quelli che hanno dissigillato il pozzo e privato i fedeli della protezione soprannaturale. Anche Giuda fu deliberatamente ascritto fra i Dodici con un compito preciso assegnatogli dal piano divino; ciò non toglie che, essendosi lasciato sedurre dal diavolo mediante la volontà propria, sia stato pienamente responsabile del suo operato. Chi oggi lo scusa lo fa forse per rassicurare se stesso…

Fu a causa di un apostolo che il Sole di giustizia fu eclissato e le tenebre ricoprirono la terra, finché, il terzo giorno, sulla valle di lacrime non sfolgorò la luce increata. Non deve turbarci, dunque, che siano stati dei successori degli Apostoli a scatenare il pandemonio e a gettarci nel buio metafisico per cui la gente si morde la lingua dal dolore (cf. Ap 16, 10): è tutto previsto e tutto ha un fine, la maggior gloria di Dio e la salvezza degli uomini. Ora è il momento in cui il Signore verifica chi ne è degno. Come le aquile romane castigarono il popolo deicida, che aveva sfidato il suo Dio invocando su di sé il sangue del Giusto di cui stava reclamando la morte (cf. Mt 27, 25), così le aquile russe purificheranno la Sposa infedele, salvandola al contempo dalle scimitarre islamiche al soldo dei banchieri. Ma i figli della Donna vestita di sole dovranno rifugiarsi nel deserto per la durata del tempo stabilito (cf. Ap 12, 6.14). Per pura grazia siamo fra coloro che mantengono intatta la fede data allo Sposo; sempre con l’aiuto della grazia cerchiamo di corrispondergli perseverando in essa sino alla fine, nascosti nel Cuore immacolato di Maria.

«Le parole di Gesù aprono un nuovo orizzonte sul modo in cui si devono considerare le calamità pubbliche sociali, le guerre, le sopraffazioni e le tirannidi; le cause politiche o naturali che le determinano sono accidentali. La vera causa sta tutta nel peccato ed essa produce tutto il suo effetto disastroso, quando non ha il contrappeso della riparazione e della penitenza. Qualunque altra valutazione delle sventure pubbliche è sbagliata. Anche le sventure private hanno questa dolorosa causa, e l’ha molto più la sventura delle sventure, ossia la perdizione eterna, e perciò Gesù dice con parole generali: “Se non farete tutti penitenza, perirete tutti ugualmente” [cf. Lc 13, 3]» (don Dolindo Ruotolo, I quattro Vangeli. Psicologia – Commento – Meditazione, Frigento 2014³).


Da: http://lascuredielia.blogspot.it/

sabato 27 agosto 2016

Stat Crux




Stat Crux








Stat Crux dum volvitur orbis.

Mentre il mondo gira, la Croce resta ferma… e con essa la Chiesa, la vera Chiesa di Cristo: quella fondata sulla Sua immutabile dottrina, trasmessa una volta per sempre dagli Apostoli; formata dalla grazia dei Sacramenti, che dalla Croce promana; guidata dai legittimi Pastori, autentici successori degli Apostoli e garanti della retta fede, della continuità sacramentale del Corpo mistico e della comunione soprannaturale di tutte le sue membra vive. Queste caratteristiche comportano forse fissità o immobilismo? Solo per chi è cieco di fronte al meraviglioso sviluppo della Chiesa nel tempo e nello spazio: un inesauribile germogliare di nuovi rami e prodigioso comparire di nuovi fiori e frutti, ma sempre dello stesso albero e dalla stessa radice. Il corpo di un essere umano, quanto all’aspetto esterno, cambia considerevolmente dall’infanzia alla vecchiaia, ma è sempre lo stesso individuo, che dispiega ciò che è presente nel suo patrimonio cromosomico.

Diverso è il risultato delle manipolazioni genetiche, che se ne parli in senso proprio o in senso traslato; in ogni caso, sono pratiche moralmente illecite che traducono in atto un atteggiamento di suprema superbia: voler modificare ciò che ha fatto il Creatore e Redentore, come se andasse perfezionato o non fosse al passo con i tempi… o come se l’uomo fosse l’artefice e il salvatore di se stesso. Ma la Croce – non a caso attualmente così ignorata, se non da chi la profana o vilipende – resta saldamente piantata sul mondo, che, pur di svellerla, sussulta e si distrugge. È la natura che vorrebbe scuotersi di dosso la malvagità e le nefandezze umane o qualche nuovo esperimento tra Ginevra e il Gran Sasso? Comunque sia, il dolore per le distruzioni materiali e per la perdita di vite umane ci rimanda a quello, ancor più acuto, per la devastazione delle anime, che a causa di essa sono spesso del tutto impreparate a presentarsi al giudizio divino.

Quanti avvertono il terremoto in corso nella società civile e nella Chiesa militante? Quanti sono in grado di identificare i suoi avversari, che sono in definitiva i nemici di Cristo e del genere umano? E quanti, fra quelli che hanno occhi per vedere, hanno anche le armi per combatterli? Dove sono gli ardenti apostoli preconizzati dal Montfort, con la croce in una mano e il rosario nell’altra, sospinti come nubi tonanti dal soffio dello Spirito Santo ovunque li voglia il Signore? Il mondo è in fiamme – lamentava santa Teresa d’Avila all’epoca della rivolta protestante – e ci si perde in quisquilie… Ora il mondo sta crollando: la civiltà occidentale è minata alle fondamenta e nulla resiste più alle formidabili scosse, nemmeno l’identità dell’uomo e della donna; non parliamo poi della sacralità della vita umana e delle esigenze più elementari della giustizia, della veracità, dell’onestà, della lealtà e della rettitudine morale e intellettuale.

Provocare cataclismi naturali, sconvolgimenti climatici, rivoluzioni pilotate, migrazioni artificiali, sovvertimenti sociali e guerre disumane è lo sport preferito dei signori che, in modo velato ma ancora per poco, stanno impiantando la sinarchia, ovvero il potere unico che deve instaurare il nuovo ordine mondiale. Il governo-ombra gestisce e finanzia tutti i movimenti e le organizzazioni votatisi alla dissoluzione politica e culturale dei singoli Paesi o raggruppamenti di Paesi, come l’Unione Europea. Ciò che può apparire più sorprendente è che esso abbia legami con un altro governo-ombra, quello della Chiesa Cattolica, ossia il consiglio di nove cardinali e la ristretta cerchia di fidatissimi collaboratori con cui l’occupante del soglio pontificio ha di fatto esautorato la Curia Romana e procede come un caterpillar alla demolizione della Chiesa stessa dall’interno.

È di questi giorni la notizia che il banchiere ebreo George Soros, per favorire l’elezione della Clinton, in vista del viaggio papale negli Stati Uniti del settembre del 2015 ha cospicuamente foraggiato associazioni “cattoliche” di sinistro orientamento per spingere i Vescovi americani, in maggioranza conservatori, su posizioni bergogliane. Quella che è stata chiamata unholy alliance of Soros and the Vatican ha già prodotto notevoli successi, come l’enciclica ecologista e l’allineamento della dottrina sociale cattolica sugli obiettivi delle Nazioni Unite (il cosiddetto sviluppo sostenibile); uno dei referenti di spicco in materia è il cardinale honduregno Rodríguez Maradiaga, una specie di senior advisor dell’amministratore delegato della Neochiesa s.p.a.

Come mai un eminente rappresentante del più sfacciato capitalismo appoggia a suon di dollari chi, in teoria, si batte a favore dei poveri e degli svantaggiati, cioè delle sue vittime? Per la semplice ragione che egli – con i suoi degni compari – sostiene chiunque operi in vista di quella sovversione generale che è necessaria premessa all’imposizione di un potere totalitario universale, che già ci controlla capillarmente in molti aspetti della nostra esistenza, ci influenza pesantemente con idee aberranti che non si possono più nemmeno discutere e sta distruggendo il tessuto socio-culturale dei nostri Paesi con l’invasione islamica e la crisi economica. È più di un secolo che quei signori procedono in modo analogo e che le vedette più acute del mondo cattolico lo denunciano. Vox clamantis in deserto Sarà pure ora di ascoltarla, visto che il tempo stringe e che gli avvenimenti precipitano, facendo crollare tutto in modo apparentemente inesorabile.

Che cosa resterà intatto nel terremoto della Chiesa? Indubbiamente, i suoi elementi essenziali e indistruttibili, in quanto di ordine soprannaturale. Ma chi rimarrà in piedi al suo interno? Soltanto quelli che si terranno abbracciati alla Croce. Facile a dirsi a parole; ma nei fatti che cosa significa? Che bisogna esser pronti a lottare, soffrire e pagare, se necessario, anche col sangue. Come allenarsi a questo? Con la penitenza e la mortificazione, le armi sempre usate dai cristiani per combattere l’io, il diavolo e il mondo. Occorre riscoprirle e reimparare ad usarle, come un guerriero sopito che, ridestandosi dal suo torpore, ritrovi al proprio fianco la spada, la affili e brandisca con rinnovato vigore; come un cavaliere disarcionato che si rialzi coraggiosamente, rivesta di nuovo l’armatura e si lanci con maggior ardore nella mischia. Tutto può crollare, ma non la Croce né coloro che la portano, con mitezza e candore, quale arma che trafigge per guarire e salvare.

«Santa Teresa propose un nuovo modo di essere carmelitana in un mondo a sua volta nuovo. Quelli furono “tempi duri” (Libro della Vita, 33, 5). E in essi, secondo questa Maestra dello spirito, “sono necessari forti amici di Dio a sostegno dei deboli” (ibid., 15, 5). E insisteva con eloquenza: “Il mondo è in fiamme; vogliono nuovamente condannare Cristo, come si dice, raccogliendo contro di lui mille testimonianze; vogliono denigrare la sua Chiesa, e dobbiamo sprecare il tempo nel chiedere cose che, se per caso Dio ce le concedesse, ci farebbero avere un’anima di meno in cielo? No, sorelle mie, non è il momento di trattare con Dio d’interessi di poca importanza” (Cammino di perfezione, 1, 5). Non ci risulta familiare, nella congiuntura attuale, una riflessione che c’illumina tanto e c’interpella, fatta più di quattro secoli fa dalla Santa mistica?» (Benedetto XVI, Messaggio al Vescovo di Avila in occasione del CCCCL anniversario dell’inizio della Riforma del Carmelo, 16 luglio 2012).
 

sabato 20 agosto 2016

Mons. Fellay – III Tre vescovi dissero la verità, il quarto non volle sentire, “Non c’è cieco peggiore di chi non vuol vedere.”



Commenti Eleison di Sua Eccellenza Richard Williamson

Numero CDLXXV (475)
20 agosto, 2016

Mons. Fellay – III

Tre vescovi dissero la verità, il quarto non volle sentire,
“Non c’è cieco peggiore di chi non vuol vedere.”

Dopo aver letto i due numeri recenti di questi “Commenti” sulla mentalità che induce il Superiore Generale della Fraternità San Pio X a perseguire implacabilmente un accordo meramente pratico con le autorità della Chiesa di Roma, un buon amico mi ha ricordato che le idee guida egli le aveva poste quattro anni fa nella sua lettera del 14 aprile 2012, con la quale rispose agli altri tre vescovi della Fraternità, che lo mettevano seriamente in guardia dal fare qualsiasi accordo meramente pratico con Roma. Molti attuali lettori di questi “Commenti” possono aver dimenticato, o non aver mai saputo di questo avvertimento o della risposta di Mons. Fellay. In effetti, tale scambio di lettere illustra molto che vale la pena ricordare. Eccone i tratti, bruscamente riassunti come al solito, con alla fine dei brevi commenti –
L’obiezione principale dei tre vescovi a qualsiasi accordo pratico con Roma che venisse raggiunto senza un accordo dottrinale, era fondata sull’abisso dottrinale che separa la Roma conciliare dalla Tradizione cattolica. Un anno e mezzo prima di morire Mons. Lefebvre disse che quanto più si analizzano i documenti e le conseguenze del Vaticano II, tanto più ci si rende conto che il problema sta meno negli eventuali errori classici in particolare, come nella libertà religiosa, nella collegialità e nell’ecumenismo, e più in “una totale perversione della mente” in generale, che sta alla base di tutti gli errori particolari, e che deriva dal “complesso di una nuova filosofia fondata sul soggettivismo”. Oltre a ciò, all’argomento chiave di Mons. Fellay che i Romani non fossero più ostili, ma benevoli verso la Fraternità, i tre vescovi risposero con un’altra citazione di Monsignore: tale benevolenza è solo una “manovra”, e niente potrebbe essere più pericoloso per “la nostra gente” che “metterci nelle mani dei vescovi conciliari e della Roma modernista� ��. I tre vescovi conclusero dicendo che un accordo meramente pratico avrebbe lacerato la Fraternità e l’avrebbe distrutta.
A questa profonda obiezione, quasi come l’abisso che c’è tra il soggettivismo e la verità oggettiva, Mons. Fellay rispose (google Fellay, 14 aprile 2012):— 1 che i vescovi erano “troppo umani e fatalisti”. 2 Che la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo. 3 Che dietro la reale benevolenza di Roma verso la FSSPX c’è la Provvidenza di Dio. 4 Che fare dell’insieme degli errori del Concilio una “super-eresia” è un’impropria esagerazione, 5 che logicamente porta i Tradizionalisti allo scisma. 6 Che non tutti i Romani sono modernisti, perché di loro sempre meno credono nel Vaticano II, 7 al punto che se oggi fosse vivo Monsignore non avrebbe esitato ad accettare ciò che viene offerto alla FSSPX. 8 Che nella Chiesa ci saranno sempre grano e loglio, così che la pula conciliare non è una ragione per restare lontani. 9 Come avrei voluto interpellarvi per un consiglio, ma ognuno di voi in modi diversi “con forza e con passione non è riuscito a capirmi”, e mi ha anche minacciato in pubblico. 10 Che opporre Fede e Autorità è “contrario allo spirito sacerdotale”.
E, per finire, ecco gli stringatissimi commenti su ciascuna delle argomentazioni di Mons. Fellay:—
1 “Troppo umano”? Come diceva Monsignore, il grande abisso in questione è filosofico (naturale) piuttosto che teologico (soprannaturale). “Troppo fatalisti”? Piuttosto che fatalisti, i tre vescovi erano realisti. 2 Gli ecclesiastici Conciliari sono guidati dallo Spirito Santo anche distruggono la Chiesa? 3 Dietro la reale malevolenza di Roma c’è la sua ferma intenzione di dissolvere la resistenza della FSSPX alla nuova religione Conciliare – al pari di tante altre Congregazioni Tradizionali prima di essa! 4 Solo gli stessi soggettivisti non riescono a vedere la profondità del divario tra soggettivismo e Verità. 5 Gli oggettivisti cattolici aggrappati alla Verità sono ben lungi dall’essere in scisma. 6 Sono i massoni a tenere banco a Roma. Lì gli eventuali non-modernisti non hanno alcun potere che conti. 7 Credere che Monsignore avesse accettato le offerte attuali di Roma, significa sbagliarsi totalmente su di lui. Il problema di fondo è molto peggiorato da quei giorni. 8 Il cucchiaio di Mons. Fellay è troppo corto perché lui possa cenare in sicurezza con gli (oggettivi) diavoli romani. 9 I tre vescovi avevano capito fin troppo bene Mons. Fellay, era lui che non voleva sentire quello che tutti e tre avevano da dire. Crede egli di essere infallibile? 10 Di sicuro, San Paolo pensò che l’autorità poteva stare in opposizione alla fede – Gal. I, 8–9, e II, 11. San Paolo mancava di “spirito sacerdotale”?
Kyrie eleison.

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