domenica 4 settembre 2016

Pandemonio




Pandemonio


Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi (Mt 7, 6).

Nel linguaggio giudaico del I secolo, cui il Verbo incarnato si adattò, i cani designavano i pagani e i porci gli ebrei rinnegati. Il duro monito del Salvatore, così offensivo per le nostre delicate orecchie, progredite e tolleranti, proibisce di dare i santi Sacramenti a chi non professi la vera fede e non sia spiritualmente rinato nel Battesimo, mettendo al tempo stesso in guardia dal cercar di persuadere con le gemme della verità evangelica chi, pur essendo membro della Chiesa Cattolica, disprezza l’inestimabile grazia ricevuta e vive peggio di un pagano. Ecco i risultati di una pastorale che dà tutto senza condizioni e accontenta sempre i capricci del primo venuto: dopo aver calpestato le cose sante e le perle preziose, dotazione indispensabile per ottenere la vita eterna, per acquistare le quali val bene la pena rinunciare al resto, i “fedeli” di oggi si rivoltano contro gli araldi di Cristo, pronti a sbranarli con una rabbia che ha qualcosa di demoniaco.

È la triste realtà dei nostri giorni, particolarmente evidente nei momenti di prova inattesa. Anziché rendersi conto che in un istante, anche nel sonno, ci si può ritrovare davanti al giudizio divino, così da trarne le dovute conseguenze, ci sono terremotati che bestemmiano Dio con livore, mentre i Suoi ministri non sanno più che dire per consolare il dolore ribelle, né osano tanto meno richiamarli alla conversione. Se una laica, in modo conforme alla dottrina cattolica, si azzarda a proporre di pregare per le vittime, subisce un linciaggio morale come un odioso negatore della libertà individuale: se un poveretto morto sotto le macerie senza i Sacramenti vuole andare all’Inferno, bisogna rispettare la sua volontà. Perché non si leggono la testimonianza di Gloria Polo, strappata alle fauci dell’abisso da un contadino miserabile che, appresa dal giornale la sua situazione, ha pregato per lei con fede sincera, facendo voto al contempo di compiere un pellegrinaggio?

A forza di commettere spensieratamente comunioni sacrileghe, ci si può beccare un’infestazione maligna. Non si spiega diversamente l’astio bestiale e l’irragionevole ottusità di certe reazioni: ci sono individui – molto più numerosi di quanto si creda – che pensano e agiscono come dannati; la sola differenza è, teoricamente, che possono ancora salvarsi, ma ci vorrebbe una grazia eccezionale che, in un modo o in un altro, bisogna pur meritare. Chi può renderli consapevoli di questo? Siamo ormai ben oltre il tempo-limite perché questi discorsi ricevano ascolto. A un parroco può capitare, al termine di una Messa di suffragio, di arrivare a un pelo dall’aggressione fisica, scongiurata con un esorcismo pronunciato dal rifugio della sagrestia sprangata. Non è più lecito porre la minima esigenza a chi condanna il Creatore per essersi ripreso un’anima da Lui creata; tutto è dovuto, anche contro le semplici leggi della natura e dell’esistenza umana.

Da cinquant’anni, del resto, non si parla più del peccato originale né delle sue conseguenze; l’uomo è presentato come il centro dell’universo e la divinità come sua devota ancella; nessuna condotta è più giudicata, per non porre limiti a una sconfinata pretesa di libertà assoluta. È impensabile, in un contesto simile, parlare di obblighi e di castighi, con un Dio che non penserebbe che a far doni e favori a fondo perduto a creature che, ben lungi dal dover riconoscere la Sua signoria e voler corrispondere al Suo amore, devono sempre e soltanto far festa e godere di sé stesse con il pretesto della Sua amicizia. Se poi capita una disgrazia o una calamità naturale, come la mettiamo? Dov’era quel “dio” in quel momento? Come si è permesso di far succedere qualcosa del genere?

È duro doverlo ammettere: a seminare vento, si raccoglie tempesta. Viziare sistematicamente gli empi, abituandoli al sacrilegio e al disprezzo delle cose più sacre, significa allevare delle belve che, prima o poi, si rivoltano contro chi le ha nutrite. Provate poi a spiegare questo bel risultato con un po’ di sociologia da bancarella… e vi faranno a pezzi. Fenomeni di questo tipo vanno interpretati unendo il piano naturale a quello preternaturale, perché c’è di mezzo il mondo degli angeli ribelli. I Pastori, oltretutto, hanno tolto ogni difesa e abbattuto il baluardo mantenuto dalla Tradizione – e i demòni non si son certo fatti pregare. Ora, tra l’essere lapidati per le sciocchezze con cui si tenta di ammansire belve assatanate e l’esserlo perché si predica la sana dottrina a chi vuole intenderla, è senza dubbio più onorevole la seconda ipotesi. Non è un invito ad andare al massacro, ma almeno a risparmiarsi una fine ingloriosa. I profeti sono il tormento degli abitanti della terra, ma al momento fissato risorgeranno e saliranno al cielo (cf. Ap 11, 10-12).

Per permissione divina, giusto castigo dell’ostinato indurimento umano, il pozzo dell’abisso è stato aperto e ne è uscito un fumo che ha oscurato il sole; gli spiriti immondi ne son saltati fuori come cavallette e si sono sparsi sulla terra mordendo gli uomini come scorpioni (cf. Ap 9, 2-6). Il loro veleno stravolge le menti e rende loro la vita insopportabile, spingendole alla follia e prostrandole all’acquiescenza alle aberrazioni dei signori di questo mondo di tenebra. Lo scandalo peggiore è che gli esecutori materiali dell’ordine sono stati degli ecclesiastici, quelli che hanno dissigillato il pozzo e privato i fedeli della protezione soprannaturale. Anche Giuda fu deliberatamente ascritto fra i Dodici con un compito preciso assegnatogli dal piano divino; ciò non toglie che, essendosi lasciato sedurre dal diavolo mediante la volontà propria, sia stato pienamente responsabile del suo operato. Chi oggi lo scusa lo fa forse per rassicurare se stesso…

Fu a causa di un apostolo che il Sole di giustizia fu eclissato e le tenebre ricoprirono la terra, finché, il terzo giorno, sulla valle di lacrime non sfolgorò la luce increata. Non deve turbarci, dunque, che siano stati dei successori degli Apostoli a scatenare il pandemonio e a gettarci nel buio metafisico per cui la gente si morde la lingua dal dolore (cf. Ap 16, 10): è tutto previsto e tutto ha un fine, la maggior gloria di Dio e la salvezza degli uomini. Ora è il momento in cui il Signore verifica chi ne è degno. Come le aquile romane castigarono il popolo deicida, che aveva sfidato il suo Dio invocando su di sé il sangue del Giusto di cui stava reclamando la morte (cf. Mt 27, 25), così le aquile russe purificheranno la Sposa infedele, salvandola al contempo dalle scimitarre islamiche al soldo dei banchieri. Ma i figli della Donna vestita di sole dovranno rifugiarsi nel deserto per la durata del tempo stabilito (cf. Ap 12, 6.14). Per pura grazia siamo fra coloro che mantengono intatta la fede data allo Sposo; sempre con l’aiuto della grazia cerchiamo di corrispondergli perseverando in essa sino alla fine, nascosti nel Cuore immacolato di Maria.

«Le parole di Gesù aprono un nuovo orizzonte sul modo in cui si devono considerare le calamità pubbliche sociali, le guerre, le sopraffazioni e le tirannidi; le cause politiche o naturali che le determinano sono accidentali. La vera causa sta tutta nel peccato ed essa produce tutto il suo effetto disastroso, quando non ha il contrappeso della riparazione e della penitenza. Qualunque altra valutazione delle sventure pubbliche è sbagliata. Anche le sventure private hanno questa dolorosa causa, e l’ha molto più la sventura delle sventure, ossia la perdizione eterna, e perciò Gesù dice con parole generali: “Se non farete tutti penitenza, perirete tutti ugualmente” [cf. Lc 13, 3]» (don Dolindo Ruotolo, I quattro Vangeli. Psicologia – Commento – Meditazione, Frigento 2014³).


Da: http://lascuredielia.blogspot.it/

sabato 27 agosto 2016

Stat Crux




Stat Crux








Stat Crux dum volvitur orbis.

Mentre il mondo gira, la Croce resta ferma… e con essa la Chiesa, la vera Chiesa di Cristo: quella fondata sulla Sua immutabile dottrina, trasmessa una volta per sempre dagli Apostoli; formata dalla grazia dei Sacramenti, che dalla Croce promana; guidata dai legittimi Pastori, autentici successori degli Apostoli e garanti della retta fede, della continuità sacramentale del Corpo mistico e della comunione soprannaturale di tutte le sue membra vive. Queste caratteristiche comportano forse fissità o immobilismo? Solo per chi è cieco di fronte al meraviglioso sviluppo della Chiesa nel tempo e nello spazio: un inesauribile germogliare di nuovi rami e prodigioso comparire di nuovi fiori e frutti, ma sempre dello stesso albero e dalla stessa radice. Il corpo di un essere umano, quanto all’aspetto esterno, cambia considerevolmente dall’infanzia alla vecchiaia, ma è sempre lo stesso individuo, che dispiega ciò che è presente nel suo patrimonio cromosomico.

Diverso è il risultato delle manipolazioni genetiche, che se ne parli in senso proprio o in senso traslato; in ogni caso, sono pratiche moralmente illecite che traducono in atto un atteggiamento di suprema superbia: voler modificare ciò che ha fatto il Creatore e Redentore, come se andasse perfezionato o non fosse al passo con i tempi… o come se l’uomo fosse l’artefice e il salvatore di se stesso. Ma la Croce – non a caso attualmente così ignorata, se non da chi la profana o vilipende – resta saldamente piantata sul mondo, che, pur di svellerla, sussulta e si distrugge. È la natura che vorrebbe scuotersi di dosso la malvagità e le nefandezze umane o qualche nuovo esperimento tra Ginevra e il Gran Sasso? Comunque sia, il dolore per le distruzioni materiali e per la perdita di vite umane ci rimanda a quello, ancor più acuto, per la devastazione delle anime, che a causa di essa sono spesso del tutto impreparate a presentarsi al giudizio divino.

Quanti avvertono il terremoto in corso nella società civile e nella Chiesa militante? Quanti sono in grado di identificare i suoi avversari, che sono in definitiva i nemici di Cristo e del genere umano? E quanti, fra quelli che hanno occhi per vedere, hanno anche le armi per combatterli? Dove sono gli ardenti apostoli preconizzati dal Montfort, con la croce in una mano e il rosario nell’altra, sospinti come nubi tonanti dal soffio dello Spirito Santo ovunque li voglia il Signore? Il mondo è in fiamme – lamentava santa Teresa d’Avila all’epoca della rivolta protestante – e ci si perde in quisquilie… Ora il mondo sta crollando: la civiltà occidentale è minata alle fondamenta e nulla resiste più alle formidabili scosse, nemmeno l’identità dell’uomo e della donna; non parliamo poi della sacralità della vita umana e delle esigenze più elementari della giustizia, della veracità, dell’onestà, della lealtà e della rettitudine morale e intellettuale.

Provocare cataclismi naturali, sconvolgimenti climatici, rivoluzioni pilotate, migrazioni artificiali, sovvertimenti sociali e guerre disumane è lo sport preferito dei signori che, in modo velato ma ancora per poco, stanno impiantando la sinarchia, ovvero il potere unico che deve instaurare il nuovo ordine mondiale. Il governo-ombra gestisce e finanzia tutti i movimenti e le organizzazioni votatisi alla dissoluzione politica e culturale dei singoli Paesi o raggruppamenti di Paesi, come l’Unione Europea. Ciò che può apparire più sorprendente è che esso abbia legami con un altro governo-ombra, quello della Chiesa Cattolica, ossia il consiglio di nove cardinali e la ristretta cerchia di fidatissimi collaboratori con cui l’occupante del soglio pontificio ha di fatto esautorato la Curia Romana e procede come un caterpillar alla demolizione della Chiesa stessa dall’interno.

È di questi giorni la notizia che il banchiere ebreo George Soros, per favorire l’elezione della Clinton, in vista del viaggio papale negli Stati Uniti del settembre del 2015 ha cospicuamente foraggiato associazioni “cattoliche” di sinistro orientamento per spingere i Vescovi americani, in maggioranza conservatori, su posizioni bergogliane. Quella che è stata chiamata unholy alliance of Soros and the Vatican ha già prodotto notevoli successi, come l’enciclica ecologista e l’allineamento della dottrina sociale cattolica sugli obiettivi delle Nazioni Unite (il cosiddetto sviluppo sostenibile); uno dei referenti di spicco in materia è il cardinale honduregno Rodríguez Maradiaga, una specie di senior advisor dell’amministratore delegato della Neochiesa s.p.a.

Come mai un eminente rappresentante del più sfacciato capitalismo appoggia a suon di dollari chi, in teoria, si batte a favore dei poveri e degli svantaggiati, cioè delle sue vittime? Per la semplice ragione che egli – con i suoi degni compari – sostiene chiunque operi in vista di quella sovversione generale che è necessaria premessa all’imposizione di un potere totalitario universale, che già ci controlla capillarmente in molti aspetti della nostra esistenza, ci influenza pesantemente con idee aberranti che non si possono più nemmeno discutere e sta distruggendo il tessuto socio-culturale dei nostri Paesi con l’invasione islamica e la crisi economica. È più di un secolo che quei signori procedono in modo analogo e che le vedette più acute del mondo cattolico lo denunciano. Vox clamantis in deserto Sarà pure ora di ascoltarla, visto che il tempo stringe e che gli avvenimenti precipitano, facendo crollare tutto in modo apparentemente inesorabile.

Che cosa resterà intatto nel terremoto della Chiesa? Indubbiamente, i suoi elementi essenziali e indistruttibili, in quanto di ordine soprannaturale. Ma chi rimarrà in piedi al suo interno? Soltanto quelli che si terranno abbracciati alla Croce. Facile a dirsi a parole; ma nei fatti che cosa significa? Che bisogna esser pronti a lottare, soffrire e pagare, se necessario, anche col sangue. Come allenarsi a questo? Con la penitenza e la mortificazione, le armi sempre usate dai cristiani per combattere l’io, il diavolo e il mondo. Occorre riscoprirle e reimparare ad usarle, come un guerriero sopito che, ridestandosi dal suo torpore, ritrovi al proprio fianco la spada, la affili e brandisca con rinnovato vigore; come un cavaliere disarcionato che si rialzi coraggiosamente, rivesta di nuovo l’armatura e si lanci con maggior ardore nella mischia. Tutto può crollare, ma non la Croce né coloro che la portano, con mitezza e candore, quale arma che trafigge per guarire e salvare.

«Santa Teresa propose un nuovo modo di essere carmelitana in un mondo a sua volta nuovo. Quelli furono “tempi duri” (Libro della Vita, 33, 5). E in essi, secondo questa Maestra dello spirito, “sono necessari forti amici di Dio a sostegno dei deboli” (ibid., 15, 5). E insisteva con eloquenza: “Il mondo è in fiamme; vogliono nuovamente condannare Cristo, come si dice, raccogliendo contro di lui mille testimonianze; vogliono denigrare la sua Chiesa, e dobbiamo sprecare il tempo nel chiedere cose che, se per caso Dio ce le concedesse, ci farebbero avere un’anima di meno in cielo? No, sorelle mie, non è il momento di trattare con Dio d’interessi di poca importanza” (Cammino di perfezione, 1, 5). Non ci risulta familiare, nella congiuntura attuale, una riflessione che c’illumina tanto e c’interpella, fatta più di quattro secoli fa dalla Santa mistica?» (Benedetto XVI, Messaggio al Vescovo di Avila in occasione del CCCCL anniversario dell’inizio della Riforma del Carmelo, 16 luglio 2012).
 

sabato 20 agosto 2016

Mons. Fellay – III Tre vescovi dissero la verità, il quarto non volle sentire, “Non c’è cieco peggiore di chi non vuol vedere.”



Commenti Eleison di Sua Eccellenza Richard Williamson

Numero CDLXXV (475)
20 agosto, 2016

Mons. Fellay – III

Tre vescovi dissero la verità, il quarto non volle sentire,
“Non c’è cieco peggiore di chi non vuol vedere.”

Dopo aver letto i due numeri recenti di questi “Commenti” sulla mentalità che induce il Superiore Generale della Fraternità San Pio X a perseguire implacabilmente un accordo meramente pratico con le autorità della Chiesa di Roma, un buon amico mi ha ricordato che le idee guida egli le aveva poste quattro anni fa nella sua lettera del 14 aprile 2012, con la quale rispose agli altri tre vescovi della Fraternità, che lo mettevano seriamente in guardia dal fare qualsiasi accordo meramente pratico con Roma. Molti attuali lettori di questi “Commenti” possono aver dimenticato, o non aver mai saputo di questo avvertimento o della risposta di Mons. Fellay. In effetti, tale scambio di lettere illustra molto che vale la pena ricordare. Eccone i tratti, bruscamente riassunti come al solito, con alla fine dei brevi commenti –
L’obiezione principale dei tre vescovi a qualsiasi accordo pratico con Roma che venisse raggiunto senza un accordo dottrinale, era fondata sull’abisso dottrinale che separa la Roma conciliare dalla Tradizione cattolica. Un anno e mezzo prima di morire Mons. Lefebvre disse che quanto più si analizzano i documenti e le conseguenze del Vaticano II, tanto più ci si rende conto che il problema sta meno negli eventuali errori classici in particolare, come nella libertà religiosa, nella collegialità e nell’ecumenismo, e più in “una totale perversione della mente” in generale, che sta alla base di tutti gli errori particolari, e che deriva dal “complesso di una nuova filosofia fondata sul soggettivismo”. Oltre a ciò, all’argomento chiave di Mons. Fellay che i Romani non fossero più ostili, ma benevoli verso la Fraternità, i tre vescovi risposero con un’altra citazione di Monsignore: tale benevolenza è solo una “manovra”, e niente potrebbe essere più pericoloso per “la nostra gente” che “metterci nelle mani dei vescovi conciliari e della Roma modernista� ��. I tre vescovi conclusero dicendo che un accordo meramente pratico avrebbe lacerato la Fraternità e l’avrebbe distrutta.
A questa profonda obiezione, quasi come l’abisso che c’è tra il soggettivismo e la verità oggettiva, Mons. Fellay rispose (google Fellay, 14 aprile 2012):— 1 che i vescovi erano “troppo umani e fatalisti”. 2 Che la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo. 3 Che dietro la reale benevolenza di Roma verso la FSSPX c’è la Provvidenza di Dio. 4 Che fare dell’insieme degli errori del Concilio una “super-eresia” è un’impropria esagerazione, 5 che logicamente porta i Tradizionalisti allo scisma. 6 Che non tutti i Romani sono modernisti, perché di loro sempre meno credono nel Vaticano II, 7 al punto che se oggi fosse vivo Monsignore non avrebbe esitato ad accettare ciò che viene offerto alla FSSPX. 8 Che nella Chiesa ci saranno sempre grano e loglio, così che la pula conciliare non è una ragione per restare lontani. 9 Come avrei voluto interpellarvi per un consiglio, ma ognuno di voi in modi diversi “con forza e con passione non è riuscito a capirmi”, e mi ha anche minacciato in pubblico. 10 Che opporre Fede e Autorità è “contrario allo spirito sacerdotale”.
E, per finire, ecco gli stringatissimi commenti su ciascuna delle argomentazioni di Mons. Fellay:—
1 “Troppo umano”? Come diceva Monsignore, il grande abisso in questione è filosofico (naturale) piuttosto che teologico (soprannaturale). “Troppo fatalisti”? Piuttosto che fatalisti, i tre vescovi erano realisti. 2 Gli ecclesiastici Conciliari sono guidati dallo Spirito Santo anche distruggono la Chiesa? 3 Dietro la reale malevolenza di Roma c’è la sua ferma intenzione di dissolvere la resistenza della FSSPX alla nuova religione Conciliare – al pari di tante altre Congregazioni Tradizionali prima di essa! 4 Solo gli stessi soggettivisti non riescono a vedere la profondità del divario tra soggettivismo e Verità. 5 Gli oggettivisti cattolici aggrappati alla Verità sono ben lungi dall’essere in scisma. 6 Sono i massoni a tenere banco a Roma. Lì gli eventuali non-modernisti non hanno alcun potere che conti. 7 Credere che Monsignore avesse accettato le offerte attuali di Roma, significa sbagliarsi totalmente su di lui. Il problema di fondo è molto peggiorato da quei giorni. 8 Il cucchiaio di Mons. Fellay è troppo corto perché lui possa cenare in sicurezza con gli (oggettivi) diavoli romani. 9 I tre vescovi avevano capito fin troppo bene Mons. Fellay, era lui che non voleva sentire quello che tutti e tre avevano da dire. Crede egli di essere infallibile? 10 Di sicuro, San Paolo pensò che l’autorità poteva stare in opposizione alla fede – Gal. I, 8–9, e II, 11. San Paolo mancava di “spirito sacerdotale”?
Kyrie eleison.

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Mons. Fellay – II Cerchiamo di essere fermi con la mente, con modi gentili. La mollezza della mente rende sciocchi, sentimentali.



Commenti Eleison di Sua Eccellenza Richard Williamson

Numero CDLXXIV (474)
13 agosto, 2016

Mons. Fellay – II

Cerchiamo di essere fermi con la mente, con modi gentili.
La mollezza della mente rende sciocchi, sentimentali.

Un errore non è mai adeguatamente confutato fino a quando non viene sradicato. In altre parole, per superare veramente un errore è necessario dimostrare non solo che si tratta di un errore, ma perché è un errore. Prendiamo, con il “Commento” della scorsa settimana, la Dichiarazione del 28 giugno del Superiore Generale della Fraternità San Pio X, che guarda al pio sacerdozio della Fraternità come alla soluzione per risolvere la crisi della Fede nella Chiesa. In esso si commette l’errore di mettere il carro del sacerdozio davanti ai buoi della Fede. Ora, questo errore ha le sue radici nella sottovalutazione quasi universale della mente, presente nella nostra epoca, insieme alla sopravvalutazione della volontà, le quali resultano, anche inconsapevolmente, nel disprezzo per la dottrina (fatta eccezione per la dottrina dei Beatles di “Tutto il necessario è luv”).
Già verso l’inizio della Dichiarazione si trova un accenno di questo errore, quando in essa si dice che il principio centrale condannato nella Pascendi, la condanna magistrale di Pio X del modernismo, è quello dell’”indipendenza”. Non è così. Il principio costantemente condannato lì come radice del modernismo è invece l’agnosticismo, la dottrina secondo la quale la mente non può conoscere alcunché di ciò che sta dietro a quello che appare ai sensi. E’ su questa misconoscenza che si basa l’indipendenza della mente dal suo oggetto, seguita a sua volta dalla dichiarazione di indipendenza della volontà da tutto ciò da cui non vuole dipendere. E’ nella natura delle cose che se la volontà può dichiarare la propria indipendenza è perché prima c’è stato il suicidio della mente. Così, quando la Dichiarazione pone al cuore della Pascendi l’indipendenza prima dell’agnosticismo, questo è segno che questa Dichiarazione è parte del problema della Chiesa piuttosto che della sua soluzione.
E a sua volta, da dove viene questo declassamento della mente e della dottrina? Principalmente da Lutero che ha definito “prostituta” la ragione umana, e che più di chiunque altro ha avviato la Cristianità lungo la via del sentimentalismo che l’ha portata all’odierna auto-distruzione. Ma questo per ben 500 anni? Sì, perché vi fu una resistenza naturale e cattolica lungo tale via. Ma Lutero aveva ragione quando disse al Papa che alla fine egli l’avrebbe distrutto – “Pestis eram vivus, functus tua mors ero, Papa” – La tua piaga fui quando ero vivo, ma una volta morto, o Papa, sarò la tua morte.
A questo radicale e gigantesco errore del declassamento della mente e della dottrina possono essere attribuiti due sub-errori dell’autore della Dichiarazione del 28 giugno: in primo luogo, la sua incomprensione di Mons. Lefebvre, e in secondo luogo la sua eccessiva comprensione di Madame Cornaz (il cui pseudonimo era Rossinière).
Com e molti di noi seminaristi a Ecône, quando a dirigere c’era lo stesso Mons. Lefebvre, Bernard Fellay fu giustamente incantato e stregato dall’eccezionale esempio che stava sotto i nostri occhi di ciò che un sacerdote cattolico può e deve essere. Ma l’asse portante del suo sacerdozio e della sua lotta eroica per la Fede non era la sua pietà – molti modernisti sono “pii” – ma la sua dottrina, la dottrina che fa l’eterno sacerdozio profondamente allergico al liberalismo e al modernismo. Né Monsignore ebbe mai a dire che la sua Fraternità avrebbe salvato la Chiesa. Piuttosto diceva che i suoi sacerdoti erano a salvaguardia degli inestimabili tesori della Chiesa, in vista di giorni migliori.
La persona che ebbe a dire che i sacerdoti della Fraternità avrebbero salvato la Chiesa fu Madame Cornaz, una madre di famiglia di Losanna, in Svizzera, la cui vita è trascorsa per la maggior parte del XX secolo, e che tra il 1928 e il 1969 ricevette delle comunicazioni, che secondo lei venivano dal Cielo, su come le coppie sposate dovrebbero santificare il sacerdozio (!). Le comunicazioni ripresero di nuovo nel 1995 (!), quando incontrò un sacerdote della Fraternità che lei convinse, e tramite lui Mons. Fellay, che i sacerdoti della FSSPX erano destinati dalla Provvidenza a salvare la Chiesa con la diffusione delle sue “Case di Cristo Sacerdote”. Con tutta la sua autorità il Superiore Generale sostenne questo progetto, ma la reazione negativa dei sacerdoti della Fraternità portò rapidamente alla sua pubblica rinuncia. Ma nel suo intimo, quella visione mistica del futuro esaltante della Fraternità persiste in lui? Sembra del tutto possibile. Come Martin Luther King, il Superiore Generale “has a dream” – ha un sogno.
Kyrie eleison.

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lunedì 15 agosto 2016

Festa dell'Assunta

                      Festa dell'Assunta

 

 Per tre giorni si udirono voci di Angeli invisibili che glorificavano Cristo, Dio nostro, nato da Lei. Dopo il terzo giorno le voci non si udirono più: tutti allora compresero che il puro e prezioso corpo di lei era stato trasportato in Paradiso

 

 PREGHIERA DI SUA SANTITÀ PIO XII
ALLA VERGINE ASSUNTA IN CIELO*

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini.

1. — Noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella vostra assunzione trionfale in anima e in corpo al cielo, ove siete acclamata Regina da tutti i cori degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi;

e noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore, che vi ha esaltata sopra tutte le altre pure creature, e per offrirvi l'anelito della nostra devozione e del nostro amore.

2. — Noi sappiamo che il vostro sguardo, che maternamente accarezzava l'umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo alla vista della umanità gloriosa della Sapienza increata, e che la letizia dell'anima vostra nel contemplare faccia a faccia l'adorabile Trinità fa sussultare il vostro cuore di beatificante tenerezza;

e noi, poveri peccatori, noi a cui il corpo appesantisce il volo dell'anima, vi supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinchè apprendiamo, fin da quaggiù, a gustare Iddio, Iddio solo, nell'incanto delle creature.

3. Noi confidiamo che le vostre pupille misericordiose si abbassino sulle nostre miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze; che le vostre labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie; che voi sentiate la voce di Gesù dirvi di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato: Ecco il tuo figlio;

e noi, che vi invochiamo nostra Madre, noi vi prendiamo, come Giovanni, per guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.

4. — Noi abbiamo la vivificante certezza che i vostri occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal sangue di Gesù, si volgono ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, alla oppressione dei giusti e dei deboli ;

e noi, fra le tenebre di questa valle di lacrime, attendiamo dal vostro celeste lume e dalla vostra dolce pietà sollievo alle pene dei nostri cuori, alle prove della Chiesa e della nostra Patria.

5. — Noi crediamo infine che nella gloria, ove voi regnate, vestita di sole e coronata di stelle, voi siete; dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i Santi;

e noi, da questa terra, ove passiamo pellegrini, confortati dalla fede nella futura risurrezione, guardiamo verso di voi, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speranza; attraeteci con la soavità della vostra voce, per mostrarci un giorno, dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del vostro seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XII,
Dodicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1950 - 1° marzo 1951, pp. 281 - 282