"Se vien qualcuno tra voi e non porta questa dottrina non lo ricevete in casa e nemmeno salutatelo "(Giov.IIª, 10).
“Se anche un Angelo o noi stessi vi predicassimo un Vangelo diverso da quello che vi è stato tramandato, sia anatema” (Gal., I, 8).
L'ora
di terza ha riunito nella Basilica tutti gli abitanti della città. Il
sole, levatesi radioso, sembra riversi una luce più viva; l'impiantito
della Chiesa è tutto cosparso di fiori.
Al
disotto dei mosaici dell'abside, il cui smalto scintilla di nuovo
splendore, i muri sono tappezzati di drappi preziosi; ghirlande di
foglie, come archi trionfali, si snodano in festoni tra le colonne della
navata centrale, prolungandosi, poi, fino a quelle laterali; numerose
lampade, alimentate dall'olio più puro, ardono intorno all'altare,
sospese al ciborio; sorretto dalla sua elegante colonna, il cero
pasquale, che dopo le prime ore di ieri sera non è stato più spento,
innalza la sua fiamma sempre viva, imbalsamando l'aria del luogo santo
col profumo di cui è impregnato. Simbolo misterioso della luce di
Cristo, esso rallegra lo sguardo dei fedeli e sembra dire a tutti:
"Alleluia! Il Cristo è risorto".
Ma
ciò che più di ogni altra cosa interessa la folla è il folto gruppo
dei neofiti in vesti bianche, simili agli Angeli che apparvero al
sepolcro; ed è in queste nuove e nobili reclute, che più vivamente si
riflette il mistero di Cristo uscito dalla tomba. Ancora ieri essi erano
morti a causa del peccato; adesso, invece, sono ripieni di una vita
nuova, che è il frutto della vittoria del Redentore sulla stessa morte.
E fu un'idea felice della santa Chiesa quella di aver scelto per la loro
rigenerazione lo stesso giorno, in cui l'Uomo Dio conquistò per noi
l'immortalità.
La Stazione.
A
Roma, nei tempi scorsi, la stazione si teneva nella Basilica di S. Maria
Maggiore. Con mirabile delicatezza, era stata designata per le sacre
funzioni di quel giorno la regina di tutte le numerose chiese dedicate
alla Madre di Dio.
E
Roma faceva omaggio della solennità pasquale a colei che, più di ogni
altra creatura, aveva diritto di provarne le gioie, sia per le angosce
che il suo cuore materno aveva dovuto sopportare, sia per la sua fedeltà
a conservare la fiducia nella risurrezione, durante le ore che il suo
Divin Figliuolo passò nel sepolcro.
Poi
la cerimonia della Messa Papale fu trasferita alla Basilica di S.
Pietro, più vasta e più adatta alla folla dei fedeli che, venendo ad
assistere a Roma alle solennità pasquali, vi rappresentano tutto il
mondo cristiano.
Nondimeno
il Messale Romano seguita ad indicarci S. Maria Maggiore come la Chiesa
della Stazione odierna; e le indulgenze sono restate le stesse in favore
di coloro che prendono parte alle funzioni che vi si celebrano.
EPISTOLA
(1Cor 5,7-8). - Fratelli: togliete via il vecchio fermento. affinché
siate una nuova pasta, come siete, senza lievito: poiché la nostra
Pasqua, Cristo, è stata immolata. Facciamo dunque festa non col
vecchio lievito, né col lievito della malizia e della malvagità, ma
con gli azzimi della purità e della verità.
Dio
aveva ordinato agli Israeliti di mangiare l'Agnello Pasquale con pane
azzimo, ossia senza lievito, insegnando loro per mezzo di questo simbolo
che, prima di cibarsi di quel pasto misterioso dovevano rinunciare alla
vita passata, le cui imperfezioni erano raffigurate dal lievito. Noi
Cristiani, attratti da Cristo verso questa vita nuova di cui Egli ci ha
aperto la via risuscitando per il primo, dobbiamo, d'ora in poi, tendere
solo ad opere pure, ad azioni sante, azzimo destinato ad accompagnare
l'Agnello Pasquale, che diviene oggi nostro nutrimento.
Per
accrescere la gioia dei fedeli, la Santa Chiesa aggiunge ai suoi canti
ordinari un'opera poetica nella quale si respira il più vivo entusiasmo
verso il Redentore uscito dalla tomba. Questa è stato chiamata
SEQUENZA, perché è quasi una continuazione ed un prolungamento del
canto dell'Alleluia. Viene attribuita a Wippon († 1050), cappellano
degli imperatori Corrado II ed Enrico III.
Alla
Vittima Pasquale offrano lode i cristiani. L'Agnello redense le
pecorelle: Cristo, innocente, riconciliò col Padre i peccatori. In
meraviglioso duello si son battute la morte e la vita: l'autore della
vita, morto, regna vivo. Dicci, Maria, che hai
veduto per via? Ho visto il sepolcro di
Cristo vivente e la gloria di lui risorto, Gli Angeli testimoni, il
sudario e le vesti. È risorto Cristo, mia
speranza; vi precederà in Galilea. Sappiamo
che Cristo è veramente risorto da morte. O Re vittorioso, abbi pietà,
di noi. Amen. Alleluia.
La
Santa Chiesa oggi prende da san Marco, preferendolo agli altri
Evangelisti, il racconto della Risurrezione. Egli fu discepolo di san
Pietro; a Roma scrisse il suo Vangelo, sotto l'ispirazione del Principe
degli Apostoli. È quindi conveniente che in una simile solennità si
oda, in certo modo, la voce di colui che il Divin Risuscitato ha
proclamato la Pietra fondamentale della sua Chiesa ed il Pastore supremo
delle sue pecorelle e dei suoi agnelli.
VANGELO
(Mc 16,1-7). - In quel tempo: Maria Maddalena e Maria Madre di
Giacomo, e Salome, comprarono degli aromi per andare ad imbalsamare
Gesù. E di buon mattino, il primo giorno della settimana, arrivarono
al sepolcro sul levar del sole. E dicevano tra di loro: "Chi ci
ribalterà la pietra dalla bocca del sepolcro?". E guardando
videro la pietra già mossa, ed era molto grande. Ed entrate nella
tomba, scorsero un giovinetto seduto a destra, vestito di bianco e si
spaventarono. Ma egli disse loro: "Non vi spaventate. Voi cercate
Gesù Nazareno che è stato crocifisso. È risuscitato: non
è qui: ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate a dire ai suoi
discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; ivi voi lo
vedrete, come vi ha detto".
Il
vincitore della morte.
"Non
è qui, perché è risorto". Un morto, che delle mani pietose
avevano steso là, su quella tavola di pietra, in quella grotta, ecco
che si è levato e senza neppure manomettere la pietra che ne chiudeva
l'ingresso, si è slanciato in una vita che non dovrà più aver fine.
Nessuno gli ha portato soccorso; nessun profeta, nessun inviato da Dio
si è chinato su quel cadavere per richiamarlo in vita. È lui stesso
che, per virtù propria, è risuscitato. Per lui, la morte non è stata
una necessità, ma l'ha subita perché l'ha accettata; e l'ha spezzata
quando ha voluto. Oh! Gesù che potete beffarvi della morte, voi siete
il Signore Dio nostro! Noi pieghiamo il ginocchio davanti al sepolcro
vuoto, che la vostra presenza di qualche ora ha reso sacro per sempre.
Ecco
il luogo dovel'avevano posto. Ecco i lenzuoli, le bende che non
hanno avuto il potere di fermarvi e che attestano il vostro volontario
passaggio sotto il giogo della morte.
L'Angelo
disse alle donne: "Voi cercate Gesù Nazareno che è stato
crocifisso". Ricordo pieno di lacrime! L'altro ieri portarono qui
le sue spoglie, livide, lacerate, sanguinanti. Quella grotta, la cui
pietra è stata tolta violentemente dalla mano dell'Angelo, e che uno
Spirito celeste illumina ora di un chiarore abbagliante, aveva nascosto
nella sua ombra la più desolata di tutte le madri; in essa avevano
risonato i singhiozzi di Giovanni e dei due discepoli, i lamenti della
Maddalena e delle sue compagne. Il sole spariva all'orizzonte: il
primo giorno della sepoltura di Gesù stava per cominciare. Ma il
Profeta aveva predetto: "A sera alberga il pianto e al mattino la
gioia" (Sal 29, 6).
Ed
ecco che noi vi siamo giunti, a quel felice mattino, e grande è la
nostra gioia, o Redentore, nel vedere che quella stessa tomba dove noi
vi accompagnammo con sincero dolore, non è più ora che il trionfo
della vostra vittoria. Sono dunque guarite quelle piaghe che baciammo
con amore, rimproverandoci di esserne la causa! Voi vivete, immortale,
più gloriosamente che mai; e perché non abbiamo voluto morire al
peccato, mentre voi morivate proprio per espiare i peccati, volete che
noi viviamo ora con voi eternamente e che la vostra vittoria sia pure la
nostra; che la morte per noi come
per voi,
non sia che un passaggio e che ci renda un giorno intatto e radioso
questo corpo, che la tomba non riceverà più d'ora in avanti che quale
deposito. Gloria, lode ed amore, sia dunque a voi, che vi siete degnato
non soltanto di morire, ma anche di risuscitare per noi!
Antichi riti.
Nel
medio evo, alla Messa Papale, mentre il Pontefice recitava l'orazione
segreta, i due Cardinali-Diaconi più giovani si staccavano dai loro
colleghi, e, ricoperti della dalmatica bianca, andavano a mettersi
ciascuno ad una estremità dell'altare, col volto rivolto verso il
popolo. Rappresentavano così i due angeli che facevano la guardia al
sepolcro del Salvatore e che apparvero alle pie donne, annunziando la
risurrezione del maestro. Questi due diaconi, rimanevano là in silenzio
fino al momento in cui il Papa lasciava l'altare, all'Agnus Dei, per
risalire in trono, dove si sarebbe poi comunicato.
A
S. Maria Maggiore si seguiva anche un altro uso: quando il Pontefice,
dopo la frazione dell'Ostia, indirizzava ai fedeli il suo augurio di
pace, con le consuete parole: "Pax Domini sit semper vobiscum",
il coro non rispondeva come nei giorni ordinari "Et
cum spiritu tuo". La tradizione racconta che in questa
solennità, e nella medesima Basilica, san Gregorio Magno celebrava un
giorno il Divin Sacrificio; appena pronunciate queste parole, un coro di
angeli gli rispose con una melodia così soave che le voci umane
ammutolirono, non osando di unirsi al celeste concerto. L'anno seguente,
senza osare di rispondere al Pontefice, si attese che le angeliche voci
si facessero nuovamente sentire: attesa che durò per diversi secoli; ma
il prodigio che Dio aveva operato una volta per il suo servo Gregorio,
non si ripetè mai più.
Finalmente
ecco giungere il momento in cui la folla dei fedeli si avvicinerà alla
Comunione. L'antica chiesa delle Gallie in tale istanza indirizzava il
suo richiamo a tutta la moltitudine che desiderava il pane di vita.
Questa antifona venne conservata nelle nostre Cattedrali, anche dopo
l'introduzione della Liturgia Romana, per opera di Pipino e Carlo Magno;
ed essa non fu abolita completamente, che in seguito alle innovazioni
del secolo XVIII. Il canto che l'accompagnava si ispirava alla maestà
del mistero odierno: noi ne riportiamo qui le parole, con l'intento di
aiutare i fedeli ad accostarsi con maggiore rispetto a quella mensa, ove
l'Agnello Pasquale sta per donarsi.
Popoli
venite; avvicinatevi al mistero immortale; venite a gustare la sacra
libazione. Avanziamo con
timore, con fede, con le mani pure; veniamo ad unirci a colui che è
prezzo della nostra penitenza: l'Agnello
offerto in sacrificio a Dio suo Padre. Adoriamolo,
glorifichiamolo e, insieme agli Angeli, cantiamo Alleluia.
Usi romani.
A
Roma, il Papa scende i gradini del trono e, sorreggendo sulla fronte la
triplice corona, si siede sulla sedia gestatoria, portata a spalla dai
servi di palazzo, ed avanza nella navata centrale. Poi, giunto al luogo
prestabilito, ne discende e s'inginocchia umilmente. Allora, dall'alto
delle tribune della cupola, alcuni sacerdoti, indossanti la stola,
mostrano al Pontefice ed al popolo il santo legno della Croce e il velo
chiamato della Veronica, sul quale sono impressi i lineamenti del
Salvatore, sfigurati com'erano durante la salita al Calvario. Questo
ricordo dei patimenti e delle umiliazioni dell'Uomo-Dio, evocato al
momento stesso in cui il suo trionfo sulla morte è stato proclamato con
tanto splendore, mette in risalto una volta di più la gloria e la
potenza del Divin Risuscitato, e ricorda a tutti con quale amore e
fedeltà si è degnato compiere la missione che aveva accettato per la
nostra salvezza. E proprio oggi, non dice, egli stesso ai discepoli di
Emmaus: "Non doveva il Messia tali cose patire e così entrare nella
sua gloria?" (Lc 24,26).
La
cristianità intera in questo momento rende onore alle sue sofferenze e
alla gloria sua nella persona del Capo visibile. Dopo aver passato
qualche istante in umile adorazione, il Pontefice, messa nuovamente la
tiara, rimonta sulla sedia gestatoria ed è condotto verso la galleria
superiore, dall'alto della quale impartirà la benedizione apostolica a
tutta la folla immensa adunatasi nella piazza di S. Pietro.
Benedizione dell'agnello.
Si
è ancora conservato l'uso di far benedire un agnello e di mangiarne la
carne il giorno di Pasqua. E noi vi diamo qui, quale completamento dei
riti della Pasqua Cristiana, la preghiera che la Chiesa usa per questa
benedizione. I fedeli conosceranno con piacere questa antica formula che
ci riporta ad altri costumi, e chiederanno a Dio il ritorno a quella
semplicità ed a quella fede pratica che davano un significato così
profondo ed una grandiosità così solida anche agli avvenimenti di
minore importanza della vita dei nostri avi:
O
Dio, che nel giorno della liberazione del vostro popolo dal giogo
dell'Egitto, avete ordinato per mezzo del vostro Mosè che s'immolasse
un Agnello, quale figura di Nostro Signore Gesù Cristo, e che avete
comandato che si segnassero col sangue di questo agnello le porte delle
case; degnatevi benedire e santificare questa creatura di carne, della
quale noi, vostri servitori, desideriamo far uso a vostra gloria, per
festeggiare la risurrezione del medesimo Gesù Cristo Signor nostro, che
vive e regna con voi nei secoli dei secoli. Amen.
Benedizione delle uova.
La
carne degli animali non era l'unico nutrimento interdetto ai cristiani
dalla legge quaresimale, la quale proibiva anche le uova, nella loro
qualità di cibo da essi prodotto. Tale prescrizione non è più in
vigore ai giorni nostri, ma prima che la Chiesa facesse questa nuova
concessione alla debolezza attuale, era necessario che ogni anno una
dispensa più o meno estesa venisse a rendere legittimo l'uso di un
alimento universalmente proscritto durante la quaresima. Le Chiese
orientali hanno conservato assai meglio tale disciplina e non conoscono
questo genere di dispense. Nella loro gioia di ricuperare un cibo, la
cui sospensione era stata penosa, i fedeli domandavano alla Chiesa di
benedire le prime uova che sarebbero riapparse sulla mensa pasquale. Ed
ecco la preghiera che la Chiesa impiegava per corrispondere al loro
desiderio:
Degnatevi,
Signore, spandere la grazia della vostra benedizione su queste uova
che sono vostre creature; affinché esse siano un nutrimento salubre
ai fedeli che stanno per nutrirsene in atto di ringraziamento per i
vostri benefici, in questo giorno della risurrezione di nostro Signor
Gesù Cristo, che vive e regna con voi nei secoli dei secoli. Amen.
Che
sia dunque lieto il convito pasquale benedetto dalla Chiesa nostra
Madre; e che accresca, per mezzo della sua santa libertà, l'allegrezza
di questo giorno! Le solennità religiose devono essere, tra i
cristiani, feste di famiglia; ma, durante tutto il ciclo liturgico, non
ve ne è nessuna che sia paragonabile a questa, da noi attesa così a
lungo e che ci ha portato, al medesimo tempo, la misericordia del
Signore che perdona e la speranza dell'immortalità.
da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico.
- II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti,
P. Graziani e P. Suffia, Alba,
1959, p. 36-42
A
sostegno che Cristo, dopo la sua morte, è disceso nel
regno dell'oltretomba, si citano diversi testi biblici che includono:
Matteo 12:40: "Poiché,
come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il
Figlio dell'uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti".
Il vangelo di Matteo racconta che immediatamente dopo la morte di Cristo. "...la
cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò,
le rocce si schiantarono, 52 le tombe s'aprirono e molti corpi dei
santi, che dormivano, risuscitarono; e, usciti dai sepolcri, dopo la
risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti" (Matteo 27:51-53).
Giovanni 5:25: "In
verità, in verità vi dico: l'ora viene, anzi è già venuta, che i morti
udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l'avranno udita,
vivranno".
Atti 2:27: "perché tu non lascerai l'anima mia nell'Ades, e non permetterai che il tuo Santo subisca la decomposizione".
1 Pietro 3:19-20: "E
in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, che
una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo
di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto,
furono salvate attraverso l'acqua".
1 Pietro 4:6. "Infatti
per questo è stato annunciato il vangelo anche a coloro che sono morti;
affinché, seppur essendo stati giudicati nella carne secondo gli
uomini, potessero vivere nello Spirito secondo Dio".
Ebrei 2:14-15: "Poiché
dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha
similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che
aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli
che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita".
Efesini 4:8-10. "Per
questo è detto: «Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri
e ha fatto dei doni agli uomini». Ora, questo «è salito» che cosa vuol
dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della
terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di
tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa". E' una citazione del Salmo 68:18: "Tu
sei salito in alto, portando prigionieri, hai ricevuto doni dagli
uomini, anche dai ribelli, per far qui la tua dimora, o SIGNORE, Dio".
Filippesi 2:10: "...affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra".
Zaccaria 9:11"Per te, Israele, a motivo del sangue del tuo patto, io libererò i tuoi prigionieri dalla fossa senz'acqua".
Isaia 24:21-22"In
quel giorno il SIGNORE punirà nei luoghi eccelsi l'esercito di lassù, e
giù sulla terra i re della terra; saranno riuniti assieme, come si fa
dei prigionieri nel carcere sotterraneo; saranno rinchiusi nella
prigione e dopo molti giorni saranno puniti".
Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume dal paragrafo 631 al 637 la dottrina cattolica sulla discesa di Gesù agli inferi: "Gesù «era disceso nelle regioni inferiori della terra.
Colui che discese è lo stesso che anche ascese» (Efesini 4:10). Il
Simbolo degli Apostoli professa in uno stesso articolo di fede la
discesa di Cristo agli inferi e la sua risurrezione dai morti il terzo
giorno, perché nella sua pasqua egli dall'abisso della morte ha fatto
scaturire la vita (...) Le frequenti affermazioni del Nuovo Testamento
secondo le quali Gesù «è risuscitato dai morti» (1 Corinzi 15:20)
presuppongono che, preliminarmente alla risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti. È il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli inferi:Gesù
ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la
sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore,
proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano
prigionieri. La Scrittura chiama inferi Shéol, il
soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si
trovano sono privati della visione di Dio. Tale infatti è, nell'attesa
del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti; il che non
vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella
parabola del povero Lazzaro accolto nel «seno di Abramo». «Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all'inferno». Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati né per distruggere l'inferno della dannazione, ma per liberare i giusti che l'avevano preceduto.
«La Buona Novella è stata annunciata anche ai morti... » (1 Pietro
4,6). La discesa agli inferi è il pieno compimento dell'annunzio
evangelico della salvezza. È la fase ultima della missione messianica di
Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale
significato di estensione dell'opera redentrice a tutti gli uomini di
tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono
salvati sono stati resi partecipi della redenzione. Cristo, dunque, è
disceso nella profondità della morte affinché i «morti» udissero «la
voce del Figlio di Dio» (Giovannni 5:25) e, ascoltandola, vivessero.
Gesù, l'Autore della vita», ha ridotto «all'impotenza, mediante la
morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo», liberando «
così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù
per tutta la vita» (Ebrei 2:14-15). Ormai Cristo risuscitato ha «potere
sopra la morte e sopra gli inferi» (Apocalisse 1:18) e «nel nome di
Gesù ogni ginocchio» si piega « nei cieli, sulla terra e sotto terra»
(Filippesi 2:10)". Il tutto è così sintetizzato: Con
l'espressione « Gesù discese agli inferi » il Simbolo professa che Gesù
è morto realmente e che, mediante la sua morte per noi, egli ha vinto
la morte e il diavolo « che della morte ha il potere » (Ebrei 2:14).
Cristo morto, con l'anima unita alla sua Persona divina, è disceso alla
dimora dei morti. Egli ha aperto le porte del cielo ai giusti che
l'avevano preceduto.
La Madre di Dio rivelò a Santa Brigida che, chiunque reciti sette “Ave Maria” al giorno meditando sui Suoi dolori e sulle Sue lacrime e diffonda questa devozione, godrà dei seguenti benefici:
- La pace in famiglia.- L’illuminazione circa i misteri divini.- L’accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste
purché siano secondo la Volontà di Dio e per la salvezza della sua
anima.- La gioia eterna in Gesù e in Maria. 1° dolore: La rivelazione di Simeone. Ave Maria…
2° dolore: La fuga in Egitto. Ave Maria…
3° dolore: Lo smarrimento di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme. Ave Maria…
4° dolore: L’incontro con Gesù sulla via del Calvario. Ave Maria…
5° dolore: La crocifissione, la morte, la ferita al costato e la deposizione sul Calvario. Ave Maria…
6° dolore: La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria sotto la Croce. Ave Maria…
7° dolore: La sepoltura di Gesù e le lacrime e la solitudine di Maria. Ave Maria… “O Cuore Addolorato e Immacolato di Maria, prega per noi che ricorriamo a Te…!”