(((†))) . Radio . Vobiscum . [ Germania ]
"Se vien qualcuno tra voi e non porta questa dottrina non lo ricevete in casa e nemmeno salutatelo "(Giov.IIª, 10). “Se anche un Angelo o noi stessi vi predicassimo un Vangelo diverso da quello che vi è stato tramandato, sia anatema” (Gal., I, 8).
giovedì 30 gennaio 2014
martedì 28 gennaio 2014
Bergoglio agisce come satana... “si filius Dei es, mitte te deorsum”
LE COLOMBE DI PAPA BERGOGLIO…
VOLANO BASSO
VOLANO BASSO
di L. P.
La fantasia dei registi “liturgisti” vaticani postconciliari ama descrivere gli incontri papali con una scenografia condita di tenerume e di pathos tale da suscitare epidermiche emozioni a far colpo sull’immaginazione e sul sistema neurovegetativo dei fedeli che, domenicalmente, accorrono in Piazza San Pietro. Talora accade, però, che l’epilogo del copione non si accordi col prologo perché, o come afferma Dante “a risponder la materia è sorda” (Par. I, 129 ) o perché può succedere che il diavolo ci metta la coda o che, addirittura, Qualcuno voglia mandare un messaggio. Scegliete voi.
Sulla scia del defunto GP II, prossimo santo, anche papa Bergoglio, che preferisce alla solennità dei gesti, previsti e comandati dalla Liturgìa, le semplici manifestazioni domestiche, amichevoli e cameratesche, che non ama impartire la benedizione in nome della santissima Trinità ma inviare un familiare “buon pranzo”, non tralascia di esibirsi in scenette e quadretti in cui figurano bambini e bambine sicché ieri, all’Angelus di domenica 26 gennaio A. D. MMXIV, s’è affacciato alla finestra della terza loggia del Palazzo Apostolico in compagnìa di due bimbetti i quali, dopo aver letto un messaggio a nome della ACR – Azione Cattolica Romana – hanno liberato due colombe bianche, un “déjà vu”, a significare l’auspicio di pace.
Ciò che è successo, poi, ha fornito spunto per una riflessione che ora, se non dispiace, vogliamo girare ai lettori. Niente di eccezionale, per carità ma solo una peregrina ricognizione sull’episodio dacché i gesti, come le parole, sono “consequentia rerum”, esprimono cioè l’essenza delle cose.
Prima del lancio, prima che si librassero, dalle mani dei fanciulli, “solvendosi nell’aere aperto” (Pg. XXXI, 145 ), il Papa ha loro raccomandato di “liberarle verso il basso” poiché i volatili, due dei tanti addomesticati e tenuti in riserva per simili occasioni nel segno della pace, sarebbero rientrati, come spesso accade e come era prevedibile che accadesse nella giornata di freddo gelido, nella calda stanza papale.
“Liberatele verso il basso”, raccomandazione che, al senso comune, suona piuttosto strana considerato che le colombe, come tutti gli alati atti al volo, tendono all’alto tale che, a mutuare questa attitudine, anche talune associazioni umane si fregiano di motti che echeggiano l’intenzione a volare o a salire oltre, come ad esempio il 3° Alpini il cui motto suona “Altius tendo” – tendo più in alto – o come la nostra Aeronautica militare che porta, sullo stemma, “Virtute siderum tenus” – con forza fino alle stelle. Ma, naturalmente, il consiglio del Papa si fondava sulla concretezza di una qualche esperienza passata.
Fatto si è che, non appena le due placide e miti colombe prendon l’aire, ecco improvvisamente fiondarsi e incombere un corvo e poi un gabbiano che, in unità di intenti, diciamo fraterni ed ecumenici, si lanciano famelici contro le due di cui una resta, fatalmente, vittima della voracità del gabbiano. E tutto, sotto lo sguardo allibito degli spettatori. Volavano basso, poverine, e non per loro colpa.
La considerazione più ovvia da fare è che, forse, sarebbe stato meglio che fossero rientrate nelle stanze vaticane piuttosto che affrontare lo spazio aperto. Ma a noi è venuto di tirar giù talune dilettevoli osservazione guarnite ora da lepidi ora da forti riferimenti nel segno di un senso morale. Intanto, il consiglio del papa – liberatele verso il basso! – ha fatto riemergere alla mente l’analoga, ma non eguale, esortazione che Dedalo indirizzava al figlio Icaro allorquando, fuggendo in volo dal Labirinto cretese, questi preso dall’entusiasmo, si ergeva in salita verso il sole. “Medio – que – ut limite curras/Icare – ait – moneo, ne si demissior ibis/unda gravet pennas, si celsior, ignis adurat/Inter utrumque vola” (Ovidio – Metamorfosi lib. VIII, 203/205) – ti consiglio, o Icaro, di correre a mezza quota perché se te ne vai troppo in basso l’acqua (del mare) ti appesantirebbe le penne, e se troppo in alto, il calore (del sole) te le brucerebbe. Vola tra i due piani.
Il fedele, assiduo lettore della Scrittura, potrebbe andare all’episodio dell’arcangelo Michele secondo quanto narra Giovanni (Ap. 12, 7): “Allora avvenne una guerra nel cielo. Michele e i suoi angeli, combattevano contro il dragone” solo che, nella lacrimevole vicenda di cui si parla, chi vince è il dragone/gabbiano che abbatte a terra la colomba e la divora.
Ma è un dragone, il gabbiano o qualch’altro personaggio?
E che cosa vorrà dire, in termini segnici e simbolici?
Non ci si rimproveri di voler entrare nel territorio oscuro della semantica o della divinazione perché ci sembra che, da qualche tempo in qua, avvengano fenomeni del tutto naturali, certamente, ma coincidenti in momenti di particolare tensione come, ad esempio, la folgore deflagrata sul cupolone la sera dell’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI, il gabbiano che, in attesa dell’elezione papale di Bergoglio, stazionava sul fumaiolo della Cappella Sistina (che sia lo stesso che ieri s’è divorata la colomba?), altra folgore abbattutasi sulla mano del Redentore del brasiliano Corcovado, ed ora la colomba sbranata dal gabbiano (quello del fumaiolo?), davanti a migliaia di fedeli, in Piazza san Pietro quasi a dimostrare e a punire l’erroneità del consiglio papale (Gabbiano giustiziere).
Riferiamo, qui, quanto la letteratura simbolista ci dice riguardo questi uccelli.
La colomba, è notorio, rappresenta la femminilità, l’armonìa e la pace. Nell’iconologìa cristiana è il volto dello Spirito Santo, così come apparve a Giovanni nell’episodio del battesimo di Gesù;
Il corvo rappresenta il senso del mistero, lo spirito sciamanico, la magìa. In alchimìa esso esprime lo stato di putredine a cui soggiace la materia prima di avviarsi verso l’opus magnum;
Il gabbiamo simboleggia lo spirito della libertà, la tensione verso l’alto, l’intermediario tra spirito e materia.
Dunque, a dar retta al simbolismo suddetto, ci vien da pensare che il gabbiano, che uccide e divora la colomba, sia colui che punisce chi deroga dal proprio officio come quella colomba che tradisce la propria natura volando in basso. Verrebbe da pensare che il gabbiamo cancelli e denunci, col suo attacco, un falso concetto di pace, quella del mondo, quella che Gesù bollò come tale e che, oggi invece, viene spacciata come vera e degna di essere propugnata.
Ci sia permesso di pensare che l’episodio, al di là di quella legge naturale che legittima, in ambito animale “mors tua vita mea”, stia perciò a dimostrare come la Chiesa postconciliare sia più attenta alle cose basse, alle “cose di quaggiù”, che nel pellegrinare faticoso di questa vita preferisca la scorciatoia, che abbia addirittura perso di vista le alte mète. Il fervore con cui, ad esempio, si sta allestendo il Sinodo straordinario dell’ottobre 2014 durante il quale la Chiesa intenderà raccogliere le sfide – quante sfide, secondo papa Bergoglio! – sul divorzio, sull’omosessualità, sulla famiglia, sulla droga, questioni già discusse e liquidate dall’autorità di Cristo e degli Apostoli, all’insegna della “pastoralità” e niente o poco sulle grandi verità teologiche, dice chiaramente che la “colomba” vola bassa sicché il rischio di incorrere in corvi o gabbiani famelici è pressoché certo.
Si osservi: quando Gesù, dopo i quaranta giorni di digiuno e di preghiera nel deserto, venne tentato da Satana, questi, portandolo sul pinnacolo del tempio, non gli chiese di spiccare il volo, di andarsene verso l’alto, ma di gettarsi giù, “si filius Dei es, mitte te deorsum” (Mt. 4, 6) e non solo per tentare Dio ma perché Satana non potrà mai chiedere all’uomo di elevarsi, ma di precipitare “in basso”. Chi ha orecchi da intendere, intenda.
Noi ci limitiamo, con un mezzo sorriso, a pensarle queste cose tingendole anche con il colore della divagazione e della satira benevola. Certo, se fossimo stati uomini d’altri tempi, quali egizii, greci o romani, ci saremmo seriamente impressionati davanti ad uno spettacolo quale quello offertosi ieri, domenica 26 gennaio A. D. MMXIV, in Piazza san Pietro. La letteratura classica tenne in alta considerazione eventi simili da cui, come dai sogni, tirava oroscopi ed oracoli. Omero ci narra – Odissea XX, 297/298 <Pindemonte> - che “alla sinistra loro/un’aquila comparve altovolante/che avea colomba trepida tra l’ugne”. Ed ancora “Un’aquila volò, che bianca e grande / domestica oca, con gli adunchi artigli / dalla corte rapìa…” (Odissea XV, 160/162), per dire che un’aquila – Ulisse, cioè – avrebbe fatto scempio dei Proci.
Qualcuno ricorderà che, qualche anno fa’, una cicciola attricetta di svenevoli costumi e già deputata nel Parlamento italico come rappresentante del Partito Radicale, invitata quale madrina ad una manifestazione arcobaleno/pacifista in occasione di parate militari, coronata con un serto di fiori la testa dai sericei capelli platinati , liberò una nivea colomba la quale, meschina, volò tanto in basso da finire stritolata sotto i cingoli di un carrarmato in movimento.
Alla faccia della iridata pace! Qualcuno commentò: “Si vis pacem para bellum”.
E’ lecito, allora, chiederci di che tipo sia questa pace che si vuol celebrare nelle innumerevoli manifestazioni che punteggiano lo scorrere dei giorni? Non sarebbe opportuno che gli uomini di Chiesa rammentassero, ogni tanto, sia chiaro, non sempre, che cosa pensasse Gesù della pace?. Noi ci prendiamo l’onere e l’ufficio di ricordarglielo.
“Il Consolatore, lo Spirito Santo che il
Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e
vi ricorderà tutto ciò che io vi detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non
come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv. 14, 26/27).
Partiti dall’episodio delle colombe, vogliamo concludere con un’informazione di particolare curiosità che, oltre ad irrobustire la conoscenza in genere, chiarisce il senso di quanto detto e lo colloca nelle giuste coordinate logiche e semantiche. Nel 2008 fu presentato, per le edizioni del CNR, una ricerca d’arte condotta da Sandro Barbagallo, dal titolo “Lo zoo sacro vaticano. Iconografia e iconologia zoomorfa nella Basilica di San Pietro”. In essa l’autore elenca 67 specie di animali, rappresentate da pitture e da sculture, che si trovano nella basilica. Il 90% è di carattere simbolico e il restante 10% di semplice decoro.
Si contano 700 api, 470 colombe ( meno due…), 100 draghi, 38 leoni, 35 aquile, 24 serpenti, 15 agnelli, una decina di cavalli, 7 delfini, 4 cani, 3 pipistrelli, 2 lucertole, 1 gatto, 1 coccodrillo, 1 unicorno, 1 maiale.
Ieri, domenica 26 gennaio, A. D. MMXIV, si sono aggiunti, un gabbiano già noto e un corvo.
tratto da: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV730_L.P._Colombe_papa_Bergoglio.html
Chi ha crocifisso Gesù continua a perseguitare la sua Chiesa...
“Le Forze Occulte della Sovversione: Giudaismo, Massoneria, Liberalismo & Bolscevismo millenaristi” (don Curzio Nitoglia, Effedieffe, 2014) ~ Invito alla lettura
Curzio Nitoglia
Le Forze Occulte della Sovversione:
Giudaismo, Massoneria, Liberalismo
& Bolscevismo millenaristi
Effedieffe, 2014
~Invito alla lettura
Le Edizioni Effedieffe hanno pubblicato
il libro Le forze occulte della sovversione: Giudaismo, Massoneria,
Liberalismo & Bolscevismo millenaristi di Curzio Nitoglia.
L’Autore, in questo libro, dimostra con citazioni ampiamente documentate
1°) che non è solo la Massoneria ad
operare la Rivoluzione, ma anche e soprattutto il Giudaismo, il quale ha
crocifisso Gesù e continua a perseguitare la sua Chiesa;
2°) che inoltre la Massoneria
anglo-americana è intrinsecamente perversa, come ha insegnato
ultimamente la “Conferenza Episcopale Tedesca” e perciò la teoria della
distinzione tra Massoneria cattiva (latina) e buona (anglo-americana) è
da rigettarsi;
3°) che infine il non voler citare
l’Avarizia – come fa Plinio Correa de Oliveira in Rivoluzione e
Controrivoluzione, (tr. it., Piacenza, Cristianità, 1973) – quale fonte
interna di Rivoluzione è in sé teologicamente inesatto ed è una
conseguenza logica della dottrina liberista del teo-conservatorismo,
diametralmente incompatibile col cattolicesimo;
4°) che il tutto è leggibile e diventa intellegibile alla luce del Millenarismo gioachimita.
In breve, il succo del libro è il
seguente: il Giudaismo è il ‘padre’ della Massoneria; la Massoneria
anglo-americana è relativista e luciferina; l’Avarizia è la ‘Tendenza’
principale della ‘Sovversione’ assieme all’Orgoglio; il Giudaismo è uno
ed è la guida principale delle varie Rivoluzioni; il Liberismo
calvinista è incompatibile con la retta ragione, ma è connaturale
all’Americanismo teo-conservatore; la Plutocrazia dell’alta finanza
apolide e anonima combatte contro la vera Economia e ne è la
deformazione; infine il Millenarismo gioachimita aiuta a capire i
rapporti che legano Giudaismo, Massoneria, Bolscevismo e
Teo-conservatorismo liberale, i quali possono apparire accidentalmente
diversi, ma sono sostanzialmente simili.
Il libro si conchiude con lo studio del
Millenarismo come chiave di lettura dell’influsso del Giudaismo, della
Massoneria, della Plutocrazia e del Comunismo trozkista sugli
avvenimenti attuali: la costruzione del “Nuovo Ordine Mondiale”, dal
2003 al 2013, con l’invasione dell’Iraq e le cosiddette “primavere
arabe” sino alla guerra contro la Siria dell’agosto 2013.
La S. Scrittura ci parla di tre motori
della Sovversione personale: l’Orgoglio, la Sensualità e l’Avarizia, che
è l’attaccamento disordinato ai beni terreni ed il frivolo desiderio di
sapere ciò che avviene nel mondo per sola curiosità e non per
spirituale vantaggio (“Concupiscenza degli occhi”). Di qui la necessità
di approfondire il tema del ruolo preminente che gioca l’Avarizia nella
Sovversione individuale e sociale, tramite il Materialismo
individualista liberale/teo-conservatore filo-calvinista e quello
collettivista comunista/bolscevico.
Non a caso il teo-conservatorismo
italo-americanista, che è sostanzialmente materialismo individualista
liberale, sposta e deforma la ‘Restaurazione’ dell’ordine personale,
familiare e sociale dal piano filosofico, spirituale e politico a quello
crematistico o affaristico e plutocratico-latifondistico.
Invece la ‘Sovversione’ è il disordine
che l’uomo sperimenta in sé dopo il peccato originale, dietro la spinta
delle tre Concupiscenze (orgoglio, avarizia e lussuria). La
‘Restaurazione’, perciò, significa cercare di ritornare all’ordine
turbato dalle tre Concupiscenze nell’individuo, nella famiglia e nella
Società civile. Per poter restaurare l’ordine nella Società civile
occorre prima averlo in sé (“nemo dat quod non habet”, nessuno dà quel
che non ha), poi nella famiglia ed infine lo si può portare nello
Stato, che è un insieme di famiglie unite al fine di conseguire il
benessere comune temporale subordinatamente a quello spirituale.
L’ordine è la sottomissione dell’anima a
Dio e la padronanza dell’anima sul corpo ed i suoi istinti, su tutte e
tre le Concupiscenze e sui sette Vizi capitali. La ‘Sovversione’ è lo
scardinamento di quest’ordine. La vita spirituale consiste nel
ristabilire quest’ordine nell’animo del singolo uomo; la vita politica
consiste nel riportarlo nella Società civile o polis, composta da più
individui, che mettono assieme una famiglia e da più famiglie, che
formano un villaggio e da più villaggi, che producono uno Stato.
Oggi ci troviamo nell’ultima fase della
‘Sovversione’, il Mondialismo, che a partire dall’11 settembre del 2001
cerca di impadronirsi del mondo intero e di edificare un unico Tempio e
una sola Repubblica universale per rendere schiava la quasi totalità
dell’umanità sotto il giogo di Israele e dell’America, i due Stati
dominati dai principali agenti della Sovversione: il Giudaismo e la
Massoneria.
Quindi, dalla Restaurazione della
metafisica e del realismo della conoscenza, dipende anche la
Restaurazione della morale naturale, la quale ci aiuta ad essere
veramente uomini, intelligenti e liberi, e ci impedisce di farci
travolgere dalla marea montante della Sovversione nichilistica
animalesca, la quale rende l’uomo simile al bruto, schiavo e determinato
dai suoi istinti più bassi.
Per concludere, «dobbiamo riaffermare la
dipendenza dell’uomo dal Fine ultimo e dalla Legge eterna imposta da Dio
tramite la Legge naturale, che costituisce la nostra stessa essenza di
animali intelligenti e liberi e la cui osservanza attua tale nostra
natura nel modo migliore».
Purtroppo la nostra epoca è
caratterizzata da una specie di fobia per la metafisica, la quale si
incentra sull’Essere per essenza e per partecipazione e dalla creatura
risale al Creatore, il quale trascende sia lo Stato che l’uomo. Quindi
la modernità si preclude la possibilità di giungere alla nozione di
Diritto naturale, il quale, «muovendo dall’antichità ebraica e
greco-romana, è arrivato sino a noi attraverso la tradizione della
scolastica, della filosofia perenne, che riduce il diritto naturale a
pochi, sommi princìpi, i quali non possono mai essere violati, ma sono
suscettibili di diverse applicazioni storiche nei casi particolari, e
bisognosi di essere determinati nei contenuti, integrati nelle
istituzioni, fatti rispettare anche con congegni più positivi».
ETIENNE Gilson scriveva: «Se Dio non
esiste, tutto è permesso. Nulla è più proibito, non c’è più limite, non
c’è nulla che non si possa tentare, che non si debba tentare, perché se
tutto ciò che è stato vero un tempo lo è stato partendo dall’ipotesi che
Dio esisteva, ora che Dio non esiste nulla di ciò che era vero allora è
adesso vero, nulla di ciò che era bene è bene; dobbiamo ricreare tutto.
Ma, prima di ricreare, bisogna cominciare col distruggere […], il
migliore augurio che si possa fare all’uomo moderno è di rientrare
nell’ordine naturale, che è quello della creazione divina».
Buona lettura!
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martedì 31 dicembre 2013
Nuova Crociata del Rosario anche per i Francescani dell'Immacolata?
FSSPX e FFI: due casi analoghi dagli esiti differenti
e
su quelle presenti dei Francescani dell’Immacolata.
Premessa
In
questi mesi molti Cattolici sono sconcertati e addolorati per quanto
avviene in seno all’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, in
particolare per i provvedimenti del Commissario Apostolico, padre
Fidenzio Volpi. Proprio in questi giorni è apparsa su alcuni blog
una lettera anonima di un Frate dell’Immacolata, in cui si denunzia
la proibizione di celebrare la Messa tridentina, la soppressione del
Seminario, il divieto di scrivere articoli sui settimanali cattolici,
l’interdizione di dirigere gruppi di laici, oltre alla chiusura di
Conventi ed alle misure di stretta sorveglianza cui sarebbero
sottoposti i membri dell’Ordine.
Pur
non potendo non apprezzare l’opera svolta dai Reverendi Padri, e
non volendoci esimere dall’esprimere loro il massimo appoggio –
solidarietà, direbbero alcuni – crediamo nondimeno nostro dovere
richiamare l’attenzione sugli aspetti di questa vicenda che i
commentatori hanno sinora ignorato, e che a nostro avviso non
dovrebbero esser trascurati, per trarne insegnamento.
Vogliamo
quindi esporre il nostro pensiero, confidando che esso possa
suscitare una proficua discussione in seno alla comunità
tradizionale e, a Dio piacendo, un sincero esame di coscienza da
parte di alcuni Frati dell’Immacolata. Tutto questo in spirito di
carità fraterna e con uno sguardo il più possibile soprannaturale.
I precedenti
L’avversione
della setta conciliare alla Liturgia, alla Dottrina, alla Morale ed
alla Spiritualità della Chiesa Cattolica non è mai stata un
mistero: essa è anzi l’indice infallibile di quanto i novatori
siano insofferenti a tutto ciò che ricorda anche solo lontanamente
il nome cattolico. Questa avversione non è nuova: ne furono
portatori tutti gli eretici nel corso dei secoli, ed anche
recentemente abbiamo avuto numerosi esempi dell’odio viscerale dei
modernisti verso l’insegnamento immutabile e perenne della
Magistero, ed ancor più verso quanti a quell’insegnamento si
conformano.
Anche
sotto l’Antica Alleanza le infedeltà del popolo che fu l’eletto
portarono alla persecuzione dei buoni, fedeli al Dio vivo e vero,
mentre i Re di Israele tolleravano il culto e i riti degli dei
pagani: un ecumenismo ante litteram,
denunziato dai profeti e punito da Dio, come avvenne ad esempio ai
tempi del profeta Elia. E la prima infedeltà fu proprio quella dei
nostri progenitori, ribelli al comando del Signore sin dall’inizio:
quali ne siano state le conseguenze per tutta l’umanità ce lo
insegnano le Scritture e lo vediamo ancor oggi.
Le
infedeltà sotto la Nuova ed Eterna Alleanza non furono infrequenti,
e furono anch’esse punite dal Dio geloso che non tollera che si
servano due padroni. Infedeltà delle Nazioni e dei singoli;
infedeltà pubbliche e private; infedeltà motivate da orgoglio, da
cupidigia, da rispetti umani, da pavidità, dalla debolezza e
dall’accecamento indotti dagli altri vizi. Guerre, epidemie,
carestie, flagelli hanno colpito l’umanità nel corso dei secoli
per richiamare i peccatori al pentimento, al digiuno ed alla
penitenza, e per riparare all’offesa della Divina Maestà, tanto
generosa nell’elargire grazie sovrabbondanti quanto giusta e severa
nel ritirarle a chi non se ne dimostra degno.
Il caso della Fraternità San Pio X
Ai
tempi dell’immediato postconcilio, un Vescovo missionario francese
fondò una Fraternità Sacerdotale di vita apostolica, ponendola
sotto il patrocinio di San Pio X, e il suo zelo per la difesa
dell’ortodossia gli meritò l’approvazione della Sacra Gerarchia.
Questa Fraternità ebbe numerose vocazioni e volle sin dal principio
votarsi alla solida formazione dei giovani chierici, in un momento in
cui i seminari e gli Atenei cattolici davano segni di vistoso
cedimento dottrinale, morale e disciplinare. L’Ordinario di
Friburgo approvò gli Statuti e le Costituzioni della Fraternità nel
1970 e già nel 1971 il Cardinale Wright, Prefetto della
Congregazione per il Clero, inviava lettere di incoraggiamento a
Mons. Marcel Lefebvre. Cosa abbia portato, nel 1975, alla decisione
di sopprimere la Fraternità fu evidentissimo: la fedeltà al
Magistero cattolico ed il rifiuto di piegarsi agli stravolgimenti
liturgici e dottrinali del postconcilio. E fu una soppressione
formalmente discutibile, poiché a norma del Codice di Diritto
Canonico essa sarebbe dovuta giungere dalla Santa Sede, e non dal
Vescovo Diocesano. Monsignore non cedette, e per assicurare un futuro
ai suoi chierici decise di procedere alle Sacre Ordinazioni anche
senza il permesso dell’Ordinario e del Vaticano. Ovviamente questa
disobbedienza materiale diede il pretesto alla Gerarchia per
sospendere a divinis
Mons. Lefebvre e tutti i chierici da lui ordinati, ponendoli di fatto
in una posizione di irregolarità canonica. Nonostante il
boicottaggio dell’ala più progressista della Gerarchia, la
Fraternità si ampliò, senza mai desistere dal trovare una
pacificazione con Roma, a patto di non dover rinunziare alla Messa di
sempre e di non dover accettare
sine glossa il
Concilio Vaticano II. Nel 1988, quando Monsignore fu anziano, decise
di consacrare dei Vescovi perché gli potessero succedere nel governo
della Fraternità e nell’ordinazione dei chierici, ma il Vaticano –
che pure pareva inizialmente possibilista, ma che cercava
semplicemente di temporeggiare sino alla morte del Presule – alla
fine non le autorizzò, e Mons. Lefebvre dovette ancora una volta
compiere un atto coraggioso e disobbedire alla Gerarchia, consacrando
quattro Vescovi. A quel punto giunse la scomunica per i Vescovi della
Fraternità San Pio X e per i suoi fedeli che avessero aderito al presunto scisma, mentre i modernisti di
tutto il mondo credevano di esser finalmente riusciti a toglier di
mezzo lo scomodo Vescovo ribelle
e i suoi seguaci, considerando tutta la Fraternità scomunicata in blocco. Chi ha letto le omelie e gli scritti di Monsignore
sa bene quanta ponderazione e quanto amore per la Chiesa abbia
condotto a queste scelte, all’emarginazione, all’ostracismo, alle
accuse ingiuste e ingenerose da parte di quasi tutto il mondo
cattolico, specialmente da parte di tantissimi sacerdoti e Prelati.
L’accusa di lefebvrianesimo
divenne allora marchio infamante per quanti, vicini alla Fraternità
o meno, conducevano la buona battaglia della Tradizione per la Messa
tridentina e per la fedeltà al Magistero cattolico. Un’accusa che,
come sappiamo, risuona ancor oggi nei tribunali del popolo istituiti
per condannare i Frati Francescani dell’Immacolata.
In
controtendenza rispetto ai predecessori, Papa Benedetto XVI, con Motu
proprio del 14 Luglio 2007
riconosceva che la Messa tradizionale, detta di S. Pio V, non è mai
stata abrogata e che ogni sacerdote può celebrarla. Lo stesso
Pontefice, con il Decreto del 21 Gennaio 2009, affermava che i
Vescovi della Fraternità S. Pio X non sono né scismatici né
scomunicati.
Oggi
la Fraternità conta una Casa generalizia, 6 Seminari e 14 Distretti,
162 Priorati, 750 Oratori, 2 istituti universitari, 100 scuole, 7
case di riposo, 575 Sacerdoti, 215 seminaristi, 42 pre-seminaristi,
119 fratelli laici, 186 religiose, 84 suore oblate, 5 conventi di
Carmelitane. È
presente in 65 Paesi. Numerosi ordini latini e orientali tradizionali
sono uniti alla Fraternità sacerdotale San Pio X nel mondo.
Il caso della Fraternità San Pietro
Nel
1988, dopo le Consacrazioni episcopali, una parte di sacerdoti e
chierici lasciò la Fraternità San Pio X e venne fondata, con
l’approvazione della Santa Sede, la Fraternità San Pietro.
L’accettazione del Concilio non è nemmeno messa in discussione (al
punto da trovare la Lumen gentium
nelle stesse Costituzioni), e non sono pochi i sacerdoti che
celebrano indifferentemente il rito cattolico e quello riformato. I
dissensi interni alla Fraternità San Pietro divennero di pubblico
dominio in occasione di una lettera del 29 Giugno 1999, inviata
all’Ecclesia Dei da
un gruppo di sedici sacerdoti progressisti di quell’istituto, a
seguito della quale la Commissione Pontificia limitò i poteri dei
Superiori e rinviò il Capitolo Generale. Nei confronti di costoro
non fu emanato nemmeno un ammonimento per la illiceità del loro
comportamento. In concomitanza con questi provvedimenti, viene
emanato un documento della Congregazione del Culto Divino in cui si
precisa che tutti i sacerdoti che sono tenuti a celebrare secondo il
Messale del 1962, quando celebrano in seno ad una comunità che segue
il rito moderno devono celebrare col rito moderno: in pratica, o
accettano il doppio rito, o se ne devono rimanere nella propria
comunità (Prot. 1441/99 del 2 Luglio 1999). Si noti che mentre un
Superiore di un istituto di rito straordinario non ha giurisdizione
sul proprio chierico che voglia celebrare secondo la liturgia
riformata, nel caso di un Superiore di un istituto di rito ordinario
questa giurisdizione esiste e gli consente di vietare al chierico la
celebrazione in rito straordinario, come ad esempio nel caso dei
Francescani dell’Immacolata.
Si
noti che le denunce e le lamentele di una parte minoritaria dei
membri di una comunità tradizionale ottiene immediato riscontro a
Roma, mentre non avviene altrettanto nel caso in cui, richiamandosi
alla fedeltà agli Statuti, qualcuno denunzi derive conciliariste in
seno ad essa.
Il caso dell’Istituto del Buon Pastore
Nel
2006 fu eretto canonicamente l’Istituto del Buon Pastore il quale,
dopo un periodo iniziale in cui lo Statuto prevedeva l’uso
esclusivo della Liturgia
tridentina, si sente ora chiedere dalla Commissione Ecclesia
Dei di accettare le due forme
del Rito Romano, ossia la forma straordinaria di San Pio V e la forma
ordinaria di Paolo VI. Anche nella formazione dei seminaristi viene
richiesto un adeguamento alle disposizioni conciliari. L’Istituto è
stato commissariato per poter far nominare Superiore Generale un
sacerdote che potesse assecondare i desiderata
vaticani.
Questi
casi emblematici dimostrano che la legittimazione canonica di
entrambi gli istituti è vincolata inscindibilmente alla rinuncia da
parte dei loro membri a qualsiasi critica del Concilio e della
liturgia postconciliare, cosa che rinnega sostanzialmente le
originarie motivazioni di divergenza dottrinale e rituale della
Fraternità San Pio X. Non è solo richiesto il silenzio sulle
eventuali riserve dei singoli, ma anche una testimonianza fattuale
dell’adesione al nuovo corso postconciliare.
A
tal proposito commenta don Pierpaolo Maria Petrucci, Superiore del
Distretto italiano della Fraternità San Pio X:
Il
problema di coscienza che si pone per ogni Cattolico, maggiormente
per un sacerdote e per una comunità religiosa, è rinunciare ad
opporsi al nuovo rito, e questo non per un attaccamento nostalgico
alla liturgia tradizionale, ma perché, come ricordavano i Cardinali
Bacci ed Ottaviani, “si allontana in maniera
impressionante dalla teologia cattolica della Messa come è stata
definita dal Concilio di Trento”.
Inaccettabili dal punta di vista della fede sono anche le nuove
dottrine come quella sul valore salvifico di tutte le religioni;
sull’ecumenismo e la non perfetta identità fra la Chiesa di Cristo
e la Chiesa Cattolica; sulla libertà religiosa; sulla collegialità
episcopale etc. 1
In
pratica, per esser figli di questa nuova chiesa occorre fare abiura
formale degli errori
della Fraternità San Pio X, cosa che Mons. Lefebvre aveva
preconizzato sin dall’inizio. Ovviamente tali esempi rendono
impossibile il progresso di ogni colloquio con la Fraternità San Pio
X, che vede puntualmente realizzati i propri timori in caso decidesse
di rientrare a pieno titolo in comunione con Roma.
Fatti recenti
Cosa
accade di rilevante in quest’ultimo anno? Nulla, se non
l’abdicazione di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco. Il
teologo tedesco schivo ed elegante cede improvvisamente il posto al
demagogo argentino che vuol piacere a tutti. Il Pontefice in trono
con la mitria di Pio IX, la ferula d’oro e i paramenti con gli
stemmi papali ornati di tiara viene giubilato e gli succede il
Vescovo di Roma dai paramenti poverissimi (ordinati ad hoc,
si capisce) e dalle scarpe sformate vistosamente nere.
La
persecuzione mediatica contro il Pontificato precedente si muta
d’incanto in unanime consenso, tanto più sconcertante quanto meno
cattolici sono gli estimatori di Francesco. Laicisti, liberali,
marxisti, atei, Massoni: tutti elogiano papa Bergoglio e ne
enfatizzano la palese posizione di rottura rispetto al passato, e in
particolare rispetto al predecessore. I vari Melloni, Sodi, Marini e
via elencando risorgono e squittiscono di incontenibile soddisfazione
per aver riconquistato il Soglio, preannunciando rivoluzioni e
cambiamenti in tutti gli ambiti della vita ecclesiale.
Questa
posizione di rottura – che contrasta con la chimera
dell’ermeneutica della continuità
– non è un miraggio dei progressisti, ma trova origine e riscontro
quasi quotidiano nelle parole e nei gesti del nuovo Pontefice: il
nome Francesco, scelto in chiave pauperista; il saluto borghese
Buonasera al posto del
cattolico Sia lodato Gesù Cristo;
l’atteggiamento informale e il vestiario privato delle insegne
pontificali; i colloqui con l’ateo Scalfari circa la relatività
del Bene assoluto, le esternazioni sul Dio cattolico
e sulla solenne sciocchezza dell’apostolato
della Chiesa; le deviazioni sulla dottrina della sostituzione
dell’Alleanza col popolo ebraico; l’esasperante adulazione con
chi è fuori della Chiesa, e le intolleranti sanzioni verso
l’ortodossia cattolica: il Card. Burke, il Card. Piacenza, i
Francescani dell’Immacolata...
Il caso dei Francescani dell’Immacolata
Veniamo
ora ai Francescani dell’Immacolata. La loro vicenda inizia nel
1965, quando padre Stefano Maria Manelli O.F.M. Conv. riscopre e
medita le Fonti Francescane e gli scritti di San Massimiliano Maria
Kolbe. Nel 1969 padre Manelli chiede all’allora Ministro Generale
dei Frati Minori Conventuali, padre Basilio Heiser, di avviare una
nuova esperienza di vita francescana. Il superiore asseconda
l’istanza e già nel 1971 apre il primo Noviziato. Quel primo
gruppo di frati venne riconosciuto dalla Chiesa venti anni dopo, nel
1990, dall’Arcivescovo di Benevento Mons. Carlo Minchiatti, “per
mandato del Santo Padre”, con
la professione dei Voti di circa trenta religiosi. La rapida crescita
dell’Istituto nel mondo e le credenziali dei Vescovi nelle cui
Diocesi operavano i religiosi, porta il 1 gennaio 1998 al
riconoscimento pontificio. L’Ordine si distingue per la fedeltà
alla Chiesa e al suo Magistero, con una sensibilità anche alla cura
della liturgia celebrata nel Rito Romano antico in applicazione del
Motu proprio Summorum Pontificum.
Al 31 dicembre 2010 i Frati erano 352 in tutto il mondo con poco meno
di duecento sacerdoti in 55 case religiose. I fatti e le censure degli
ultimi mesi sono noti a tutti e sono stati documentati in modo
certamente più esauriente da tanti autorevoli esponenti del laicato
cattolico.
Equivoci ed ambiguità
Che
i Frati dell’Immacolata fossero – e siano tuttora – considerati
tra i più ortodossi esponenti del Clero regolare è cosa risaputa e
condivisa da molti. Le parrocchie e le chiese in cui essi hanno
esercitato il proprio ministero si distinguono spesso per la dignità
delle celebrazioni, il decoro e la pulizia degli altari, delle
suppellettili e dei paramenti, per l’aumento della frequenza ai
Sacramenti, per il nuovo slancio delle corali, lo sviluppo delle
attività pastorali, le conferenze ecc.
Ma
se tutto questo, nel disastro che contraddistingue le parrocchie
normali, può esser considerato come un fatto positivo, va detto che
i risultati ottenuti sono stati spesso deludenti rispetto alle
aspettative ed ancor più rispetto alle potenzialità mal fruttate da
alcuni Frati.
Sappiamo
bene che le nostre parole suoneranno dure ad alcuni, ma vanno dette.
Siamo persuasi che le grazie concesse da Dio a quest’Ordine –
soprattutto durante il Pontificato di Benedetto XVI notoriamente
favorevole alle iniziative di ispirazione conservatrice – avrebbero
potuto produrre frutti incredibilmente maggiori, se non si fossero
dovute scontrare con una certa pavidità dinanzi ai Vescovi
diocesani, nei confronti dei quali alcuni Frati hanno usato ed
abusato di una falsa prudenza,
spesso mossa da rispetti umani più che da retta intenzione. Quante
volte – i nostri lettori potranno confermarlo – si è insistito
sull’opportunità di attendere tempi più propizi per celebrare una
Messa tridentina di domenica, anziché confinarla al sabato? Quante
volte l’altare versus populum
ha impiegato mesi per lasciar posto all’altare vero e consacrato
versus Deum, per non
dispiacere a Sua Eccellenza? Quante volte i rapporti di buon vicinato
con gli altri Parroci e le relazioni con il Consiglio Presbiterale
hanno legittimato forme di esagerata enfasi del Concilio, quando
onestà e amore della Verità avrebbero raccomandato di non
menzionarlo, se proprio non si aveva il coraggio di condannarne gli
errori? Quante volte, ci chiediamo, il timore di esser tacciati di
cripto-lefebvriani ha
consigliato alcuni Frati di preferire la comoda strada dello status
quo anziché la difficile via
della proclamazione delle Verità cattoliche e della condanna degli
errori odierni? E ancora: quante volte abbiamo sentito noi stessi un
Frate progressista farsi beffe del Superiore o del Confratello più
conservatore, con la consapevolezza dell’impunità, quasi a
presagire le sedizioni degli ultimi mesi?
Di
sicuro nell’Ordine vi sono moltissimi degni e santi frati, ma tra i
cosiddetti conservatori, sin troppi hanno continuato ad
nauseam ad elogiare il Concilio
e la Messa riformata, quando in virtù del Motu Proprio
avrebbero potuto moltiplicare cento, mille volte le Messe tridentine,
e tacere - se non apertamente condannare - le squallide ambiguità
dell’assise romana e della sua tristissima liturgia. Il paradosso è
che, addirittura nella lettera anonima che denuncia le malversazioni
subite da parte del Commissario Apostolico, si giunge a far
riferimento alla ricchissima liturgia Cattolica, sia del
Novus che del Vetus Ordo. Quale
ricchissima liturgia del Novus Ordo,
di grazia? Come può affermare un’enormità del genere chi celebra
la Messa tridentina, se non per ingraziarsi un ascoltatore in mala
fede?
Avremmo
voluto sentire uno solo di questi Frati dire a chiare parole ciò che
ha detto recentemente don Alberto Secci:
Occorre
che chi ha avuto la grazia di capire, di cogliere questa dicotomia
terribile, decida di fronte a Dio di vivere integralmente il
cattolicesimo secondo la Tradizione. Questo è il punto. [...] In
virtù della celebrazione della Messa in rito antico dei fedeli
rimangono saldi agli insegnamenti e ai principi della Tradizione
della Chiesa; direi io, rimangono Cattolici semplicemente; i fedeli
che hanno subito la rivoluzione, invece, hanno solo una vaga
ispirazione cristiana nel migliore dei casi. […] Per questo, chi ha
avuto la grazia di capire la situazione drammatica, non può
barattare questa coscienza con la tranquillità personale. 2
In
sostanza, crediamo che il grosso equivoco in cui sono incorsi i Frati
dell’Immacolata consista nell’esser stati considerati
tradizionalisti,
mentre nei fatti essi si siano limitati ad un vago conservatorismo,
senza trovare il coraggio di essere coerenti fino in fondo con
quanto, per la formazione ricevuta e le aspettative dei fedeli,
sarebbe stato naturale manifestare senza remore.
Le
accuse di essere cripto-lefebvriani,
di essere contro il Concilio, avrebbero dovuto suonare come una
conferma del fatto che l’opera intrapresa era buona e santa: si
sarebbe dovuto menar vanto di tali accuse, quando chi le formula è
modernista e contro la Tradizione. La certezza di essere sulla strada
giusta viene proprio da queste opposizioni, da queste accuse tanto
generiche quanto pretestuose. Beati voi quando vi
insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di
male contro di voi per causa mia.
E
poi, cos’avrebbe mai fatto di male Mons. Lefebvre? Disobbedire ai
geronti del Concilio e ai loro vergognosi diktat
per difendere l’ortodossia cattolica? Se non ci fosse stato lui,
oggi nessuno di noi avrebbe potuto nemmeno sperare lontanamente un
Motu Proprio. Come si
potrebbe essere favorevoli al Concilio, dopo tutti i disastri ch’esso
ha prodotto e che sono oggi riconosciuti, criticati e discussi anche
da eminenti studiosi, oltreché da Prelati e Cardinali? La differenza
tra questo grande Presule e il Clero conservatore è che il primo,
constatati gli effetti, seppe risalire alle cause; mentre il secondo
ritiene che si debba fingere che il Concilio non abbia nulla a che
vedere con gli amari frutti che ha prodotto; oppure che, pur
essendone causa, non si debba trarne le conseguenze logiche
condannandone i punti in contraddizione con il Magistero cattolico.
Un’assurdità che svela comunque o incapacità di raziocinio o una
vocazione al compromesso. E questo a Dio non piace.
Il
coraggio di Monsignore e la fedeltà dei suoi sacerdoti è l’unico
motivo per cui il Papa ha riconosciuto che la Messa tridentina
non fu mai abolita: eppure all’epoca egli fu perseguitato proprio
perché sosteneva esattamente la stessa cosa, non dimentichiamolo.
Hanno
ragione i detrattori dell’Ordine quando accusano i Frati di essere
cripto-lefebvriani e
contro il Concilio: vi è stato un momento in cui i Francescani
dell’Immacolata stavano capendo il disastro conciliare e
postconciliare, iniziavano a prendere le distanze dal Concilio,
celebravano preferibilmente la Messa cattolica e stavano quasi per
decidersi a metter da parte tutto il ciarpame ideologico
progressista, senza compromessi e senza tentennamenti; forse fu
quello il momento in cui la Provvidenza benedisse maggiormente
l’Ordine con vocazioni, grazie e sostegno dei fedeli. Ma
evidentemente mancò il coraggio. E qualche Frate ha ripetuto,
con don Abbondio: Il coraggio, uno non se lo può dare.
3
Il
monito
Ci
piace a questo punto ricordare un passo dei Promessi sposi
che riteniamo sarebbe da far
mandare a memoria a tutti i chierici dell’orbe cattolico. Si tratta
del colloquio del Cardinal Borromeo con don Abbondio, in cui il
porporato chiede conto al pavido curato della mancata celebrazione
delle nozze di Renzo e Lucia. Don Abbondio tergiversa, parla di tanti
accidenti. A questo punto il
Cardinale gli chiede:
-
Domando, - riprese il cardinale, - se è vero che, prima di tutti
codesti casi, abbiate rifiutato di celebrare il matrimonio, quando
n’eravate richiesto, nel giorno fissato; e il perché.
-
Veramente... se vossignoria illustrissima sapesse... che
intimazioni... che comandi terribili ho avuti di non parlare... - E
restò lì senza concludere, in un cert’atto, da far
rispettosamente intendere che sarebbe indiscrezione il voler saperne
di piú.
-
Ma! - disse il cardinale, con voce e con aria grave fuor del
consueto: - è il vostro vescovo che, per suo dovere e per vostra
giustificazione, vuol saper da voi il perché non abbiate fatto ciò
che, nella via regolare, era obbligo vostro di fare.
-
Monsignore, - disse don Abbondio, facendosi piccino piccino, - non ho
già voluto dire... Ma m’è parso che, essendo cose intralciate,
cose vecchie e senza rimedio, fosse inutile di rimestare... Però,
però, dico... so che vossignoria illustrissima non vuol tradire un
suo povero parroco. Perché vede bene, monsignore; vossignoria
illustrissima non può esser per tutto; e io resto qui esposto...
Però, quando Lei me lo comanda, dirò, dirò tutto.
-
Dite: io non vorrei altro che trovarvi senza colpa.
Allora
don Abbondio si mise a raccontare la dolorosa storia; ma tacque il
nome principale, e vi sostituì: un gran signore; dando così alla
prudenza tutto quel poco che si poteva, in una tale stretta.
-
E non avete avuto altro motivo? - domandò il cardinale, quando don
Abbondio ebbe finito.
-
Ma forse non mi sono spiegato abbastanza, - rispose questo: - sotto
pena della vita, m’hanno intimato di non far quel matrimonio.
-
E vi par codesta una ragion bastante, per lasciar d’adempire un
dovere preciso?
-
Io ho sempre cercato di farlo, il mio dovere, anche con mio grave
incomodo, ma quando si tratta della vita...
-
E quando vi siete presentato alla Chiesa, - disse, con accento ancor
più grave, Federigo, - per addossarvi codesto ministero, v’ha essa
fatto sicurtà della vita? V’ha detto che i doveri annessi al
ministero fossero liberi da ogni ostacolo, immuni da ogni pericolo? O
v’ha detto forse che dove cominciasse il pericolo, ivi cesserebbe
il dovere? O non v’ha espressamente detto il contrario? Non v’ha
avvertito che vi mandava come un agnello tra i lupi? Non sapevate voi
che c’eran de’ violenti, a cui potrebbe dispiacere ciò che a voi
sarebbe comandato? Quello da Cui abbiam la dottrina e l’esempio, ad
imitazione di Cui ci lasciam nominare e ci nominiamo pastori, venendo
in terra a esercitarne l’ufizio, mise forse per condizione d’aver
salva la vita? E per salvarla, per conservarla, dico, qualche giorno
di più sulla terra, a spese della carità e del dovere, c’era
bisogno dell’unzione santa, dell’imposizion delle mani, della
grazia del sacerdozio? Basta il mondo a dar questa virtù, a insegnar
questa dottrina. Che dico? oh vergogna! il mondo stesso la rifiuta:
il mondo fa anch’esso le sue leggi, che prescrivono il male come il
bene; ha il suo vangelo anch’esso, un vangelo di superbia e d’odio;
e non vuol che si dica che l’amore della vita sia una ragione per
trasgredirne i comandamenti. Non lo vuole; ed è ubbidito. E noi! noi
figli e annunziatori della promessa! Che sarebbe la Chiesa, se
codesto vostro linguaggio fosse quello di tutti i vostri confratelli?
Dove sarebbe, se fosse comparsa nel mondo con codeste dottrine?
Don
Abbondio stava a capo basso: il suo spirito si trovava tra quegli
argomenti, come un pulcino negli artigli del falco, che lo tengono
sollevato in una regione sconosciuta, in un’aria che non ha mai
respirata. Vedendo che qualcosa bisognava rispondere, disse, con una
certa sommissione forzata: - monsignore illustrissimo, avrò torto.
Quando la vita non si deve contare, non so cosa mi dire. Ma quando
s’ha che fare con certa gente, con gente che ha la forza, e che non
vuol sentir ragioni, anche a voler fare il bravo, non saprei cosa ci
si potesse guadagnare. È un signore quello, con cui non si può né
vincerla né impattarla.
-
E non sapete voi che il soffrire per la giustizia è il nostro
vincere? E se non sapete questo, che cosa predicate? di che siete
maestro? qual è la buona nuova che annunziate a’ poveri? Chi
pretende da voi che vinciate la forza con la forza? Certo non vi sarà
domandato, un giorno, se abbiate saputo fare stare a dovere i
potenti; che a questo non vi fu dato né missione, né modo. Ma vi
sarà ben domandato se avrete adoprati i mezzi ch’erano in vostra
mano per far ciò che v’era prescritto, anche quando avessero la
temerità di proibirvelo.
"
Anche questi santi son curiosi, - pensava intanto don Abbondio: - in
sostanza, a spremerne il sugo, gli stanno piú a cuore gli amori di
due giovani, che la vita d’un povero sacerdote ". E, in
quant’a lui, si sarebbe volentieri contentato che il discorso
finisse lí; ma vedeva il cardinale, a ogni pausa, restare in atto di
chi aspetti una risposta: una confessione, o un’apologia, qualcosa
in somma.
-
Torno a dire, monsignore, - rispose dunque, - che avrò torto io...
Il coraggio, uno non se lo può dare.
Ecco
la colpa ammessa: pavidità. Una pavidità che ha causato tanti danni
ai buoni. A queste parole il Cardinale replica:
-
E perché dunque, potrei dirvi, vi siete voi impegnato in un
ministero che v’impone di stare in guerra con le passioni del
secolo? Ma come, vi dirò piuttosto, come non pensate che, se in
codesto ministero, comunque vi ci siate messo, v’è necessario il
coraggio, per adempir le vostre obbligazioni, c’è Chi ve lo darà
infallibilmente, quando glielo chiediate? Credete voi che tutti que’
milioni di martiri avessero naturalmente coraggio? che non facessero
naturalmente nessun conto della vita? tanti giovinetti che
cominciavano a gustarla, tanti vecchi avvezzi a rammaricarsi che
fosse già vicina a finire, tante donzelle, tante spose, tante madri?
Tutti hanno avuto coraggio; perché il coraggio era necessario, ed
essi confidavano. Conoscendo la vostra debolezza e i vostri doveri,
avete voi pensato a prepararvi ai passi difficili a cui potevate
trovarvi, a cui vi siete trovato in effetto? Ah! se per tant’anni
d’ufizio pastorale, avete (e come non avreste?) amato il vostro
gregge, se avete riposto in esso il vostro cuore, le vostre cure, le
vostre delizie, il coraggio non doveva mancarvi al bisogno: l’amore
è intrepido. Ebbene, se voi gli amavate, quelli che sono affidati
alle vostre cure spirituali, quelli che voi chiamate figliuoli;
quando vedeste due di loro minacciati insieme con voi, ah certo! come
la debolezza della carne v’ha fatto tremar per voi, così la carità
v’avrà fatto tremar per loro. Vi sarete umiliato di quel primo
timore, perché era un effetto della vostra miseria; avrete implorato
la forza per vincerlo, per discacciarlo, perché era una tentazione:
ma il timor santo e nobile per gli altri, per i vostri figliuoli,
quello l’avrete ascoltato, quello non v’avrà dato pace, quello
v’avrà eccitato, costretto, a pensare, a fare ciò che si potesse,
per riparare al pericolo che lor sovrastava... Cosa v’ha ispirato
il timore, l’amore? Cosa avete fatto per loro? Cosa avete pensato?
E
tacque in atto di chi aspetta.
Tacciamo
anche noi, in atto di chi aspetta. Ma non possiamo esimerci dal
chiederci se questa persecuzione verso i FFI non sia altro che una
punizione celeste per quanti, all’interno di un Ordine tanto
benedetto dal Cielo, ha esitato, temporeggiato anziché
coraggiosamente cogliere le mille occasioni offerte per difendere la
Chiesa senza stare coi piedi in due staffe. A chi è stato dato molto, molto sarà chiesto.
_____________________
1Cfr.
il sito ufficiale della FSSPX
2Cfr.
http://blog.messainlatino.it/2013/12/intervista-don-alberto-secci.html
3Alessandro
Manzoni, I promessi sposi,
cap. XXV
___________________________________________________________________________
....[Tacciamo
anche noi, in atto di chi aspetta. Ma non possiamo esimerci dal
chiederci se questa persecuzione verso i FFI non sia altro che una
punizione celeste per quanti, all’interno di un Ordine tanto
benedetto dal Cielo, ha esitato, temporeggiato anziché
coraggiosamente cogliere le mille occasioni offerte per difendere la
Chiesa senza stare coi piedi in due staffe. A chi è stato dato molto, molto sarà chiesto.]
.... E' PER QUESTI MOTIVI, CHE SI ESORTANO I FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA AD UNIRSI ALLA
Nuova Crociata del Rosario
Il Superiore Generale della Fraternità San Pio X lancia una nuova Crociata del Rosario dal 1 gennaio all’ 8 giugno, festa della Pentecoste, per queste intenzioni:
• Implorare una protezione speciale del Cuore Immacolato di Maria sulle opere della Tradizione;
• Per il ritorno della Tradizione nella Chiesa;
• Per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la consacrazione della Russia.
Invitiamo tutti ad unirsi a questa nuova mobilitazione di preghiera.
• Per il ritorno della Tradizione nella Chiesa;
• Per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la consacrazione della Russia.
lunedì 9 dicembre 2013
Quarta Crociata del Rosario dal 1 gennaio all’8 giugno 2014
Crociata del Rosario
dal 1 gennaio all’8 giugno 2014
Obbiettivo: 5 milioni di rosari
- Per implorare una protezione speciale del Cuore Immacolato di Maria sulle opere della Tradizione;
- Per il ritorno della Tradizione nella Chiesa;
- Per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la consacrazione della Russia.
- Preghiera e penitenza domandati a Fatima;
- Santificazione attraverso il dovere di stato;
- Spirito di sacrificio in unione al Santo Sacrificio della messa.
Lettera agli Amici e Benefattori n°81
Giunti alla fine dell’anno è bene dare un’occhiata agli eventi più importanti della Chiesa e della Fraternità per ricavarne una lezione che ci permetta di contribuire all’avanzamento del regno di Nostro Signore Gesù Cristo.
In questa analisi della situazione presente non dimentichiamo che tutto è nelle mani della Divina Provvidenza che, senza diminuire la libertà degli uomini, dispone infallibilmente tutte le cose perché cooperino al bene di coloro che amano Dio (cfr. Rom. 8, 28). Questo non ci dispensa assolutamente dai nostri doveri, al contrario! «Il Padre mio sarà glorificato se produrrete frutti copiosi » ! (Gv 15, 8)
Mi sembra necessario rievocare le dimissioni di papa Benedetto XVI e l’elezione del suo successore, il papa Francesco. Il sovrano pontefice venuto dall’Argentina si è presentato, fin dai primi giorni, molto diverso da tutti quelli che abbiamo conosciuto fino ad oggi. La recente esortazione apostolica Evangelii Gaudium illustra la difficoltà dell’inquadrare una persona fuori della norma che non esita a formulare ripetutamente delle critiche appassionate sul mondo contemporaneo e la Chiesa moderna. Egli enuncia molti problemi reali ma ci si può domandare se siano efficaci le misure che raccomanda e dubitare sulla loro effettiva realizzazione. Non è facile prendersi cura di un moribondo e certi trattamenti, ancora più rivoluzionari di quelli già impiegati a questo fine, potrebbero addirittura finirlo! Non vi nascondiamo i nostri timori riguardo all’avvenire della Chiesa, da un punto di vista puramente umano. Crediamo fermamente nell’assistenza dello Spirito Santo promessa alla Sposa di Cristo ma sappiamo che ciò non toglie che gli uomini di Chiesa possano perdere le anime e condurle all’inferno.
Non potrei dire, di prima impressione, che i mesi trascorsi del nuovo pontificato abbiano migliorato questa situazione.
Pur conservando la speranza che un giorno avverrà una ripresa in mani autenticamente ispirate da Dio, tuttavia resta la realtà delle sofferenze spirituali della Chiesa militante. Tanti dei suoi membri ignorano perfino il valore della loro vita! San Pio X diceva all’inizio del XX secolo che la causa primaria della perdita delle anime è l’ignoranza religiosa, la mancanza di istruzione nelle verità della fede, che non possono che aggravarsi, sia a causa della diminuzione del numero dei preti, che si fa pesantemente sentire in Europa e altrove, sia a causa dell’istruzione che viene impartita nei seminari. Il cambiamento di Papa non ha modificato per nulla questa situazione disastrosa e la riaffermazione degli sventurati orientamenti del concilio Vaticano II ci fa temere che, poiché le medesime cause producono i medesimi effetti, la situazione globale della Chiesa cattolica resti drammatica e non sia prossima a miglioramenti; non la metteranno certo in sesto le canonizzazioni dei due Papi strettamente legati all’organizzazione e all’applicazione del Vaticano II. Per di più le ultime notizie di decentralizzazione del potere pontificale, di una sua diluizione in un’accresciuta collegialità, applaudite dai peggiori modernisti come Hans Küng, accrescono le nostre apprensioni per l’avvenire.
Al centro delle preoccupazioni il bene della Chiesa tutta intera deve restare caro a tutti i cuori cattolici. Lo sviluppo della nostra Fraternità che vediamo realizzarsi sotto i nostri occhi è motivo di gioia, di ringraziamento ed è anche la prova del fatto che la fedeltà alla fede e alla disciplina tradizionali procura sempre frutti benedetti dalla grazia.
I 43 nuovi seminaristi entrati in ottobre nei nostri seminari dell’emisfero nord e i 210 seminaristi in formazione sono una grande consolazione. Negli Stati Uniti la costruzione di un nuovo seminario in Virginia, più grande e più bello, avanza mese dopo mese. Se tutto va bene, nel 2015 questa casa aprirà i battenti per continuare l’opera di formazione sacerdotale così necessaria, fatta attualmente a Winona nel Minnesota.
Durante questo periodo i nostri sacerdoti percorrono le vie del mondo verso nuovi fedeli che ci conoscono e ci chiamano in aiuto. I sacerdoti che si occupano dell’America Centrale e dell’Africa non sono sufficienti per occuparsi delle nuove missioni che abbiamo aperto in Costa Rica, alle Honduras, in Nicaragua, a San Salvador; in Africa il Ghana, la Tanzania, lo Zambia e l’Uganda ricevono le visite regolari dei nostri missionari ma ciò non è sufficiente per spegnere la sete spirituale di tante e tante anime… Signore, donaci dei sacerdoti!
In un mondo sempre più ostile all’osservanza dei comandamenti di Dio noi dobbiamo davvero preoccuparci di formare delle anime ben temprate, che abbiano a cuore la loro santificazione. Questo ci spinge ad occuparci attentamente delle scuole e del loro sviluppo. In queste opere di formazione investiamo la maggior parte delle nostre energie e risorse, umane e materiali: in tutto il mondo sono più di un centinaio le scuole dove sacerdoti e religiosi si dedicano al magnifico compito dell’educazione e dell’insegnamento.
Coscienti che la cura per la salute di un’anima inizia fin dalla culla, lottiamo con tutte le nostre forza affinché si conservi il tesoro del focolare cristiano, focolare di santità in mezzo ad un mondo decadente che non può far altro che condurre le anime all’inferno. Comprendiamo e sosteniamo la preoccupazione dei padri e delle madri di famiglia che hanno compreso che la salute delle anime dei loro figli non ha prezzo. Sì, bisogna essere pronti a sacrificare tutti i beni temporali, perfino a donare la propria vita, pur di assicurare l’eternità beata ad un’anima.
Sappiamo che c’è qualcosa di sovrumano in ciò che si domanda ad un cristiano al giorno d’oggi. Il sostegno tradizionale che si poteva trovare nel passato nell’organizzazione cristiana della società temporale è ormai inesistente. Dappertutto si vede infrangersi un’ondata di errori nel terreno della fede – fino all’eresia – un rilassamento morale – in particolare nell’abbandono delle leggi del matrimonio e della famiglia – assedio senza precedenti alla vita cristiana. La nuova liturgia lascia molte anime esangui… Jerusalem desolata est! Anche qui le opere della Fraternità appaiono come oasi nel deserto, come isole in mezzo ad un mare ostile.
In un tale contesto drammatico, ci sembra estremamente necessario lanciare una nuova Crociata del Rosario, nel medesimo spirito delle precedenti, tenendo presenti le domande e le promesse del Cuore Immacolato di Maria come furono espresse a Fatima, ma concentrandosi questa volta sul suo carattere universale. Dobbiamo mettere tutto il cuore, tutta l’anima in questa nuova crociata: non accontentarci della recitazione quotidiana del Rosario, ma aggiungere con scrupolo il secondo punto domandato da Nostra Signora, la penitenza. Preghiera e penitenza. Penitenza, intesa certo come l’accettazione di certe rinunce, ma soprattutto come la realizzazione fedelissima del nostro dovere di stato.
Perciò questa quarta crociata si appoggerà su quella voluta da Monsignor Lefebvre nel 1979. Una crociata incentrata sulla santa Messa che è la fonte di tutte le grazie, di tutte le virtù. Nel sermone del suo giubileo sacerdotale, a Parigi, ci chiamava con forza ad una tripla crociata: crociata dei giovani, crociata delle famiglie, crociata dei capifamiglia per la civiltà cristiana.
Il nostro venerato fondatore ha dichiarato: «Penso di poter dire che dobbiamo fare una crociata, che trova il suo punto d’appoggio nel Santo Sacrificio della Messa, nel Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, in questa roccia invincibile e su questa fonte inesauribile di grazie che è il Santo Sacrificio dell’altare. (…) Dobbiamo fare una crociata che si basi su questa precisa nozione di sacrificio, per ricreare la cristianità, rifare una cristianità tale quale la Chiesa la desidera e l’ha sempre realizzata con gli stessi principi, lo stesso Sacrificio della Messa, gli stessi sacramenti, lo stesso catechismo, la stessa Sacra Scrittura. Noi dobbiamo ricreare questa cristianità, voi, carissimi fratelli, siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo, a voi nostro Signore ha detto: “Non perdete il frutto del mio Sangue, non abbandonate il mio Calvario, non abbandonate il mio sacrificio”. E ve lo dice anche la Vergine Maria, che è ai piedi della croce. Ha il cuore trapassato, pieno di sofferenze e di dolori, ma felice di unirsi al Sacrificio del suo Divin Figlio e vi dice: “Siate cristiani, siate cattolici!” ».
Mons Lefebvre ha definito il ruolo che ciascuno – giovani, famiglie, capifamiglia – deve ricoprire in questa crociata:
«Se noi vogliamo andare in cielo, dobbiamo seguire Nostro Signore Gesù Cristo, portare la nostra croce, imitarlo nella sua croce, nella sua sofferenza, nel suo sacrificio. Allora, io domando ai giovani, ai giovani che sono qui, in questa sala, di chiedere ai sacerdoti di spiegare loro queste cose così belle, così grandi, di modo che scelgano la loro vocazione e, che in tutte le vocazioni che possono scegliere, siano sacerdoti, religiosi, religiose, sposati, abbracciano la Croce di Nostro Signore. Se essi cercano di formare una famiglia con il sacramento del matrimonio e dunque nella Croce di Gesù Cristo e nel sangue di Gesù Cristo, sposati nella grazia di Nostro Signore Gesù Cristo, che essi comprendano la grandezza di questo stato e che vi si preparino degnamente attraverso la purezza, la castità, la preghiera, attraverso la riflessione. Che non si lascino trascinare da tutte quelle passioni che agitano il mondo. Crociata di giovani che devono cercare il vero ideale!
«Crociata anche delle famiglie cristiane! Famiglie cristiane che siete qui, consacrate la vostra famiglia al Cuore di Gesù, al Cuore Eucaristico di Gesù, al Cuore Immacolato di Maria. Pregate in famiglia! Oh! Io so che molti tra di voi lo fanno, ma che ce ne siano sempre molti di più che lo fanno con fervore. Che veramente Nostro Signore regni nei vostri focolari! (…)
«Infine, crociata dei capifamiglia. Voi che siete capifamiglia, avete una grave responsabilità nel vostro paese. (…) Voi avete sempre cantato, “Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!”. Che cosa sono queste parole? Delle parole, dei canti? No! Bisogna che siano una realtà. Capifamiglia, voi siete responsabili di questo, per i vostri figli, per le generazioni che verranno. Allora, voi dovrete organizzarvi, riunirvi, accordarvi per arrivare a far si che la Francia [la vostra nazione] ridiventi cristiana, ridiventi cattolica. Questo non è impossibile, o altrimenti bisogna dire che la grazia del Santo Sacrificio della messa non è più la grazia, che Dio non è più Dio, che Nostro Signore Gesù Cristo non è più Nostro Signore Gesù Cristo. Bisogna confidare nella grazia di Nostro Signore, perché Nostro Signore è onnipotente. Io ho visto questa grazia all’opera in Africa, non c’è nessuna ragione perché non sia così sollecita anche qui, nel nostro paese. »
Poi rivolto particolarmente ai suoi sacerdoti, Mons. Lefebvre ha domandato loro: «E voi, cari sacerdoti che mi ascoltate, formate un’unione sacerdotale profonda per diffondere questa crociata, per animare questa crociata affinché Gesù Cristo regni. E per ottenere ciò, voi dovete essere santi, voi dovete ricercare questa santità, mostrare questa santità, questa grazia che agisce nelle vostre anime e nel vostro cuore, questa grazia che voi ricevete dal sacramento dell’Eucaristia e attraverso la santa messa che voi offrite. Voi soli potete offrirla. »
Incoraggiati da queste vibranti parole del nostro fondatore, tutti i membri della fraternità formeranno con voi, cari fedeli, una grande crociata per nostro Signore e il suo regno, per Nostra Signora e il trionfo del suo Cuore Immacolato. Quando il nemico è dichiarato, secondo l’espressione dell’Apocalisse, dobbiamo rispondere ai suoi assalti in modo proporzionato. Dio lo vuole!
Noi vi incoraggiamo dunque ad uno spirito di crociata permanente, sebbene, a causa delle necessità umane, noi faremo iniziare ufficialmente questa nuova crociata del rosario il 1° gennaio 2014 per concluderlo nella festa di Pentecoste (8 giugno 2014), con l’obbiettivo di formare un bouquet di cinque milioni di rosari in riparazione degli oltraggi inflitti all’onore di Nostra Signora, al suo Cuore di Vergine e di Madre di Dio.
Affidiamo alla sua materna bontà le vostre sofferenze e le vostre gioie, le vostre preoccupazioni e le vostre speranze, affinché Ella vi custodisca sempre fedeli alla Chiesa, fino al cielo.
Festa di san Nicola, 6 dicembre 2013
+Bernard FELLAY
Fonte: DICI
Crociata del Rosario
dal 1 gennaio all’8 giugno 2014
Obbiettivo: 5 milioni di rosariPer implorare una protezione speciale del Cuore Immacolato di Maria sulle opere della Tradizione;
Per il ritorno della Tradizione nella Chiesa;
Per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la consacrazione della Russia.
Mezzi:
1. Preghiera e penitenza domandati a Fatima.
2. Santificazione attraverso il dovere di stato;
3. Spirito di sacrificio in unione al Santo Sacrificio della messa.
http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1170:lettera-agli-amici-e-benefattori-n-81&catid=58&Itemid=64
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