"Se vien qualcuno tra voi e non porta questa dottrina non lo ricevete in casa e nemmeno salutatelo "(Giov.IIª, 10). “Se anche un Angelo o noi stessi vi predicassimo un Vangelo diverso da quello che vi è stato tramandato, sia anatema” (Gal., I, 8).
lunedì 15 agosto 2016
lunedì 8 agosto 2016
Mons. Fellay - I [La Fraternità pensa forse di poter tutto salvare? Questo è l’orgoglio che sta sempre prima di cadere. ]
La Fraternità pensa forse di poter
tutto salvare?
Questo è l’orgoglio che sta sempre prima di cadere.
Mons. Fellay - IQuesto è l’orgoglio che sta sempre prima di cadere.
Dopo la riunione del 26-28 giugno, in Svizzera, dei Superiori della FSSPX, il Superiore Generale ha reso noto non solo il Comunicato del 29 giugno, rivolto al pubblico in generale e che abbiamo già esaminato in questi “Commenti” tre settimane fa, ma anche una Dichiarazione, il 28 giugno, rivolta ai membri della FSSPX, cioè primariamente ai sacerdoti della FSSPX. La Dichiarazione, di per sé, è criptica, ma una volta decifrata (con l’aiuto di Don Girouard), essa risulta carica di significato per il futuro della Tradizione cattolica.
Ecco schematicamente i primi sei paragrafi della Dichiarazione, insieme col testo integrale del settimo: -
(1 - 4) La Chiesa e il mondo sono in crisi, perché invece di ruotare intorno alla Croce di Cristo, ruotano intorno all’uomo. La FSSPX si oppone a questa “destrutturazione” della Chiesa e della società umana.
(5) Il rimedio di Dio per questo disordine consistette nell’ispirare un Arcivescovo a fondare una Congregazione cattolica gerarchica centrata intorno al sacramento degli Ordini Sacri – Gesù Cristo, la Sua Croce, la Sua Regalità, il Suo Sacrificio e il Suo Sacerdozio, fonte di ogni ordine e di tutte le grazie, sono ciò che connotano la Fraternità fondata dall’Arcivescovo.
(6) Così la FSSPX non è né conciliare (essa ruota intorno a Cristo) né faziosa (essa è gerarchica).
(7) “È veramente il momento della restaurazione generale della Chiesa? La Divina Provvidenza non abbandona la sua Chiesa il cui capo è il Papa, Vicario di Gesù Cristo. Per questo, un segno incontestabile di questa restaurazione sarà la volontà manifesta del Sommo Pontefice di fornire i mezzi per ristabilire l’ordine del sacerdozio, della Fede, della Tradizione – segno che sarà, per di più, il garante della necessaria unità della famiglia della Tradizione.”
Chiaramente i primi sei punti portano al settimo. E non è irragionevole intendere il settimo nel senso che quando Papa Francesco darà l’approvazione ufficiale alla Fraternità, questa sarà la prova che è finalmente arrivato il momento che tutta la Chiesa cattolica si riprenderà, che saranno restaurati il sacerdozio cattolico, la Fede cattolica e la Tradizione cattolica, e che tutti i tradizionalisti si uniranno alla Fraternità San Pio X sotto il suo Superiore Generale. Mons Fellay sembrerebbe ripetere qui a beneficio di tutti i sacerdoti della Fraternità, la sua costante visione del glorioso ruolo della Fraternità, dal momento che nel corso della riunione svizzera, come si è saputo, almeno alcuni dei Superiori avevano poco prima messo in dubbio che la gloria potesse venire sottoforma di una riunione con la Roma ufficiale. Solo che quei Superiori in disaccordo avevano ragione, perché qui Mons. Fellay sta sognando! Un sogno nobile, ma mortale.
Il sogno è nobile perché è tutto in onore di Nostro Signore Gesù Cristo, della Sua Chiesa, del Suo Sacrificio, di Mons. Lefebvre, del sacerdozio cattolico e così via. Il sogno è mortale perché si muove sul sacerdozio piuttosto che sulla Fede, e mentre accredita correttamente Papa Francesco e i Romani come i detentori dell’Autorità della Chiesa, non tiene conto di quanto essi siano lontani dal detenere la Fede cattolica. Se si può dire che Mons. Lefebvre ha salvato il sacerdozio cattolico e la Messa, per lui erano solo come un mezzo per salvare la Fede. Ricordiamo infatti che la Fede sta al sacerdozio come il fine sta al mezzo, e non viceversa. Cosa sarebbe il sacerdozio senza la Fede? Chi crederebbe nei Sacramenti? Chi avrebbe bisogno di sacerdoti?
E riguardo a questa Fede, il Papa attuale e gli ufficiali romani che imperversano intorno a lui, hanno perso la presa sulla Verità in quanto unica, oggettiva, non contraddittoria ed esclusiva, e con ciò hanno perso la presa sulla vera Fede, per non dire che hanno perso la vera Fede. Ciò significa che se Papa Francesco approvasse davvero ufficialmente la Fraternità, questo non sarebbe in alcun modo un segno che la Fraternità potrebbe restaurare la sanità della Chiesa, quanto piuttosto il fatto che la Chiesa ufficiale assorbirebbe la Fraternità nella sua follia.
Kyrie eleison.
Da: http://www.unavox.it/Documenti/Doc0956_Williamson_06.08.2016.html
domenica 24 luglio 2016
Dichiarazione di Mons. Bernard Fellay ai sacerdoti della FSSPX
In seguito alla riunione dei superiori della Fraternità San Pio X, oltre al comunicato letto
in occasione delle ordinazioni sacerdotali a Ecône, Mons. Bernard
Fellay aveva indirizzato ai sacerdoti, il giorno precedente, una
dichiarazione che DICI pubblica in esclusiva.
Per la gloria di Dio
Per l’onore di Nostro Signore Gesù Cristo
Per la nostra salvezza
Nel presente stato di grave necessità
della Chiesa, il quale le dà il diritto di distribuire i soccorsi
spirituali alle anime che ricorrono a lei, la Fraternità Sacerdotale San
Pio X non ricerca prima di tutto una riconoscenza canonica alla quale
ha diritto, essendo essa cattolica. La soluzione non è semplicemente
giuridica. Essa rileva da una posizione dottrinale che è imperativo
manifestare.
Quando san Pio X condanna il modernismo, riconduce tutta l’argomentazione dell’enciclica Pascendi
a un principio iniziale: l’indipendenza. Ora ecco che ormai il mondo
impiega tutte le sue forze per cambiare l’asse attorno al quale deve
ruotare. È evidente per i cattolici, come anche per quelli che non lo
sono, che la Croce non è più questo asse. Paolo VI l’ha ben indicato, è
l’uomo (Cf.°Discorso di chiusura del concilio Vaticano II, 7 dicembre
1965).
Oggi il mondo ruota intorno a questo
nuovo asse, secondo esso, definitivamente stabilito: la dignità
dell’uomo, la sua coscienza e la sua libertà. L’uomo moderno esiste per
se stesso. L’uomo è il re dell’universo. Ha “detronizzato” il Cristo.
Esalta la sua coscienza autonoma e indipendente fino a dissolvere le
fondamenta della famiglia e del matrimonio.
La fraternità San Pio X si oppone da
sempre a questa impresa di distruzione dell’universo, tanto della
società politica che della Chiesa.
Per rimediare a
questo disordine universale, Dio ha suscitato un uomo, un cristiano, un
sacerdote, un vescovo. E costui cos’ha fatto? Ha fondato una società-
una società gerarchica – di cui il principio e il fine sono precisamente
l’antidoto a questo disordine: il sacramento dell’Ordine. Lo scopo
della Fraternità San Pio X continua a essere non solamente il rimedio
attuale alla crisi, ma anche la salvezza di tutti quelli che vi
cooperano. Essa vuole assolutamente mantenere la rettitudine dottrinale,
teologale e sociale fondata sulla Croce di Gesù Cristo, sulla sua
regalità, sul suo sacrificio, sul suo sacerdozio, principio di ogni
ordine e ogni grazia. Mons. Marcel Lefebvre ha combattuto durante tutta
la sua vita per far trionfare queste verità fondamentali. Noi abbiamo
l’obbligo, in questo momento, di raddoppiare gli sforzi, intensificando
la stessa lotta fondata sugli stessi principi.
Noi non siamo né dei conciliari, che
negano la Croce del Cristo come asse del mondo, né dei faziosi, che
rigettano la natura sociale della Chiesa. Noi siamo una società di
sacerdoti di Gesù Cristo, della Chiesa cattolica.
È veramente il momento della
restaurazione generale della Chiesa? La Divina Provvidenza non abbandona
la sua Chiesa, il cui capo è il Papa, vicario di Gesù Cristo. Per
questo un segno incontestabile di questa restaurazione sarà nella
volontà significata del Sommo Pontefice di donare i mezzi per
ristabilire l’ordine del sacerdozio, della fede e della Tradizione,-
segno che sarà, in più, il garante della necessaria unità della famiglia
della tradizione.
Christus regnat,
Christus imperat,
Amen
+ Bernard Fellay
Anzère, le 28 juin 2016,
in vigilia dei santi apostoli Pietro e Paolo
Anzère, le 28 juin 2016,
in vigilia dei santi apostoli Pietro e Paolo
mercoledì 29 giugno 2016
FSSPX: Comunicato del Superiore Generale, mons. Bernard Fellay
Comunicato del Superiore Generale, mons. Bernard Fellay
Comunicato del Superiore Generale
Lo
scopo della Fraternità Sacerdotale San Pio X è principalmente la
formazione dei sacerdoti, condizione essenziale della rinascita della
Chiesa e della restaurazione della società.
1. Nella grande e dolorosa confusione che regna attualmente nella Chiesa, la proclamazione della dottrina cattolica esige la denuncia degli errori penetrati al suo interno, incoraggiati purtroppo da numerosi pastori, fino al Papa stesso.
2. La Fraternità San Pio X, nell’attuale stato di grave necessità che le conferisce il diritto e il dovere di distribuire gli aiuti spirituali alle anime che ad essa ricorrono, non è alla ricerca di un riconoscimento canonico prima di ogni cosa, riconoscimento al quale essa ha diritto in quanto opera cattolica. Essa ha un solo desiderio: portare fedelmente il lume della Tradizione bimillenaria che indica la sola strada da seguire in quest’epoca di tenebre in cui il culto dell’uomo si sostituisce al culto di Dio, nella società come nella Chiesa.
3. La «restaurazione di ogni cosa in Cristo», voluta da San Pio X seguendo ciò che dice San Paolo (Ef, 1, 10), non potrà realizzarsi senza l’appoggio di un Papa che favorisca concretamente il ritorno alla Santa Tradizione. In attesa di questo giorno benedetto, la Fraternità San Pio X ha l’intenzione di raddoppiare gli sforzi per stabilire e diffondere, con i mezzi che le dà la Divina Provvidenza, il regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo.
4. La Fraternità San Pio X prega e fa penitenza perché il Papa abbia la forza di proclamare integralmente la Fede e la Morale. Così egli affretterà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria che noi invochiamo, nell’approssimarsi del centenario delle apparizioni di Fatima.
Mons. Bernard Fellay
Superiore generale della Fraternità San Pio X
Ecône, 29 giugno 2016
Nella festa dei SS. Ap. Pietro e Paolo
1. Nella grande e dolorosa confusione che regna attualmente nella Chiesa, la proclamazione della dottrina cattolica esige la denuncia degli errori penetrati al suo interno, incoraggiati purtroppo da numerosi pastori, fino al Papa stesso.
2. La Fraternità San Pio X, nell’attuale stato di grave necessità che le conferisce il diritto e il dovere di distribuire gli aiuti spirituali alle anime che ad essa ricorrono, non è alla ricerca di un riconoscimento canonico prima di ogni cosa, riconoscimento al quale essa ha diritto in quanto opera cattolica. Essa ha un solo desiderio: portare fedelmente il lume della Tradizione bimillenaria che indica la sola strada da seguire in quest’epoca di tenebre in cui il culto dell’uomo si sostituisce al culto di Dio, nella società come nella Chiesa.
3. La «restaurazione di ogni cosa in Cristo», voluta da San Pio X seguendo ciò che dice San Paolo (Ef, 1, 10), non potrà realizzarsi senza l’appoggio di un Papa che favorisca concretamente il ritorno alla Santa Tradizione. In attesa di questo giorno benedetto, la Fraternità San Pio X ha l’intenzione di raddoppiare gli sforzi per stabilire e diffondere, con i mezzi che le dà la Divina Provvidenza, il regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo.
4. La Fraternità San Pio X prega e fa penitenza perché il Papa abbia la forza di proclamare integralmente la Fede e la Morale. Così egli affretterà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria che noi invochiamo, nell’approssimarsi del centenario delle apparizioni di Fatima.
Mons. Bernard Fellay
Superiore generale della Fraternità San Pio X
Ecône, 29 giugno 2016
Nella festa dei SS. Ap. Pietro e Paolo
Fonte: DICI
Cliccando QUI si può ascoltare dalla voce del Superiore Generale, la lettura del comunicato nell'originale francese.
tratto da:http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1819:comunicato-del-superiore-generale-mons-bernard-fellay&catid=58&Itemid=64
tratto da:http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1819:comunicato-del-superiore-generale-mons-bernard-fellay&catid=58&Itemid=64
sabato 18 giugno 2016
La battaglia continua: No alla "...piena comunione nell'errore"
No alla "...piena comunione nell'errore"
Omelia di mons. Alfonso De Galarreta
Ordinazioni sacerdotali, 3 giugno 2016, Seminario Saint Thomas, Winona (USA)
Oggi è un
giorno pieno di gioia, di una gioia cristiana nobile e profonda. È il
giorno della Festa del Sacro Cuore di Gesù, il nostro ideale
sacerdotale, e noi siamo riuniti intorno all'altare per conferire gli
Ordini sacri del Sacerdozio e del Diaconato.
Sacerdos alter Christus,
il sacerdote è un altro Cristo che, per mezzo del sacramento
dell'Eucaristia, perpetua la presenza e l'azione di Nostro Signore,
Sommo ed Eterno Sacerdote. In quanto sacramento l'Eucaristia perpetua
l'Incarnazione, la presenza di Nostro Signore tra di noi. In quanto
Sacrificio, perpetua la Redenzione, la croce di Nostro Signore.
Il Sacro
Cuore di Gesù è l'oggetto della predicazione e dell'apostolato del
sacerdote. Ma è anche, nello stesso tempo, la forma e il modello della
spiritualità e dell'attività sacerdotale. San Paolo vuole che noi
conosciamo i tesori insondabili della sapienza, della scienza, della
santità e della carità che sono nascosti nel Sacro Cuore di Gesù.
Nostro Signore stesso ci rivela i tesori del suo Cuore sacerdotale allorché dice: «Io sono la via, la verità e la vita»[1]. Non una via, una verità o una vita – ma la via, la verità, la vita.
Sant'Agostino dice che Nostro Signore è la via in quanto uomo, ed è la
verità e la vita in quanto Dio. Per questo Nostro Signore è, ad un
tempo, la patria e la strada verso la patria.
Nostro
Signore è la via dal momento che nessuno può andare al Padre senza
passare per il Cristo. È la via, poiché è il Sommo Sacerdote che
riconcilia gli uomini con Dio. È l'unico mediatore. È la via per mezzo
del suo sacerdozio, della sua regalità e della sua Chiesa, sua unica
Sposa e suo Corpo Mistico. Non c'è altro mezzo per raggiungere Dio.
Nostro
Signore è anche la Verità, la Sapienza incarnata, la Luce senza tenebre,
senza errori né menzogne: «Io sono nato e venuto al mondo per rendere
testimonianza alla verità: chiunque è dalla verità ascolta la mia voce»[2]. Nostro Signore è morto sulla croce per rendere testimonianza a questa verità. Egli è la fonte di ogni verità.
Egli è
anche la Vita, Resurrezione e Vita: «Sono venuto affinché [le mie
pecorelle] abbiano la vita, e l'abbiano più abbondantemente»[3].
Nostro Signore è la vita soprannaturale delle anime per mezzo della sua
grazia, delle sue virtù e della sua santità, per mezzo del suo
sacrificio che è la fonte di tutte le grazie e di ogni santità.
La prova
che il sacerdote è l'apostolo del Cuore di Gesù la troviamo nella
relazione che esiste tra ciò che Nostro Signore c'insegna ed i tre
poteri ricevuti dal sacerdote con l'Ordinazione.
Il sacerdote ha un triplice potere: potestas regendi, potestas docendi, potestas sanctificandi.
Il potere di governare, dirigere le anime nella via che è Nostro
Signore Gesù Cristo. Il potere d'insegnare la verità, la verità
integrale e soprannaturale. Il potere di comunicare la grazia alle anime
e di santificarle in Nostro Signore Gesù Cristo, il potere di offrire
il Santo Sacrificio della Messa.
Contemplando
questi tre poteri e la loro relazione ai tesori del Sacro Cuore, noi
troviamo la prova che la soluzione all'attuale crisi della Chiesa
risiede nel sacerdozio cattolico, nella sua santità e nella sua fedeltà.
Lo spirito liberale e modernista penetrato nella Chiesa si oppone a Nostro Signore e alla sua azione.
Nostro
Signore è la Via, ma la libertà religiosa dissolve la Regalità sociale
di Cristo. La Chiesa è l'unica via di salvezza, ma lo spirito modernista
relativizza e porta all'indifferentismo religioso.
La
situazione nella Chiesa è chiara: abbiamo a che fare con un relativismo
dottrinale e dogmatico, che a sua volta porta ad un relativismo morale e
che conduce infine all'accettazione e alla promozione del peccato,
dello scandalo.
Un
esempio chiaro di questa situazione è la questione della comunione ai
divorziati “risposati”. Vi è nella Chiesa un nuovo atteggiamento nei
confronti di queste unioni “di fatto”, anche a quelle contro natura. È
una situazione inconcepibile, direttamente opposta a Nostro Signore che è
la Vita, la Verità, la Via.
Se le
autorità ecclesiastiche sono arrivate a chiamare bene un tale male, è
perché esse hanno incominciato a chiamare verità l'errore. Tutto è
legato: tra tutte le cose vi è una coerenza, una logica, un vincolo di
causalità.
Nostro Signore ci ha insegnato che si riconosce l'albero dai suoi frutti, e che il buon albero produce frutti buoni[4].
Quindi, se il frutto è amaro, corrotto, se vi è un'incitazione al
peccato, allora di certo viene da un albero cattivo. E se l'albero è
cattivo è perché il seme era cattivo.
Il
problema che noi conosciamo oggi nella Chiesa non è solo nelle
conseguenze; tutto l'insieme del periodo postconciliare è un albero
cattivo, ma è contenuto tutto intero, in potenza, nel suo seme, il Concilio Vaticano II.
Se oggi
ci troviamo davanti allo scandalo della comunione dei divorziati
“risposati”, è a causa della legislazione e della pratica postconciliari
che hanno permesso l'inversione dei fini del matrimonio, indebolita
l'indissolubilità e introdotto il personalismo, inventando un nuovo bene
del matrimonio: il bene personale degli sposi.
Tutte queste dottrine che, da anni, sono entrate nella Chiesa, sono contenute nel Concilio, nel documento Gaudium et Spes,
che stabilisce questi princìpi. E quando il Papa attuale permette tutte
queste cose, non si può che constatare lo sviluppo omogeneo
dell'errore.
Nello
stesso tempo ci stupiamo che non vi sia una reazione generale nella
Chiesa davanti a queste misure, che non vi siano dei gruppi di vescovi o
cardinali che si oppongano pubblicamente a questo scandalo. Questo
dimostra la gravità del modernismo che prima di tutto disarma, poi fa
scomparire gli anticorpi.
Benché vi
sia qualche miglioramento, una certa dissoluzione di questo spirito
modernista, nei nostri confronti è sempre la stessa cosa: per essere
riconosciuti, dobbiamo accettare le novità conciliari.
Non tanto
tempo fa, Papa Francesco si è sentito in dovere di correggere le parole
di mons. Pozzo, precisando che il riconoscimento della Fraternità San
Pio X sarebbe possibile, ma solo previo riconoscimento del concilio
Vaticano II, poiché «ha il suo valore»[5].
Il superiore gerarchico di mons. Pozzo, il Card. Müller, spiega[6]
che per essere cattolici bisogna accettare il Papa e il Concilio, e che
la libertà religiosa, l'ecumenismo, ecc., sono elementi della dottrina
comune, cioè hanno attinenza con la fede. Fa un paragone con la
Resurrezione di Nostro Signore, che è una verità di fede, ma che non è
mai stata esplicitamente definita. Di là conclude che il riconoscimento
del Concilio non è irragionevole e non dovrebbe essere un ostacolo
insormontabile per la Fraternità San Pio X. Di fatto, un tale
riconoscimento è proprio ciò che ci condurrà alla «piena comunione», una
comunione nell'errore. È chiaro dunque che la condizione è
l'accettazione del Concilio e delle riforme postconciliari.
È quindi
ugualmente chiaro che la battaglia continua. Come ha detto il nostro
Superiore generale, mons. Fellay, se dobbiamo scegliere tra la fede e un
compromesso, la scelta è già fatta: non ci sarà compromesso![7]

Di certo
Dio può cambiare le circostanze e metterci in una situazione diversa.
Tale è la nostra ferma speranza. Ma la realtà attuale è quella che è.
Infine il
Sacro Cuore di Gesù è anche, essenzialmente, il Cuore del Redentore, un
cuore di riparazione. Santa Margherita Maria dice che Nostro Signore le
ha manifestato che vi sono due santità, la santità dell'amore e la
santità della giustizia, ed entrambe sono esigenti, strette, ognuna a
modo suo.
Vi è una
duplice riparazione, una alla giustizia e una alla carità, ed il
sacerdote deve offrire se stesso con Nostro Signore per la redenzione
degli uomini ed in riparazione. Gesù stesso ha dato ai sui Apostoli
questa regola d'oro, dicendo: «Per essi io santifico me stesso, affinché
anch'essi siano santificati nella verità»[8].
Tale deve
essere il nostro atteggiamento verso coloro che sono membri della
famiglia della Chiesa, le autorità. Qui sta la soluzione degli errori e
delle debolezze che noi denunciamo. La soluzione sta nella nostra vera
identificazione al Cuore sacerdotale di Gesù.
Come dice
san Giovanni, noi dobbiamo credere nell'amore, nell'amore di Nostro
Signore, dobbiamo confidare nell'aiuto potente della Sua grazia.
Dobbiamo rispondere all'amore con l'amore, al dono con il nostro proprio
dono, al sacrificio con il nostro sacrificio. Questa è la via della
redenzione e della restaurazione.
Andiamo
al Cuore Immacolato di Maria, al cuore di una madre, pieno di amore, di
bontà, di misericordia, di costanza, di pazienza, come può esserlo il
cuore di una madre. Il suo cuore è la via più sicura, più perfetta e più
breve per andare al Sacro Cuore di Gesù.
Fonte: DICI

[1] Gv 14, 6.
[2] Gv 18, 37.
[3] Gv 10, 10.
[4] Cfr. Mt 7, 16-17
[5] Intervista di Papa Francesco al giornale La Croix del 16 maggio 2016: «D: Sarebbe pronto ad accordare loro [ai membri della FSSPX] uno statuto di prelatura personale? Papa Francesco: Sarebbe una soluzione possibile, ma prima bisogna stabilire un accordo fondamentale con loro. Il Concilio Vaticano II ha il suo valore. Si va avanti lentamente, con pazienza».
[6] Cfr. intervista del Card. Müller in Herder Korrespondenz del giugno 2016, ripresa dal sito austriaco Kathpress il 24 maggio, citata da Edward Pentin ne il National Catholic Register dello stesso giorno: «[...] Il Cardinale Müller, che insiste chiaramente più del Santo Padre perché la FSSPX aderisca all’insegnamento del Concilio, ha dichiarato a Herder Korrespondenz che non si può trattare il Concilio come «una semplice disquisizione pastorale» semplicemente perché non ha adottato dei dogmi obbliganti. Il Prefetto della CDF ha detto che nessun papa ha mai proclamato la resurrezione di Cristo come un dogma ex cathedra, e tuttavia questa «appartiene al centro della fede, ne è il fondamento». «Le dichiarazioni chiave, anche se non sono annunciate ex cathedra, sono tuttavia essenziali per noi cattolici», ha detto, aggiungendo che «non è accettabile prenderne alcune e rigettare le altre». Secondo il resoconto del Kathpress, Il Cardinale Müller ha anche dichiarato nell’intervista che non serve essere affascinati da ogni omelia di un vescovo o di un papa. È necessario che si accetti solo il magistero, che è una dichiarazione di fede.
«La libertà religiosa come diritto umano fondamentale e la libertà di proteggere la religione che riguarda la rivelazione soprannaturale in Gesù Cristo, sono riconosciute da ogni cattolico senza riserve», ha detto riferendosi alle relative dichiarazioni del Concilio.
Il riconoscimento del concilio Vaticano II «non è un ostacolo irragionevolmente alto» da superare, ha detto, e ha aggiunto che si tratta piuttosto dell’«adeguato rimedio per entrare in piena comunione con il Papa e con i vescovi in comunione con lui».
[7] Intervista di mons. Fellay al National Catholic Register del 26 maggio 2016: «Non cerco tale regolarizzazione canonica come un assoluto. Per me, è chiaro, ne abbiamo il diritto, ma non faremo compromessi né nuoceremo alla fede e alla disciplina della Chiesa per averla. Consideriamo una ingiustizia il fatto che non ci sia concessa, e manteniamo il nostro punto di vista, è tutto. E trovandoci davanti alla scelta di conservare la fede o fare un compromesso, è chiaro: non faremo un compromesso!».
[8] Gv 17, 19.
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